Azzerando qualche arretrato

Diceva Georges Bataille: il disordine è la misura delle nostre intenzioni. Appunto. La mia scrivania ospita su circa quattro metri quadrati il disordine che denuncia il mio desiderio di dire tutto ciò che mi tocca, mi accade, mi colpisce, mi esalta o mi frustra come professionista, come persona e come giardiniera. Invece le giornate di misere 24 ore mi obbligano ad accumulare. Poi ogni tanto, come oggi, provo ad estrarre dal mucchio un pacchetto di appunti.

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Ancora “Primavera in giardino” a Milis. Virginia Wolf, e mi perdoni se la scomodo, parlava di “momenti di essere”. Ecco, l’atmosfera è stata di quel genere; tutti poi tornano a casa, ma con la convinzione di aver vissuto e il buon sapore resta in bocca a lungo: qualcuno si è portato via con fare trionfante le piante che in Sardegna non erano mai arrivate, qualcuno se ne è andato solo con un vasetto di aromatiche da pochi euro e una bustina (gratuita) dei miei semi di zucca per provare. Ma in tanti hanno potuto parlare di piante acquatiche, tillandsie, erbacee perenni, pelargonium con foglie odorose o da collezione, ellebori, essenze mediterranee che con la Sardegna ci vanno a nozze, basta che qualcuno le proponga in loco e dica: guarda che c’è anche questa e puoi innamorartene. Due le lezioni importanti da questa trasferta: 1) c’è ancora tanta gente in Italia da contattare e da iniziare al giardinaggio e la responsabilità ricade principalmente sugli addetti ai lavori, che invece a volte sono latitanti o stracchi come se tutto fosse ormai compiuto. E’ notizia di questi giorni che in giugno ci sarà una mostra di giardinaggio anche in Calabria, a Cittanova (cominciate ad andare a vedere su www.carloruggiero.altervista.org). Che bello che alla spicciolata, quando si sentono pronti, genti e territori si aggiungano alla mappa giardinieristica nazionale, perché nessuno resti indietro e, insieme all’hobby del giardinaggio, possa diventare patrimonio comune la cultura del giardino. Adesso all’appello mancano la Puglia, la Basilicata, l’Abruzzo, la Sicilia; non so chi altri non ha ancora risposto alla chiamata, ditemelo voi. 2) Ci sono piccole comunità locali come quella di Milis che da queste iniziative possono trarre un giovamento notevole in termini di orgoglio di appartenenza ad un luogo e ad una civiltà e altrettanto in termini di crescita grazie allo scambio con gente diversa. Ma lo standard deve essere alto, non concedere niente al populismo delle catambre. Rispetto alle sagre e alle feste tradizionali le mostre di giardinaggio “vere” sono assai meno festaiole, ma a mio parere culturalmente più incisive: non fanno sentire spensierati più di tanto, ma inducono a pensieri sereni e propositivi; non fanno il vuoto, ma riempiono gli occhi e la mente di cose positive e seminano desideri sani e germi di bellezza.

Il signore nella foto è un entusiasta delle Libertia; per chi non l’ha mai visto si chiama Renzo Crescini e alla frazione Pedrocca di Cazzago San Martino (Bs) regge le sorti del grande vivaio di perenni Valfredda, che purtroppo si ostina a non vendere al pubblico, ma solo all’ingrosso. Ho fotografato Renzo accanto a Libertia peregrinans in Bretagna, all’isola di Batz, nello splendido giardino botanico Georges Delaselle.
Il signore nella foto è un entusiasta delle Libertia; per chi non l’ha mai visto si chiama Renzo Crescini e alla frazione Pedrocca di Cazzago San Martino (Bs) regge le sorti del grande vivaio di perenni Valfredda, che purtroppo si ostina a non vendere al pubblico, ma solo all’ingrosso. Ho fotografato Renzo accanto a Libertia peregrinans in Bretagna, all’isola di Batz, nello splendido giardino botanico Georges Delaselle.

Libertia, chi sono costoro? Sono una passione di Dino Pellizzaro, che ne parla a tutti, ma dovrebbe sgolarsi parecchio di più per raggiungere a tappeto i giardinieri mediterranei, che più degli altri ne possono trarre profitto. Gran bel nome di genere, in realtà non c’entra la libertà ma madame Marie Anne Libert, una botanica belga vissuta nella prima metà dell’Ottocento. Iridacee erbacee perenni rizomatose, alte tra 20 e 80 cm, con foglie lineari e fiori bianchi tra fine primavera e inizio estate. Sensibiline al freddo (leggo che reggono bene sino a -5 °C), adatte al sole e alla mezz’ombra, interessate al terreno piuttosto povero e molto ben drenato (nei Beth Chatto Gardens nell’Essex, per esempio, sono star del giardino di ghiaia). Ho notizia di quattro specie: Libertia formosa dal Cile e, dalla Nuova Zelanda, L. ixioides, L. grandiflora e L. peregrinans. Di quest’ultima, già di per sé spettacolare, c’è la varietà ‘Goldfinger’ che è pirotecnica: fogliame sottile come quello delle graminacee e dolcemente ricurvo, colore caldo e inusuale verde acido-giallo-arancio-rosso-rame-bronzo e ancora di più. Se non le trovate diversamente, potete acquistare i semi di tutte, una porzione da euro 2,50 a 4,80: thank you Jelitto www.jelitto.com/haupt_en.html.

– Giornalisti con buone inclinazioni.

“La mia vigna in Val Cerrina vale 1000 volte più del Pulitzer”

Parola di Gad Lerner. Lo ha detto su La7 all’interno della sua trasmissione “L’infedele” qualche tempo fa e questo dà la misura di quanta fame ci sia di cose vere, di verde, di natura, di qualcosa che sia da governare e, nelle nostre mani, si trasforma e diventa un dono. Mi è piaciuto parecchio, Lerner in questa versione. Si può leggere come messaggio contro le ambizioni sfrenate, contro la ricerca di visibilità a tutti i costi, contro la professione anteposta alla vita.

Anche un magnifico giardino cinquecentesco come quello di Villa d’Este a Cernobbio da qualche anno si permette il lusso dell’understatement con un orto tra le vestigia preziose: alla destra si sale verso fortilizi e finte rovine di fine Settecento, a sinistra c’è una famosa catena d’acqua del Cinquecento. Eppure le file ordinate di ortaggi e aromi, saccheggiati dallo chef per gratificare gli ospiti del prestigioso hotel, non stonano affatto, ma raccontano questa nostra epoca. Per conoscere questo giardino e le modalità di visita: www.grandigiardini.it
Anche un magnifico giardino cinquecentesco come quello di Villa d’Este a Cernobbio da qualche anno si permette il lusso dell’understatement con un orto tra le vestigia preziose: alla destra si sale verso fortilizi e finte rovine di fine Settecento, a sinistra c’è una famosa catena d’acqua del Cinquecento. Eppure le file ordinate di ortaggi e aromi, saccheggiati dallo chef per gratificare gli ospiti del prestigioso hotel, non stonano affatto, ma raccontano questa nostra epoca. Per conoscere questo giardino e le modalità di visita: http://www.grandigiardini.it

Orto: è di moda che più non si può. La signora Obama lo vuole biologico e grande alla casa Bianca, escono libri fotografici sugli orti giardini, manuali di coltivazione, i giornali raccontano quanto rende coltivarne uno per far fronte alla crisi, ai bambini si fa scuola negli orti scolastici. Attenzione: come tutte le volte che qualcosa diventa di moda e passa di bocca in bocca, si prevedono involgarimenti del giardino più formativo e creativo che ci sia, quello che riempie di soddisfazioni la mente e lo stomaco. Stiamo a vedere. Per intanto succedono cose inquietanti, per esempio coltivare l’orto per procura spendendo 1.641 euro all’anno per 60 mq (bastevoli per un paio di persone) e 2.600 euro all’anno per un orto di 150 mq. Che cosa avete capito? Tutto virtuale, il meglio se lo godono gli agricoltori creativi che lo coltivano davvero e ci tirano su una bella sommetta vendendo verdure ai milanesi inquinati. Mi spiace essere così diffidente, ma lo sono per formazione quando mi sembra di capire che qualcuno cerca di cavalcare l’onda della moda per far rendere meglio ciò che già faceva prima. Andate a fare un giro su www.leverduredelmioorto.it e ditemi che cosa ne pensate.

libro-il-gioco-dell-erba-amaraUn bel libro che mi piace definire sfizioso. L’ho visto in un ufficio, me ne sono innamorata, gentilmente me lo hanno regalato: Paolo Polettini e Luciana Corresini ‘Il gioco dell’ erba amara’, edizioni Corraini 2004. Ovvero come un’erba umile e profumata come la balsamita o erba amara (Balsamita major) consenta un’operazione di memoria, storia, botanica, gastronomia, bella scrittura e buona impaginazione in nome del fatto che la comunità di Castel Goffredo, provincia di Mantova, utilizza questa aromatica per i tortelli amari. Un approccio alle piante “povere” comme il faut. Chi è incuriosito, vada a leggere la scheda del libro con alcune pagine interne a questo indirizzo, anche se si pone l’accento più sulle ricette, mentre io è alla prima parte in particolare che mi riferisco.

Lezione di vita. Cerco su internet notizie sul melo ‘Sansa’, presumo sia francese da certi indizi che non sto a raccontare e d’istinto mi viene da chiederlo a Google in quella lingua: “Pommier Sansa”. E la risposta mi ha lasciata a becco asciutto:

Pépinières JOUVE-RACAMOND – Trop tard… Mr Jouve a pris sa retraite, pépinières fermées.

Il signor Jouve è andato in pensione, vivaio chiuso. Voilà, c’est tout. Piccola lezione di vita: il giardiniere accorto non deve mai aspettare troppo a decidere gli acquisti e le piantagioni, soprattutto di frutti antichi, di erbacee perenni poco considerate, di rose poco blasonate e così via. I tempi potrebbero cambiare, i gusti anche, e per trovare le piante che sino a ieri erano reperibili facilmente o quasi, bisogna poi magari fare i salti mortali. O farne a meno. Chi, come me, sta in mezzo ai vivai e annusa nell’aria le mode botaniche e orticole, sa quante apparizioni e quante sparizioni ci sono state in quattro lustri. E mi sembra tutto perduto se penso ai tempi in cui Renzo Crescini del vivaio Valfredda (di cui sopra) produceva a Mompiano, alle porte di Brescia, migliaia di specie e varietà di erbacee perenni, aveva vasi del 30 e del 40 pieni di campanule in prova, di Hosta d’ogni genere e fatta, di bizzarrie vegetali che poi, mancando il mercato o dovendo decidere se accontentare un mercato dei pochi numeri al dettaglio o quello dei grossi numeri all’ingrosso, sono andate perdute. Se almeno qualcosa resta nei giardini, viaggia con i semi e con gli stoloni, beneficia dei furti, degli scambi e della maestria del proprietario nella riproduzione, è salvo un mondo intero partecipe della biodiversità e della cultura orticola. Ho preso per la coda il melo francese che mi ha stimolato il pensiero (lo propone il garden center Peraga a euro 19,90 perché poco sensibile alla ticchiolatura), ma chissà se sarà lasciato alla resistenza dei vivai più ambiziosi  e certosini l’impegno di produrre tante piante in pochi numeri. Almeno sino a quando anche loro andranno in pensione…

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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