Il roseto di Monza

Nei prossimi lavori avrò bisogno di molte foto di rose, così questo mese dedico tempo a fotografarne, ovunque ce ne siano e abbiano la cartellinatura credibile. In Italia spesso non c’è, e quando c’è a volte non è in ordine; non tanto per ignoranza di chi è preposto alla determinazione delle piante, quanto per i gesti vandalici considerati “scherzi” da chi li compie. Quando si tratta di un solo genere vegetale, il problema è ingigantito: se c’è una rosa qui e un Delphinium là con i cartellini scambiati, uno si accorge che qualcosa non funziona e, anche se non sa riconoscere le specie, ci sono i generi vegetali che fanno da discriminante. Ma quando sono tutte rose, magari di varietà non così popolari da essere riconoscibilissime, è facile segnarsi il nome sbagliato. Un buon modo di mantenere fisso un riferimento, al roseto di Monza è stato creare cartelli cumulativi di un settore: a meno di imbrattature, i nomi sono sempre leggibili e non si possono spostare dalla posizione in cui si trovano, scritti come sono in mezzo agli altri.
Il roseto voluto da Niso Fumagalli, presidente della Candy che si adoperò perché anche in Italia ci fosse un roseto all’altezza di quelli europei sede di concorsi, ha la sua prestigiosa sede al parco di Monza, nell’area prospicente la facciata della reggia del Piermarini, e questo aggiunge effetto all’effetto delle fioriture. Le cure sono buone, la resa delle varietà di carattere anche, mentre altre, con questi giorni di pioggia, mostrano il loro tallone d’Achille, ammalandosi di ogni crittogama che passi da quelle parti. Nonostante il cattivo tempo, dicevo, un bell’ordine e tante aspettative in vista del concorso internazionale. E anche il sito dell’Associazione Italiana della Rosa (www.airosa.it) che ha sede in questo roseto, è pulito e in ordine, senza fronzoli. Cliccando poi su “Roseto” si possono ottenere informazioni su ogni varietà, sul suo ottenitore e l’anno in cui è stata in concorso. Forse perché la giornata era grigia (in questo perfetta per fare foto), sono stata colpita soprattutto dalle varietà con fiori da bianco a rosa tenue ad arancio, insomma colori luminosi che non reggono la luce diretta del sole e invece in queste giornate uggiose sono come tanti soli gentili e carezzevoli.
rosa-safrano-tea-1839rosa-sally-holmesrosa-charles-darwin-austin-2001rosa-crepuscule-noisette-delbard-1904rosa-the-observer-1990rosa-sconosciutarosa-just-joey-1972  Bella la rosa ‘Safrano’, tea del 1839 a fioritura precoce e molto rifiorente, ma sensibile al vento e alle intemperie, con un’eleganza d’altri tempi, comunque per nulla ottocentesca; magnifiche le tonalità cangianti della rosa ‘Sally Holmes’, che mi piace sempre ma in quest’occasione più del solito: l’arbusto, a iniziofioritura, era tutto un rincorrersi di bianchi, beige, rosa cipria, con la punteggiatura salmone dei boccioli. Più o meno ciò che succede alla rosa ‘Charles Darwin’ di Austin del 2001, che però non riesce a schiarire più di un giallino-beige inconsistente (o così pare a me, che adoro le rose bianche e solo in situazioni come questa riesco a convertire i miei occhi ad un altro colore). Fantastica anche la rosa ‘Crepuscule’, una Noisette rampicante di Delbard datata 1904 che non avevo mai visto o mai notato. Ha un colore arancio albicocca, ma quando i petali esterni cominciano a invecchiare, scolorano prima in un giallo ocra chiaro, poi in un bianco-beige, mentre il cuore un po’ quartato e i boccioli perfetti mantengono la loro tonalità intensa. Più solida, ma in tonalità contigue su una pianta vigorosa, la rosa ‘Just Joey’, bellezza del 1972 alla quale le gocce di pioggia e il profumo regalavano un che di struggente. E’ stata creata da Cants of Colchester e pare che abbia una rifiorenza eccellente, non tema le malattie e viva bene anche in vaso. Interessante anche la rosa ‘The Observer’ ibrido di Fryer del 1990, un bel bocciolo altero, ma i fiori da vecchi sono proprio dimessi, sgualciti e con colori volgari. Fryer è lo stesso ibridatore di ‘Sally Holmes’, mi chiedo come abbia potuto mettere sul mercato rose tanto distanti. La più imperiosa di tutte, non ha nome. ‘Sconosciuta’ c’è scritto sul cartello e io con questo nome ho archiviato la foto, e deve essere un rosaio moderno vecchio assai, con un grosso tronco che regge una vegetazione sanissima e enormi fiori dal bocciolo perfetto, d’un arancione accecante e con venature evidenti rosse. Proprio l’imperiosità del fiore sulla facciata grigia del Palazzo mi sembra sintesi del luogo e dei suoi trascorsi.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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