Una mela al giorno

Sono sicura che una mela al giorno faccia tanto bene da evitare il medico come vuole il detto popolare e come la medicina stessa ha scientificamente stabilito (vedere http://giorgiobertin.wordpress.com/2008/04/08/). Penso anche che, se è una mela spiccata da poco dall’albero, rappresenti una coccola a poco prezzo che tutti dovrebbero fare a se stessi: la dolcezza, il profumo, il colore, la consistenza, di una mela “vera” e non stregata dall’industria come quella di Biancaneve, è una carezza della vita. Pensandola a questo modo, e approfittando di questo autunno che dalle mie parti è straordinariamente generoso di mele, da un mese vivo con casse di pomi rossi, gialli, verdi, rugginosi, lisci bitorzoluti, schiacciati, allungati e sferici che sbucano da ogni angolo di casa, a partire dal portico d’ingresso, dove le ultime “acquisizioni” (le mele che mio marito, tornando a sera dalle sue campagne e contando sulla mia curiosità, raccoglie sotto gli alberi della valle colpevolmente lasciati all’abbandono) si asciugano al sole svogliato di questo scorcio di stagione prima di finire in fruttaia, alla cucina, dove diventano composte, torte, mele al forno, tisane sino all’ultimo piano di casa dove, nel mio studio, quelle che non conoscevo ancora vengono fotografate e poi rimangono lì a fare profumo e allegria. Fotografo soprattutto le mele che non conosco e che spero prima o poi di far vedere a chi se ne intende di pomologia.

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Per quanto mi riguarda, sono in grado di distinguere dall’aspetto e dal sapore una ventina di varietà o poco più. E invece il bouquet è assai più vasto, parecchie centinaia di varietà (come racconta il mio archivio fotografico, rimpinguato ad ogni arrivo d’autunno nelle mostre pomologiche e nei vivai specializzati). Ciò che mi pare strano è che l’attenzione a questo patrimonio varietale, in massima parte italiano o importato avventurosamente nei secoli passati da Francia, Inghilterra e Germania, non sia valorizzato a sufficienza. Sul territorio, più al Nord che al Sud, ci sono alcuni vivai che si occupano del recupero di varietà locali e soprattutto, nel silenzio del monastero benedettino dei SS Pietro e Paolo a Germagno, poco sopra a Omegna (lago d’Orta), c’è fratel Claudio Soldavini. Anni fa sono andata a trovarlo per la rubrica “Protagonisti” che tenevo sul mensile Gardenia e sono rimasta stupita per come un giovane vivace e colto, ora credo trentacinquenne, abbia scelto di far propria la regola benedettina dell’ora et labora e, nel silenzio e nella solitudine, abbia deciso di dedicarsi alla vita contemplativa, alla coltivazione della terra attorno al monastero e agli studi pomologici, che non avrebbe mai potuto far conoscere se non esistessero i computer. Sapendoli invece usare a ragion veduta, fratel Claudio, che da qui saluto con affetto e riconoscenza, dalla sua cella cataloga e aggiorna un sito molto interessante, che raccoglie il contributo di ricercatori privati e istituzionali e di scienziati che credono come lui nella necessità di catalogare il germoplasma degli alberi da frutto italiani. Per raggiungere lui, il suo lavoro e i principali vivai frutticoli di frutti antichi: http://www.pomologia.it e, se avete tante mele e la possibilità di torchiarle per il succo, cliccate su “tradizioni” per sapere come ottenere un ottimo sidro.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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