Questo Natale non molto, ma con molto amore

Ecco qua, anche Natale e il suo strascico festivo di Santo Stefano se ne sono andati. A mio parere meglio del solito perché, in generale, c’è stato un ridimensionamento delle aspettative consumistiche e dei luoghi comuni di ricorrenza (non una stella di Natale in giro, dico non una). Evviva, non tutti i mali vengono per nuocere: le borse scendono in picchiata e forse i rapporti umani salgono proporzionalmente, qualche luminaria in meno per le strade e qualche saggezza in più nelle case, evitato qualche regalino da dimenticare subito (con la tragedia del “cosa me ne faccio, ma come gli è venuto in mente di regalarlo proprio a me, dove lo metto?”) e aggiunta qualche coccola gratificante tra persone. La Papi fa lei i panettoni per tutti (“facilissimo, mi sono molto divertita, però io avevo la mia pasta madre per il pane, che è fondamentale”) e lo accompagna con una frase di madre Teresa di Calcutta: “Ciò che conta non è fare molto, ma mettere molto amore in ciò che si fa”. Pupi e Julia mi regalano un cestino intrecciato da Cappuccetto Rosso nel bosco e lo riempiono con le loro cose: una manciata di noci, un sacchetto delle loro patate, tre pigne, qualche dolcetto e una pagnotta del loro pane integrale. Lella  prepara il pranzo natalizio intitolandolo “Yin e Yang” e assicura che ha fatto in modo di bilanciare le forze degli alimenti. Non so come sia, ma mai pasto abbondante e lussuoso di Natale è stato più leggero e gratificante di questo. insalata-di-carciofi-e-aranceCon piatti bellissimi da vedere, su tutti l’insalata di arance e carciofi al centro di un pizzo di lattuga Gentilina (molto yin, dice la Lella), i bocconcini di aringa adagiati su fette tonde di mela e coperte di anellini di cipolla (abbastanza yang) con un condimento di senape e succo di arancia  e i piccoli timballi di riso Venere nerissimo e profumato con scampi e gamberi (yang – abbastanza yang, precisa la cuoca). E poi i dolci che dicono qualcosa del mondo che si è fatto piccolo: il milanese panettone ma fatto in casa, il Christmas cake inglese di Julia, i dolcetti fritti marocchini tutto miele con cui una ragazza marocchina ha fatto gli auguri, la francese tarte Tatin totalmente senza grassi che mio marito, chiedendomi assistenza, ha voluto preparare per l’occasione, utilizzando le buonissime mele “Renetta Ruggine di Torriana” (prodottitipici.provincia.cuneo.it/prodotti/ortofrutta/grigiatorriana/index.jsp)  che ha raccolto in campagna l’altro giorno, dimenticate da tutti e rese croccantissime e ancor più saporite dalle prime gelate. mela-renetta-grigia-di-torrianaHo dato fuoco al calvados scaldato con un cucchiaino di zucchero, e l’ho portata in tavola in fiamme: tanto buona e leggera da far invidia al Cat tutto dolcezze sfiziose (cucino-in-giardino.blogspot.com).
Beh, uno dice, che cosa c’entrano gli interni di famiglia con il mondo di piante e giardini di questo blog? C’entrano a mio parere almeno su due fronti: 1) chi li ama ha sensibilità e gusto per la vita sufficienti per amare anche ciò che sta attorno ed è utile a prolungare all’infinito il piacere e le armonie del giardino; 2) i piatti che ho nominato devono tutto o quasi alle piante: mele, lattuga, arance, riso, cipolle, carciofi, il grano del pane, il calvados… Persino il lievito naturale del panettone della Papi è di certo una categoria prossima al Regno Vegetale.
laeliocattleya-cherry-chip-x-irene-finneyE adesso il piacere di stare qualche giorno accanto al camino senza urgenze, fuori tutto bianco di neve, anche le mie sassifraghe nei vasetti dell’Impruneta che stanno sul davanzale della cucina: mi piace immaginarmele mentre, sepolte sotto 10 cm di neve gelata, sognano di essere tornate sulle loro montagne. In cortile la neve  croccante sotto i passi mi ha impedito di scaricare il sacco di Nitrophoska Gold che la solita Lella, leggendo il blog, ha trovato tra i miei desideri natalizi dello scorso anno. Io intanto mi ero rassegnata a non trovarlo mai più. Ringrazio, è davvero  una buona promessa di abbondanza in giardino per il prossimo anno e un segno del potere di internet persino su fronti domestici. Intanto è successo il miracolo con  l’orchidea Laeliocattleya ‘Cherry Chip’ x ‘Irene Finney’  parcheggiata nella mia cucina (con le foglie piuttosto martoriate dalla grandine della scorsa estate

Tavola del giorno di Santo Stefano. Tra tante piante, una nota dal Regno Animale. Ho ereditato un minuscolo cervo in vile plastica (uno di quegli oggetti minimi che mi perseguiteranno per i prossimi trent’anni) dal buche de Noel, il tradizionale tronchetto che Frank e Marjo hanno portato dalla Borgogna dove vivono. Il pasticcere Adrien ha fatto un piccolo capolavoro di decorazione. Ma quando io sono arrivata con la macchina fotografica per immortalare l’opera d’arte erano già state distribuite le fette... Della selva innevata a me è toccato il piccolo cervo che, ritto sul mio bicchiere nel controluce, aveva persino un suo fascino...
Tavola del giorno di Santo Stefano. Tra tante piante, una nota dal Regno Animale. Ho ereditato un minuscolo cervo in vile plastica (uno di quegli oggetti minimi che mi perseguiteranno per i prossimi trent’anni) dal "buche de Noel", il tradizionale tronchetto dolce che Frank e Marjo hanno portato dalla Borgogna dove vivono. Il pasticcere Adrien ha fatto un piccolo capolavoro di decorazione. Ma quando io sono arrivata con la macchina fotografica per immortalare l’opera d’arte erano già state distribuite le fette... Della selva innevata a me è toccato il piccolo cervo che, ritto sul mio bicchiere nel controluce, ha rivelato persino un suo fascino...

in giardino, dove era stata trasferita). Michele Cesi del vivaio Sei cime d’oro (Cernusco sul Naviglio, michele.cesi@libero.it) mi aveva detto che difficilmente sarebbe rifiorita: “E’ una di quelle orchidee da sfida: se non ha temperatura e umidità elevate non ce la fa a rifiorire”. Lei, gentilissima, ha avuto molto meno del richiesto, ma stamattina, assolutamente non atteso, ha iniziato a srotolare sotto i miei occhi stupiti uno sfolgorante fiore. Un regalo anche questo. O forse ha ragione Teresa di Calcutta, sono io che, per quanto non mi sia sporta più di tanto per imporle la fioritura, ho messo amore a tenerla viva nella mia casa così poco adatta alle orchidee; ne ho avuto cura insomma indipendentemente dal fatto che lei potesse di nuovo fiorire. E lei mi ha fatto un regalo.

PS Grazie a Lucilla per la foto del piatto di carciofi con le arance. Non ho fatto in tempo a dire “Che peccato, non aver con me le macchine fotografiche” che lei si è voltata con la grazia dei suoi vent’anni e del suo bel vestitino di Emilio Pucci rosa e grigio e ha fatto click con il suo telefonino. “Ecco fatto – ha detto con un sorriso radioso e un ottimismo che le fa onore – poi te la mando”. Oggi me l’ha mandata, infatti.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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