Una foto una storia (dal 21 maggio 2009)

La foto della testata del blog dal 21 maggio 2009
Le rose, Barni e un piccolo capolavoro

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Telegiornale delle ore 13, il conduttore avverte che domani, venerdì 22 maggio, ci sarà molto caldo: sino a 33 gradi in alcune città del nord Italia. Ed io, che vivo in un angolo d’Italia dove non si riesce a raggiungere 28 °C neppure quando giù in pianura ce ne sono 45, subito faccio un pensiero nella mia consueta direzione: “Oddio, con un caldo simile le rose appassiranno tutte e chiuderanno alla svelta il primo ciclo di fioritura”. Ed è così che mi è tornata alla mente una foto scattata ad una magnifica rosa nel momento della fioritura in cui era come certe donne mature e ancora belle: opulenta, vistosa, un po’ provata dal tempo senza che questo riesca però a cancellarne il fascino. La rosa si chiama ‘Accademia’ ed è dedicata all’Accademia Piemontese del Giardino, circolo di accoliti di Paolo Pejrone. Una rosa così bella mi dà modo di parlare dei suoi creatori, i vivaisti Barni di Pistoia, almeno per celebrare l’unicità in Italia della loro qualifica: ibridatori di rose. In un paese vocato come è il nostro, nessuno fa più ricerca varietale, come succedeva almeno un po’ ad inizio Ottocento con Luigi Villoresi, direttore dei giardini reali di Monza tra il 1812 e il 1825, poi ad inizio Novecento con il bolognese Bonfiglioli, qualche tempo dopo con il sanremese Domenico Aicardi e tanti altri che, ad onore del vero, non hanno lasciato ai posteri patrimoni consistenti di rose come, cito a caso, i francesi Vibert (600 ibridi, molti ancora in coltivazione) e Barbier (‘Alberic Barbier’, ‘Albertine’), gli inglesi Pemberton (‘Penelope’, ‘Cornelia’) e Ann Bentall (‘Buff Beauty’ e ‘Ballerina’). Ma insomma. Vittorio Barni negli anni Trenta convertì l’azienda vivaistica di famiglia e, da ortaggi e barbatelle di vite, passò alle rose, vuoi aiutato dal fatto che il fascismo non ne lasciava più importare dalla Francia, vuoi perché certe cose uno deve averle nel sangue e Vittorio Barni la pazienza, la tecnica, la curiosità e il gusto estetico dell’ibridatore doveva averli nel sangue. Non so chi mi abbia raccontato, e non so quanto il ricordo sia esatto, che gli inizi delle fortune aziendali avvennero sulla fiducia del francese Meilland, da cui Vittorio acquistava le piante da riprodurre. Nel 1939 Meilland affidò a Barni una sua nuova creazione e poco dopo vennero chiuse le frontiere a causa della guerra. La rosa, che era stata spedita al destinatario solo con una sigla, in Italia divenne ‘Gioia’, in Francia ‘M.me A. Meilland’, negli Stati Uniti ‘Peace’: un enorme successo mondiale. Vittorio da qualche anno non c’è più, ma ha lasciato al lavoro la moglie Anna (che ancora ibrida e ibrida), i figli Piero ed Enrico e i nipoti Vittorio e Beatrice. Orgogliosissimi del loro ruolo di unici creatori italiani di nuove rose. Di cui ‘Accademia’, a mio giudizio, tra le recenti è forse la più bella, così barocca e così parente delle tanto osannate rose inglesi. Che risponda ai criteri estetici contemporanei lo dice anche l’elenco dei premi vinti all’esordio nel 2006: Corona della Regina Teodolinda per la rosa più profumata, medaglia d’argento e più bella rosa italiana al Concorso di Monza 2006, medaglia d’Oro a Euroflora ‘2006, rosa più profumata dell’anno al concorso di Baden Baden 2006. I suoi grandi fiori a coppa, d’un vivido rosa magenta con inflessioni violacee, hanno un intenso profumo. Sbocciano da maggio a settembre su piante erette, folte, alte sino a 1 m. Nella scheda tecnica  Barni segnala di lei, tra le virtù, i nuovi getti bronzei, la resistenza alle malattie e la buona rifiorenza. Se volete saperne di più sulla rosa ‘Accademia’ e sulla produzione di questo ibridatore cliccate qui, non prima di aver dato un’occhiata alle foto che nel tempo ho scattato ad alcune sue creazioni, una piccola vetrina che è il mio personale omaggio al lavoro, di questi tempi suppongo non sempre ben ripagato, di chi tiene alto il nome del florovivaismo italiano.

Rosa-Berenice-Barni-(1993)Rosa-Clara-BarniRosa-Primo-Passo-Barni-(1993)Rosa-Occhi-di-Fata-BarniRosa-Silvina-Donvito-BarniRosa-Liolà-BarniRosa-DolceLuna-BarniRosa-Rinascimento-BarniRosa-Accademia-Barni-(2006)

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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