Muscari “anche” in Italia

Continuo a scrivere il libro delle bulbose e così a loro in questo periodo va quasi tutta la mia attenzione. Di tanto in tanto mi servo di internet per controllare dati, e mai una volta che ci sia un sito italiano che mi soccorra con una notizia diversa, una specie mai sentita nominare, una storia nuova. L’unico puntuale e ricco, anche se parecchio asciutto e farragginoso, è http://www.florianabulbose.it con i suoi satelliti (ma, dico io, non era meno farraginoso farne un sito solo ben articolato?). Altri invece dicono cose stupide del tipo “Molte specie di muscari si propagano spontaneamente e sono ormai diffuse anche in tutta Italia.” Questo cliccando alla voce enciclopedia/liliacee sul sito http://www.leserre.it. Forse bisognerebbe dire a questi signori due o tre cose. La prima è che le piante vivevano negli ambienti naturali prima di entrare nei giardini, di rado è successo viceversa. Che so: Erigeron karvinskianus, che fiorisce tutto l’anno con le sue margheritine sui muri assolati della mia valle alpina, sembra spontaneo, invece è naturalizzato: è una specie subtropicale nordamericana sfuggita ai giardini. E così una piaga come Polygonum japonicum (= Reynoutria japonica), che sembrava una pianta interessante dell’Estremo Oriente da adottare come tante altre per far belli i nostri giardini e adesso infesta ogni angolo libero di margini di strada e incolti, almeno dalle mie parti, provocando seri problemi all’ambiente naturale. Comunque in genere avviene il contrario: qualcuno nota una pianta in natura, ne apprezza le peculiarità, decide di selezionare e valorizzare caratteri esteticamente gratificanti e da quel momento avviene il passaggio dalla natura ai giardini.
La seconda considerazione consiglia a chiunque scriva di piante, e voglia sapere se si tratta di specie provenienti dal patrimonio floristico italiano, di consultare il Pignatti (Flora d’Italia, 3 volumi, Edagricole 1982). Che classifica sette specie, di cui una (Muscari lafarinae) endemica della Sicilia presso Palermo, un’altra centro mediterranea presente solo in Sicilia e in provincia di Catanzaro (Muscari parviflorus). Un’altra ancora, Muscari kerneri, presente su rupi e pascoli aridi del Veneto e del Mantovano, è una rarissima specie di provenienza illirica. L’elenco dei muscari della flora italiana comprende poi M. commutatum e M. neglectum, comune il primo e raro il secondo al Centro-Sud, e infine due specie poi divenute popolari nei giardini: Muscari atlanticum e Muscari botryoides. A questi si potrebbe aggiungere il lampascione o giacinto del pennacchio, in quanto affine e ancora conosciuto come Muscari comosum, sebbene il nome botanico sia diventato Leopoldia comosa. Il nome, dice il Pignatti in una nota, è un omaggio al granduca di Toscana Leopoldo II (1797-1870), protettore delle Scienze e fondatore dell’Herbarium Centrale Italicum. Non sono riuscita a trovare notizie più approfondite in merito, solo che lasciò svolgere il congresso degli scienziati italiani nonostante il parere sfavorevole degli Austriaci e dello Stato Pontificio. Anzi, ora ricordo un particolare che non porta certo onore a questo Asburgo-Lorena: fece distruggere i labirinti del giardino di Boboli per creare un grande viale carrozzabile. In confronto i Savoia, che a Boboli trasferirono azalee a volontà, sono da ritenere benemeriti protettori dei giardini.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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