Villa Gregoriana a Tivoli

Non ne sapevo niente e c’è voluta la presentazione alla mostra di Masino dei giorni scorsi perché mi venisse voglia di andare a vedere Villa Gregoriana, uno dei tre gioielli di Tivoli, insieme a quei capolavori che conosco, Villa  d’Este e Villa Adriana.
Introduce Paolo Pejrone con la testimonianza personale: “Io sono arrivato a vederla quando il FAI stava decidendo se prendere la villa a carico dal Demanio o non prenderla”. Non solo per l’impegno davvero gravoso (si racconta che per il restauro naturalistico dello scosceso giardino su oltre 100 m di dislivello è stato necessario farsi strada con il machete e portar via, senza possibilità di uso di mezzi meccanici e a motore, 350 tonnellate di vegetazione e 1.200 tonnellate di sassi e terra), ma anche perché, come ha raccontato il conservatore durante la conferenza, “la villa in stile sublime romantico è un’alternanza di bello e di orrido”.
Protagonista centrale di questo ennesimo recupero eccellente su suolo italiano il fiume Aniene con le sue intemperanze; coprotagonista l’acropoli romana che sorgeva sul sito insieme alla villa di Manlio Volpisco, distrutta nel 106 d. C. da una delle piene dell’Aniene che nel corso degli ultimi duemila anni hanno devastato il luogo e la città di Tivoli. Una delle ultime, nel 1826, indusse papa Gregorio XVI a deviare e canalizzare in una galleria sotto il monte Catillo le acque del fiume, a far costruire un ponte sul vecchio alveo ridotto a cassa di espansione in caso di piene e, infine, a costruire per sé la villa che porta il suo nome, mentre le rovine dell’antica villa romana divennero abbellimento del giardino, che contiene oltre 3.000 piante. Le opere ingegneristiche, racconta il conservatore, furono portate avanti da questo papa reazionario “perché le piene dell’Aniene avevano messo in ginocchio l’economia pontificia”. In venticinque concorrono con altrettanti progetti, vince Clemente Folchi con quello più dispendioso, ma risolutivo.
Villa Gregoriana è stata restaurata e aperta al pubblico nel maggio 2005 e, anche se attualmente è meno di un terzo di ciò che era quasi due secoli fa, è un recupero da ricordare. Dice ancora Pejrone: “Durante il sopralluogo del 24 novembre 2002 ci volle una squadra di battitori per aprire un varco. Trovammo un incredibile campionario di auto ed elettrodomestici dismessi, a partire dagli anni Cinquanta e un immenso lavoro di messa in sicurezza che bisognava fare.” Adesso invece, dopo lavori per 4,5 milioni di euro, è visitabile, ogni giorno esclusi i lunedì non festivi e i mesi di dicembre, gennaio e febbraio. Esaustive le informazioni sul sito www.villagregoriana.it

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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