Martin dei miracoli e la Buga del 1999

Succedono cose strane, da quando esiste internet. Qualcuno si appropria delle mie foto e di un testo che ho scritto per il mensile Gardenia dopo aver visitato la Buga di Magdeburgo (luglio 1999), però cita la fonte e l’autore, qualcuno che mi conosce (e sa che per molto tempo mi sono firmata Giorgina Poglio su quella testata) va a spasso nella rete e trova l’articolo, legge, si incuriosisce e mi telefona. Non ricordo più molto di quel servizio, ma ho ancora presente benissimo il luogo e la sensazione di resurrezione che si respirava. Per i tre giorni in cui mi sono fermata, visitando la Buga insieme a Graziano Rovatti, realizzatore di giardini di Molinella (Bo) e Vladimir Vremec, paesaggista triestino, non ho fatto che stupire e chiedermi: “Perché in Italia no?”. Vremec, che parla tedesco e che usciva in quel periodo da una brutta esperienza come direttore del verde del Comune di Trieste, a questa domanda taceva amareggiato, salvo essere di grande aiuto per raccogliere informazioni e per intervistare alcuni dei protagonisti dell’opera. Ripropongo qui un box di quel servizio e intanto ringrazio Vladimir del contributo che mi offrì in quella occasione.


“Martin Ladewig è il responsabile dei lavori che hanno trasformato l’area degradata di Magbeburgo nell’Elbauenpark e nella Buga ’99. Ingegnere paesaggista quarantenne di Wiesbaden con studio a Taunusstein, è alla terza esperienza del genere. Dice: “Sono molto contento che qualcuno voglia ascoltare la mia opinione: in genere chi deve affrontare e risolvere i problemi quotidiani viene dimenticato”. Sorride e aggiunge: “I giornalisti, si sa, preferiscono intervistare i progettisti. Ma loro non sanno che cosa significhi gestire in pratica un intervento simile”.
In numeri, sono 100 ettari bonificati e rimessi a nuovo e 210 miliardi di lire di investimenti, di cui 65 solo per il verde, gli impianti di irrigazione, le pavimentazioni e i movimenti terra, finanziati per metà dalla Unione Europea, per il 30 per cento dalla Regione e per la parte restante dal Comune. Ladewig, con la collaborazione di dieci persone a lui assegnate, ha compilato il capitolato, ha scelto le maestranze, ha coordinato il lavoro di tutti i settori, ha diviso gli interventi in 100 lotti di valore variabile da 100 milioni a 2 miliardi di lire, ha tenuto in mano la situazione per tre anni con polso di ferro, obbligando tutti i collaboratori a settimanali verifiche sul posto e a riunioni di aggiornamento. Nonostante l’impresa apparisse ciclopica, ha funzionato tutto perfettamente, al punto che dell’esperienza gli rimarrà un ottimo ricordo, soprattutto per l’affiatamento tra progettisti, direttori dei lavori e ditte esecutrici e per la perfetta aderenza tra progetto e realizzazione. Con soddisfazione racconta che, proprio nel giorno dell’intervista, in luglio, il milionesimo visitatore ha superato l’ingresso del “suo” parco: con un simile ritmo, al termine della Buga in ottobre saranno 3 milioni di tedeschi ed europei ad aver scoperto Elbauenpark attraverso questa spettacolare mostra di giardinaggio. Alla domanda su che cosa farà quando la Buga sarà terminata, Martin Ladewig risponde sorridendo che cercherà di ricordare di avere una casa e uno studio altrove, ma si capisce che gli mancherà il senso della scommessa di questa operazione magdeburghese.”

Presto allungatemi un fazzoletto, che incrociando i dati m’è venuto da piangere. Avete presente come è stata gestita la costruzione del giardino della Venaria Reale e con quali risultati?

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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