Mangiare è un atto agricolo

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wendell-berry2Mentre io qui scrivo, a Forlimpopoli il signor Wendell Berry sta partecipando all’incontro sul tema ‘I mercati contadini: perché mangiare è un atto agricolo’. Poi in suo onore verrà offerta una cena a base di prodotti romagnoli, cioé a filiera corta: là coltivati, allevati e pescati e là consumati, e domani riceverà il Premio Artusi per la solidarietà sociale 2008 e terrà una lectio magistralis che ha per tema, leggo, l’evoluzione del rapporto tra economia e agricoltura. Pare gli venga consegnato solo ora perché nel giugno scorso non ha voluto muoversi dalle sue campagne in piena produzione. Dopodomani sarà poi all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo di Slow Food, nelle piemontesi Langhe. Berry è uno dei guru a cui l’umanità periodicamente fa ricorso per rinsavire, non bastando la coscienza e la saggezza di ognuno a regolare i rapporti con il mondo e con se stessi. Non so se si è capito: diffido per carattere e per formazione dei profeti, delle parole d’ordine, dei divi ufficiali e di quelli alternativi. Non mi piace, per esempio, che Berry non abbia in casa il computer (perché demonizzare le tecnologie a priori, quando invece sono un formidabile supporto alla circolazione di idee e conoscenze?), tuttavia gli riconosco un ruolo importante nel mantenere vivo il dibattito su dove sta andando l’agricoltura e su quanto potere abbia ognuno di noi operando scelte critiche circa gli alimenti da portare in tavola. Che in altri termini è preservare la salute nostra e dell’ambiente e praticare la cultura del cibo. Questo settantacinquenne intellettuale, scrittore e docente universitario che è allo stesso tempo contadino nella sua terra in Kentucky, è stato tra i primi a parlare di filiera a chilometri zero, di farmers market, di rapporto tra agricoltura e gastronomia, di modelli di sviluppo sostenibile, con i piccoli contadini centrali in un’economia a misura del pianeta in cui viviamo. Non mi dilungo sulla sua biografia, per questo c’è wikipedia. Tutti questi discorsi lentamente raggiungono strati di popolazione che sembravano impermeabili e nella società provocano impercettibili trasformazioni di pensieri e atteggiamenti. Con il tempo forse riusciranno a sconfiggere l’agricoltura industriale e la scellerata mentalità che ci vuole “consumatori” e non “acquirenti”, come distingue Maurizio Pallante ne “La decrescita felice”. Agricoltura complice dei “consumatori” ricchi e capricciosi e del peggior inquinamento ambientale quando ci fornisce frutta e verdura prodotta in paesi lontani (percentuali tutt’altro che marginali: il 40% dei consumi complessivi italiani di frutta e verdura). Agricoltura che fornisce agli inglesi i molto apprezzati broccoli italiani e che per questo ha provocato la sollevazione dei produttori di cavolfiori d’Oltremanica aderenti alla Brassica Growers Association, che ormai vedono invenduto il loro prodotto (la notizia è del 10 febbraio scorso). Agricoltura delle mele avvelenate dai trattamenti antiparassitari, del latte cinese che attenta alla salute dei bambini, della carne agli ormoni o che arriva congelata dall’altra parte del pianeta, della cattiva programmazione che mira ad ottenere raccolti record stimolando innaturalmente le piante a produrre sempre di più e che poi usa i bulldozer per distruggere tonnellate di arance di troppo, eppure potrebbero diventare succhi, liofilizzati, essenze aromatizzanti, diluenti per vernici. Politiche scellerate, che per di più nel tempo hanno snaturato il rapporto con il cibo e con chi ce lo fornisce. Forse anche per questo in Italia l’orto sta diventando protagonista, ovunque un privato possa disporre di un pezzetto di terra. E per questo i cosiddetti “frutti antichi” incontrano anche l’interesse amatoriale. il-sonno-delle-meleAggiungendo qualcosa a commento di un mio post dedicato a Archeologia Arborea, a Isabella Della Ragione e ad una bella foto , il fotografo Emilio Tremolada diceva: “Il lavoro di Isabella non si ferma al lavoro di ricerca sul campo e coltivazione, ma è un attento e paziente lavoro di identificazione e catalogazione che trova conferma negli archivi e sugli affreschi dei palazzi delle antiche casate nobiliari della zona, proprietari delle genti e di qualsiasi cosa crescesse sulle loro terre. Una ricerca che ha consentito di mettere al riparo delle dimenticanze varietà di frutta che non hanno spazio nell’economia dell’agricoltura industrializzata, ma che hanno un valore patrimoniale più prezioso di un qualsiasi bronzetto o marmetto conservato in uno dei tanti musei archeologici nazionali.” E questo è un altro discorso ancora: il valore delle agricolture territoriali, della conservazione delle linee genetiche, della memoria. Siamo nuovi a questi discorsi, per una coscienza che è cresciuta anche grazie a Wendell Berry, alle sue analisi, alle sue scelte personali. I mercati contadini di cui aiutò la nascita trent’anni fa in California si stanno ora affermando anche in Europa. Da noi la burocrazia umilia il lavoro dei piccoli contadini,

metti l'orecchio vicino e ascolta i bisbigli delle canzoni a venire. Aspettati la fine del mondo. (da “Manifesto del contadino impazzito” di Wendell Berry)
Approva nella natura ciò che non capisci e loda quest'ignoranza, perché ciò che l'uomo non ha razionalizzato non ha distrutto. Fai le domande che non hanno risposta. Investi nel millennio. Pianta sequoie. Sostieni che il tuo raccolto principale è la foresta che non hai piantato e che non vivrai per raccogliere. Afferma che le foglie quando si decompongono diventano fertilità. Chiama questo "profitto". Una profezia così si avvera sempre. Poni la tua fiducia nei 5 centimetri di humus che si formeranno sotto gli alberi ogni mille anni. Stai a sentire come si decompongono i cadaveri: metti l'orecchio vicino e ascolta i bisbigli delle canzoni a venire. Aspettati la fine del mondo. (da “Manifesto del contadino impazzito” di Wendell Berry)

considerati alla stregua di imprenditori con registri e partita IVA anche quando sono principalmente custodi di territori marginali e in essi coltivano e allevano in piccoli numeri il cibo destinato essenzialmente alla comunità locale, non inquinato e non inquinando. Tra le importanti cose nuove che succedono, c’è anche la campagna popolare per una legge che “riconosca l’agricoltura contadina e liberi i contadini dalla burocrazia” cioé “un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in montagna e nelle zone economicamente marginali), per mantenere ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche e i prodotti locali, per mantenere popolate le campagne e la montagna”. Vi lascio l’indirizzo internet dove potete leggere il testo per esteso e, se possibile, firmare. www.agricolturacontadina.org/modules/xpetitions/index.php?id=1 Per finire, la frase di Wendell Berry “Mangiare è un atto agricolo” dà il benvenuto a caratteri cubitali all’ingresso di Eataly, al Lingotto a Torino, forse l’espressione più macroscopica di che cosa stanno producendo gli scritti di Berry. Potete leggere che cos’è e quale filosofia muove questo “negozio” cliccando qui.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

4 thoughts on “Mangiare è un atto agricolo

  1. ciao Mimma,
    dai e dai certe cose a forza di dirle e farle girare attaccano, per esempio lo scorso autunno mentre mi aggiravo tra Imola e Castel Bolognese, tra i cartelli “vendita mele”, che poi sono la Fuji e la Pink Lady, sai cosa ti trovo? un bel “vendesi pere volpine”. Mi ci sono precipitato e quest’inverno mi sono fatto fuori un bel 25 kg di pera volpina, sì, tutte cotte e che buone!
    L’ho trovato fantastico che in mezzo alle coltivazioni quasi industriali della pianura romagnola di pesche, cachi, kiwi, mele (solo e rigorosamente le ormai odiose ‘Fuji’ e ‘Pink Lady’), un furbo contadino si facesse un impiato di un bel 300 piante di pera volpina. Bassa manutenzione, pochi o quasi nulli trattamenti, e una conservazione naturale non in cella refrigerata per quasi tutto l’inverno. All’ingrosso se gli danno tanto gli danno 30 cent al chilo e lui se le vende come è giusto direttamente a 1-1,50 euro al chilo a seconda del calibro.
    Io mi diverto curiosamente a fare i conti in tasca al contadino, ma devo avertelo già scritto questo, vuoi vedere che ti ho anche già scritto della pera volpina forse???
    beh insomma non lo so ma sto contadino è furbo e bravo e queste persone vanno premiate, dai ne riparliamo in autunno che se siete lungo la A14 val la pena fare una deviazione, per prendere un caffè a Imola e andare sulla statale Casolana a prendere le pere volpine.

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  2. Eh, ma la statale Casolana è un luogo privilegiato. Tutto ha un perchè: da anni la società d’area che raggruppa i comuni di Casola Valsenio, Riolo, Brisighella ha avviato una campagna di comunicazione e promozione dei frutti dimenticati, delle piante officinali e delle antiche pratiche agricole. Sagre ed eventi a tema, convegni, mercatini, progetti regionali finalizzati a sostenere le coltivazioni autoctone and so on.

    Basta avere il coraggio di spargere i semi, qualcuno germoglia anche nella testa dei contadini più testoni 🙂

    (gran bel post, letto con lo stesso piacere con cui si addenta una pera cocomerina)

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    1. @meristemi
      la chiave di tutto è proprio lì: spargere i semi, invece di dimenticare chi ci procura il cibo. I contadini sono testoni perché conservatori: hanno appreso dalle vecchie generazioni a risparmiare su tutto per far bastare il poco. Ma sanno essere fiduciosi e imparano facilmente, se qualcuno mostra di voler davvero interagire con loro, valorizzando il loro lavoro e la loro abnegazione. Ci credo talmente tanto che nel privato scarico dalla dichiarazione dei redditi il mancato reddito di un piccolissimo contadino di montagna che mi ha fatto superare l’allergia al matrimonio…
      Onorata di sapere che la mia penna e le mie idee possono provocare i piccoli piaceri di un frutto antico, molte grazie davvero.

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