Ancora rose, prima che finisca maggio

“Il giardino è qualcosa che quando hai iniziato non puoi più farne a meno”. Ho ascoltato su internet la conversazione su Radio3 di sabato scorso tra Maury Dattilo e Maresa Del Bufalo nell’ambito di “Paradisi in terra” e mi è molto piaciuta. Dentro c’è la folgorazione di una donna per le rose, un giorno di quaranta anni fa in visita al roseto di Cavriglia del professor Fineschi (“E’ stato un colpo e ho desiderato alla follia di possederle”); c’è la scoperta del ruolo paesaggistico, per lei architetto paesaggista, di quelle rambler; c’è il fuoco, l’energia vitale che scorre tra lei e i due ettari di giardino. Ci sono le sensibilità e i sentimenti che provano tutti coloro che coltivano con amore un giardino: l’entusiasmo, la fatica, le speranze, le delusioni, il bisogno di mettere le mani nella terra, i dialoghi con le piante (“Devo parlare, annuso e spero che tutto mi dia qualcosa: sento lo scricchiolio dell’erba che cresce”), i momenti dolorosi di distacco dal giardino (“sono sicurissima che loro soffrono”) e quelli ancora più dolorosi degli uragani, come l’ultimo che nel novembre scorso ha “sdraiato gli alberi più importanti del giardino con le loro rose”, il “lavoro assurdo” a cercare su libri e cataloghi “la maniera di avere altre rose e altre piante”. E poi la domanda a se stessa: perché? E la risposta: “Perché non ti sazi mai. Per quanto io abbia oltre 1000 piante, di cui metà rambler. Diceva il professor Fineschi: la rosa più bella è quella che ancora non ho”. E poi: la sensazione di doverne avere cura come una madre: “Ho tirato su cinque figli e adesso ho queste creature e so bene che cosa ci vuole”.  Il conduttore della trasmissione si è mosso bene, facendo sapere en passant che “Io pure coltivo la terra”. Ecco spiegate l’atmosfera giusta e le domande centrate.
Rosa_Luciano_del_Bufalo_ibrido-di-Rosa-moscataLa rosa della foto (grazie wikimedia) è un ibrido spontaneo di rosa moscata ottenuto nel giardino di Valleranello e si chiama Rosa ‘Luciano Del Bufalo’ come il marito di questa giardiniera. Nel corso della trasmissione ha raccontato di averne donato un esemplare al roseto di Baden Baden e di aver portato lei stessa una talea ad un congresso a Islamabad per farla crescere nel locale orto botanico.

Rosa Lorenzo_Villoresi fioriRosa Lorenzo_Villoresi baccheIl battesimo di una nuova rosa. E’ nata tra le colline del Chianti, nel giardino-vivaio di Maria Giulia Cimarelli, che questo venerdì la presenta ufficialmente. Rambler a fiori bianchi semplici, con una magnifica produzione autunnale di bacche, si chiamerà Rosa ‘Lorenzo Villoresi’, come il noto “naso” di Firenze, assurto alla fama a metà degli anni Novanta con le sue fragranze originali. Ho cercato altre notizie sul sito del vivaio, senza riuscirci; provateci voi.

Rosa-autumnalis-a-casa-miaLa mia rosa è un enigma. E’ bianca, a fiori semplici di media grandezza in mazzetti di 8-10 corolle, anche la rosa rambler che si sta prendendo tanto spazio nel  mio giardino: dopo aver dato la scalata di un vecchissimo melo adesso dilaga sino alla siepe della mia vicina, si sporge verso i meli colonnari Ballerina nel tentativo di colonizzarli e avanti di questo passo dovremo decidere chi delle due, lei o io, abbia più Rosa-autumnalis-dettaglio-fioridiritti. Nel suo candore in questi giorni è uno spettacolo. Io la chiamo Rosa ‘Enigma’ perché non ha nome. Una decina di anni fa me l’ha regalata  proprio Maria Giulia Cimarelli, come dono per il mio tardivo matrimonio, con il nome Rosa autumnalis. Arrivava da Peter Beales e doveva fiorire molto avanti in stagione, dentro all’estate, così io, che vivo nel paese dei monsoni primaverili, avrei potuto godere dei suoi fiori, candidi come piacciono a me i fiori delle rose. Invece l’anno dopo Maria Giulia telefona: “Alto là, Beales ha mandato un avviso dicendo che il nome non c’entra niente, la fioritura è contemporanea alle altre rose e non sa assolutamente che rosa sia”. Le ho chiesto di nuovo di recente: nessuno ha saputo classificarla. Sicché io mi godo la fioritura di ‘Enigma’, le api più ancora di me: ce l’hanno sulla porta di casa, ci vanno a nozze con il polline dei suoi fiori, si inebriano del suo profumo.

Rosa-gallica-Officinalis-siepe-nel-vivaio-di-Maurizio-FeletigRosa-gallica-OfficinalisMaurizio-FeletigSiepi di rose galliche. Belle così non le avevo mai viste. Domenica scorsa c’era il porte aperte al vivaio Rosebacche di Maurizio Feletig e ho fatto una scappata nelle ore cocenti del pomeriggio. Più di tutto il resto, e da vedere ce n’era, mi è piaciuta la siepe di Rosa gallica ‘Officinalis’, compatta, profumata, tutta fiorita di toni cremisi cangianti. Maurizio dice che, nonostante abbia solo un ciclo di fioritura primaverile, questa rosa va avanti a produrre boccioli molto a lungo, un paio di mesi, non si ammala quasi mai e ha un fogliame ordinato di suo: basta una regolata a fine inverno o dopo la fioritura.  Da ricordare. Forse qualche altra notizia potete cercarla nel suo sito o chiedere direttamente a lui, che con le galliche pare abbia un feeling speciale.

Rosa-Hot-Cocoa-Carruth-2003Rose americane. Sabato scorso invece sono stata alla mostra “L’erba voglio” a Novara, dove Paolo Pozzo ha presentato rose diverse da quelle che ha messo in mostra a Masino e a Orticola. Forse le rose americane fioriscono un po’ più tardi? Tutte profumate, con fiori grossi ma “bene educati” e non volgari come certe rose giganti che piacciono tanto ai giardinetti di paese. Tutte di Tom Carruth, tutte con colori un po’ speciali. Conoscevo già Rosa ‘Hot Cocoa’ perché lo scorso anno Barni ne aveva fatto una macchia nel suo stand di Masino, all’inaugurazione era passato Pejrone e le aveva acquistate tutte ma lasciandole lì per bellezza, mettendo nello sgomento i Barni che avevano solo quelle e non potevano soddisfare le richieste pressanti dei visitatori. Rosa-Sunstruck-Carruth-2006Il colore è davvero speciale: terracotta, arancio, cacao, bronzo, rosa si mescolano con l’opacità pastosa della tempera. Carruth l’ha creata nel 2003, mentre è del 2006  Rosa ‘Sunstruck’, di un arancio salmone ambiguo sul fogliame scuro e solido. Altre rose americane nel sito dei vivai Pozzo.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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