Esiste un orto botanico a Montemarcello?

Siamo in quattro amici a fare il week-end, non siamo mai stati in questo borgo delizioso, su un cocuzzolo nel comune di Amelia di cui è frazione. Arrivando ci sono ovunque frecce che indicano l’orto botanico di Montemarcello, ovvio che questo diventi una delle prime mete. Ma dell’orto botanico non c’è traccia. Le frecce si interrompono improvvisamente, chiediamo per strada e nessuno sa dire: “Forse è in direzione di Lerici, chiedete nel borgo giù in basso”. Vaghiamo per metà mattinata, chi sa dà indicazioni approssimative, chi ha sentito dire ride, affermando che è probabile esista solo sulla carta.

Due escursionisti che sembrano conoscere bene il territorio ci dicono che è più facile arrivare in macchina un po’ più in alto, ma che là la macchina è prudente non parcheggiarla se non vogliamo ritorsioni (e siamo in Liguria, sul confine tra Liguria  e Toscana), ma se ci va di fare due passi attraverso il bosco ci arriviamo anche dal punto in cui ci troviamo. “Non sappiamo se ci sono indicazioni – dicono – ma la strada nel bosco è una sola. Dopo tanto camminare, però, potreste trovare tutto sbarrato, noi non l’abbiamo mai visto aperto”. Camminiamo in un bosco che è una gioia, fresco e profumato di pini d’Aleppo (Pinus halepensis), quando fuori cominciano ad esserci 30 gradi e l’odore dell’aria è quello acre del Mediterraneo in estate. parco-montemarcello_bossoliCammina e parco-montemarcello-gabbie-cinghialicammina, ci inerpichiamo su per un colle boscoso ma dopo oltre un’ora non si arriva da nessuna parte, le bellezze del bosco sono rese inquietanti da bossoli di fucile ovunque (non mi era mai successo di vederne tanti, una frequenza da guerra in corso), cartacce, bottiglie di plastica appese ai rami, radure che ospitano gli avanzi di trappole per cinghiali, o almeno così a noi sembra, come la recinzione fitta che chiude tutto un settore e corre lungo il sentiero. Qui e là trabattelli alti trenta metri, tanto quanto gli alberi più alti; uno di noi suppone che siano per il conteggio degli uccelli: quel bosco è nel Parco di Montemarcello o, chissà, magari “è” il parco di Montemarcello. Non una parola sulla flora spontanea, o un invito ad ascoltare il canto degli uccelli per riconoscerli, niente di niente. Sicché decidiamo, ormai s’è fatto mezzogiorno, di tornare indietro: all’imbocco del sentiero abbiamo chiesto indicazioni in un ristorante ad un signore scettico, magari potremmo prendere lì un bicchiere di vino bianco fresco avvertendolo che aveva ragione: l’orto botanico è un miraggio per turisti creduloni. Dirà poi un abitante del luogo: “E’ un miraggio come tutte le cose italiane governate dalla politica invece che dal buon senso e dalla voglia di presentare ai turisti il proprio territorio e le sue bellezze. Esistono un parco e un orto botanico perché ci sono politici a cui si vuole dare uno stipendio come presidente, conservatore o chissà che altro…”. montemarcello-_parco_-legno-degradatoPer la cronaca è di difficile accesso anche il sito (www.parcomagra.it) e l’unica informazione dettagliata è che si rosa-sempervirens-parco-montemarcellochiama Parco naturale regionale Montemarcello Magra e si trova tra le colline di spartiacque tra il Golfo della Spezia e la pianura del Magra, su un territorio di 4.320 ettari che interessa ben 18 comuni.
Al pomeriggio facciamo amicizia con un signore del luogo, per di più appartenente alla Pro Loco, che ci propone una piccola passeggiata sino a Punta Corvo. Attraversiamo il centro abitato di Montemarcello e ci inoltriamo nella macchia sino ad un promontorio da cui si domina il mare solcato da mille barche. “Oggi il mare è un’autostrada nei giorni di punta – dice il nuovo amico – ma nei mesi non estivi questo è un luogo privilegiato dal quale affacciarsi sull’infinito”. Un posto davvero splendido, peccato queste scritte sulla costruzione, diciamo noi facendo segno al casotto bianco tempestato maledettamente da scritte. Ci sono scritte che trovo adorabili e altre, punta-corvo-speziacome queste, che sono isterica rappresentazione di un Paese privo di rispetto per la Bellezza. “Per carità – replica l’amico – non parliamo più di questa faccenda. Abbiamo proposto alla Marina Militare, che è proprietaria della costruzione e qui cartello-a-punta-corvo-speziaviene a controllare dall’alto le esercitazioni navali nel golfo, di prenderci a carico noi l’imbiancatura dei muri una volta all’anno, come Pro Loco di Montemarcello. Ma non c’è stato niente da fare.” Prende respiro e poi aggiunge: “Si vede che per la loro concezione estetica va bene così”. Pace e amen, questa è l’Italia.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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