Il giardinaggio, la Sardegna e Berlusconi

Giardinaggio. Al T-hotel, Berlusconi ha organizzato un set televisivo riservato solo a tre televisioni regionali. Espone le sue idee forti per la Sardegna che poi riprenderà in serata nel comizio alla Fiera. «Ho un’idea forte per la Sardegna», spiega, «vorrei, con il contributo di tutti i sardi, trasformarla nella più grande oasi ambientale del Mediterraneo». Il concetto è chiaro: «Non c’è nessuna sfida personale, questo è un test regionale dopo anni in cui i sardi hanno sofferto per le decisioni di chi voleva chiudere l’isola con un lucchetto. «La Sardegna», spiega Berlusconi, «ha una grande ricchezza con la sua macchia mediterranea che vive con poca acqua ed è verde per tutto l’anno. Tanti Paesi del Mediterraneo sarebbero interessati al mirto, al ginepro, al corbezzolo, all’olivastro e al lentischio. Con il risultato di creare migliaia di posti di lavoro nel giardinaggio». Il premier chiarisce meglio: «Non siamo cementificatori, venite a vedere quello che ho realizzato a Porto Rotondo». Dopo l’intermezzo, cioè la parte riservata a Cappellacci che ipotizza la creazione di 100 mila posti di lavoro, il presidente del Consiglio riprende la parola per ulteriori suggerimenti sulla linea economica.

Avevo promesso a me stessa di non lasciarmi coinvolgere dalla politica nella mia oasi sul web: almeno un inoffensivo blog di piante e giardini dovrebbe poterne fare a meno, a meno che non diventi indispensabile il contrario. Anche perché, se è vero che ogni nostro gesto, ogni nostra parola ha una valenza politica, allora si capisce come la penso anche quando racconto una rosa, un giardino o una persona.

Il corbezzolo (Arbutus unedo) tipico rappresentante della macchia mediterranea su suolo acido.
Il corbezzolo (Arbutus unedo) tipico rappresentante della macchia mediterranea su suolo acido.

Tuttavia. Se il presidente del consiglio dello Stato italiano partecipa alla campagna elettorale sarda e si mette in mente di sentenziare di giardinaggio vaneggiando di mirti e corbezzoli, io mi prendo il diritto di sentenziare di politica. Solo questa volta, prometto, e lascio l’ultima parola a chi legge, ma voglio per me la penultima. Sarebbe una gran cosa che tutte le migliaia di operai cassintegrati di Cagliari e Olbia, e perché no anche di Cinisello Balsamo, Torino e Marghera diventassero giardinieri, per di più in una meravigliosa terra come la Sardegna. Gli farebbe un gran bene alla salute e allo spirito. Ma se, invece di dire continuamente gratuite boutades, si affronta la realtà, bisogna trovare credibili soluzioni per i cassintegrati e rigorosamente tenere giù le mani dalla macchia mediterranea sarda, che non ha bisogno di altro che di essere lasciata in pace, se necessario con il lucchetto perché non possa diventare oggetto di indebite “attenzioni”. Sennò, come minimo, succede ciò che è successo sulla Sila e dintorni qualche decennio or sono: con l’intenzione di dare lavoro a decine di migliaia di disoccupati (e creare consenso), quelli della stanza dei bottoni li hanno assoldati come operai forestali e si sono inventati di metterli a piantare essenze arboree che non c’entrano nulla con quegli ambienti, e adesso i boschi calabresi sono semidistrutti e infestati dalle criptomerie giapponesi. Sì, Cryptomeria japonica. Forse io ne sono al corrente perché 25 anni fa i naturalisti studiavano all’università l’impatto negativo di quelle scelte avventate e ipocrite e a quei tempi Berlusconi era troppo impegnato su altri fronti per registrare che queste cose non si fanno, neanche quando sono supportate dalle migliori intenzioni. Figurarsi quando le intenzioni sono altre: dal discorso dell’altro ieri si può evincere che consistono nel togliere alla Sardegna mirti corbezzoli olivastri ginepri e lentischi per darli ad altri paesi del Mediterraneo. Una simile “idea forte” è disperante come un pensiero mononeuronico. O demenziale, come commenta un sardo su un blog: “Praticamente sostiene che si crea lavoro coltivando macchia (che non ha bisogno di grandi cure). Non si capisce a chi si vende poi la macchia. Forse vuol dire che bisogna costruire migliaia di ville in riva al mare così noi poi possiamo curare la macchia. Che non ha bisogno di grandi cure. Ecco creato il lavoro.” Fa eco da un altro blog una ragazza, chiarendo di stare dalla parte di Soru “non per ideologia” ma perché è “l’unica risposta alle pagliacciate che propongono di fare della Sardegna un resort giardino”. Il reportage sull’intervento del presidente del consiglio, pubblicato ieri su La Nuova Sardegna, è di Alfredo Franchini. Che ringrazio per il prestito del brano che ho riportato.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

6 thoughts on “Il giardinaggio, la Sardegna e Berlusconi

  1. la macchia mediterranea dei cosiddetti giardini mediterranei purtroppo finisce come una piccola bomboniera su un mare sconfinato di prato all’ inglese, completo di tanti di quegli irrigatori che spruzzano a tutte le ore.
    Da anni lottiamo contro il prato verde in climi come i nostri, optando per le essenze numerosissime delle zone a ‘clima mediterraneo’, sentieri di ghiaia etc. etc. però ancora sembra che il giardino = prato inglese sia l’unica soluzione verde possibile.
    Quando in Sardegna si parla di giardino mediterraneo, si sa bene che il tosaerba sta per partire!

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  2. Eh Mimma, sempre più politici nostrani offrono sogni: alcuni sono bravi nel crearli e altri nel venderli. Silvio è super, perché eccelle nell’una cosa e nell’altra. Vuoi mettere con le fantasie del mio bistrattato concittadino Romano Prodi?

    Ricordo un durissimo titolo dell’ ECONOMIST: “Il Sud come la Florida? Prodi e Veltroni si illudono”

    Il contenuto dell’articolo è riportato in questo trafiletto dal Corriere della Sera di allora:

    LONDRA. Il Mezzogiorno d’ Italia come Florida o Andalusia dell’ Europa per la terza eta’. Parole di Romano Prodi. Oppure: il Sud diventera’ “un’ altra California”, secondo il proclama “con una faccia apparentemente seria” del suo vice Walter Veltroni, “l’ ex comunista piu’ alla moda d’ Italia”. L’ Economist ironizza in un articolo intitolato “Costa del Mezzogiorno” scritto da Santa Teresa di Gallura, in Sardegna. “Sono ambizioni che possono essere prese sul serio?”. Alle bellezze paesaggistiche, al clima, alla cucina, alla popolazione accogliente del Mezzogiorno fanno da contraltare “criminalita’ , mafia, traffico”, che a Palermo e Napoli varierebbe “dal caotico al lunatico”, “ospedali da terzo mondo, trasporti primitivi e prezzi proibitivi”. “Il treno da Cagliari a Sassari, 220 chilometri, impiega sei ore, racconta l’ Economist. E, se siete riusciti a conservare il portafogli, non vi sara’ rimasto molto quando avrete finito di pagare il conto dell’ albergo”.

    Saluti e corbezzoli 🙂

    .

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    1. @Paolo
      Non aggiungere altro, ti prego, sennò il mio blog, la mia oasi felice, il luogo mentale del “mio” giardinaggio, la palestra serena dove posso continuare a parlare di piante e fiori oltre l’orario di lavoro e la pratica con le mani nella terra, si trasforma nel triste centro di raccolta delle spazzature nazionali.
      I miei sogni, come sai, sono più onesti e praticabili di quelli che alimentano le ambizioni dei politici e, soprattutto, non mirano ad illudere proprio nessuno, semmai a smascherare chi crea e vende fumo prendendoci tutti quanti per scemi.
      Perciò grazie dei corbezzoli, purché non rientrino nei piani di regime.

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    1. @ Lidia Zitara
      Gentile Lidia, tra breve penserò anche a voi calabresi: sto elaborando pensieri e informazioni in merito, anche in previsione di una manifestazione di giardinaggio prevista nel giugno 2009. Ma il problema della flora depredata non riguarda solo la sua terra, è uguale ovunque: ne hanno fatto le spese le foreste calabresi per dare legname ai Romani, quelle bergamasche per i Veneziani, su scala mondiale le foreste indiane per gli Inglesi, e così via. Il problema è non saccheggiare ora, con le conoscenze di oggi, le risorse che la natura ha elargito ai territori e non esibirsi in discorsi di scellerata stupidità che quanto meno sono controproducenti dal punto di vista didattico.

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  3. In fin dei conti siamo tutti braccia rubate all’agricoltura, poi ci sono i vermi rubati ai letamai, le serpi, gli avvoltoi… insomma che ci vuoi fa’, è la vita.
    Nasciamo uova e non sappiamo se eravamo lì prima della gallina, ma non sappiamo se vivremo da galli, polli, galline né tantomeno frittata… con ciò, a volte è meglio pensare a cosa potremmo servire in fase di riutilizzo.
    A proposito, ti serve qualcuno che sposta i boschi e pianta gli alberi? …ciao!!!

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