Creature di fine giugno

Fa caldo persino qui che è quasi montagna, ventiquattro ore dopo però può fare molto freddo; un giorno il sole cuoce le piantine giovani dell’orto, poi arriva la pioggia come una doccia fredda e, quando il cielo si riapre, mille metri sopra la mia testa c’è di nuovo la neve e le rose lasciano cadere le foglie. Tra alti e bassi la stagione avanza. Sotto il portico le mie rondini si sfiancano a nutrire la prole inetta. Ieri li ho visti per la prima volta, i rondinotti: a questo stadio sono tre gole gialle che spuntano dal bordo del nido ad ogni minimo rumore, come se associassero qualsiasi movimento nell’ambiente al rientro dei genitori con un buon bocconcino.
bruchi-di-cavolaiabruco-di-Papilio-machaonL’orto è stato eletto dalle farfalle come sede privilegiata per la deposizione delle uova, che adesso sono bruchi. Quelli di cavolaia, a frotte, si sono mangiati parecchie foglie di un broccolo ma non ho il coraggio di rimuoverli prima che della pianta non resti più nulla. In mezzo al fogliame delle carote, invece, da qualche giorno seguo l’evoluzione di un bruco di Papilio machaon. Sarà meno pop e ancora più elegante quando diventerà una creatura dell’aria. Se volete vedere la farfalla che sarà, cliccate qui.
Il nucleo di api che mio marito aveva predisposto lo scorso anno ora dovrebbe essere una famiglia al lavoro e invece si è dissolto nel nulla: di loro non c’è più traccia. Nell’unica arnia rimasta invece la famiglia è forte e agguerrita, è un viavai mai esausto di quelle minuscole creature tra i castagni in fiore e il tiglio sul vialetto di accesso, dove l’aria ha un odore tanto dolce da essere nauseante. L’altro giorno abbiamo aggiunto all’arnia il secondo melario. Se è come lo scorso anno, saliranno al secondo piano per riempire di miele i telaini, celletta dopo celletta, e tra dieci giorni al massimo ci saranno 50 o 60 chili di miele millefiori da raccogliere. Mille fiori davvero, perché da marzo le api bottinano in natura e nel giardino assaggiando di tutto.
Questa settimana è fiorita la bordura di Hemerocallis, sempre meno rosa, sempre più color carne. Eppure sono certa: quando Ivano Garbujo mi regalò la pianta madre, saranno quindici anni o probabilmente di più, aveva un rosa pastello fantastico, ed era per le mie esclamazioni in merito alla tonalità di rosa che Ivano aveva fatto il gesto di chinarsi sulla fila di vasi del vivaio e mi aveva offerto il vaso più fiorito. Lo ricordo anche così, per i suoi gesti gentili, Ivano che non c’è più come le api.
Nel ripiano più sotto, nell’orto delle zucche, spiando in mezzo alla vegetazione ho visto la prima zucca, delle dimensioni di una noce e ho scoperto un grosso cervo volante maschio, purtroppo morto. Era da anni che non ne vedevo uno.
insetto-Rhyssa-persuasoriaIn casa invece ho visto, alle prese in modo sospetto con gli infissi in legno della veranda, uno stranissimo insetto con il corpo sottile e tre “code” più lunghe del corpo. Prima di buttar fuori l’inquietante intruso, gli ho fatto la fototessera a futura memoria, che ho spedito a Daniele Cavadini, conoscendo la sua formazione entomologica. Risposta: si tratta di un insetto Icneumonide e si chiama Rhyssa persuasoria. La “coda” in realtà è l’ovopositore che, dice Daniele, la femmina usa come un trapano per entrare nel legno dove sente che c’è una larva di insetto xilofago. Così le uova parassitizzano la larva e i miei infissi sono salvi.

Saxifraga vayredana è una specie endemica catalana minacciata di estinzione, ed è per questo che è compresa nella lista delle piante protette con la convenzione per la vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Berna, 1979). Cresce in Catalogna su rocce silicee sino a 1000 m di quota. Localmente è stata oggetto di raccolta intensiva perché considerata pianta medicinale (balsamico ed espettorante contro raffreddore e tosse) e chiamata Herba de Sant Segimon, oppure bàlsam del Montseny, herba de les set sagnies o segimona. Cresce velocemente, quadruplicando in un anno le dimensioni del cuscinetto di foglie e, per ogni piccola rosetta, in maggio-giugno emette uno scapo fiorale con 2-4 fiori bianchi che sbocciano in successione. Il mio esemplare è stato ottenuto da seme da Marco Picca del vivaio Vivalpi. Il prossimo anno, se agli oziorrinchi piacerà, avrò altre piante: ho infatti visto che sono nate da sole due nuove piantine in un vaso prossino a quello della mia bella sassifraga.
Saxifraga vayredana è una specie endemica catalana minacciata di estinzione, ed è per questo che è compresa nella lista delle piante protette con la convenzione per la vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Berna, 1979). Cresce in Catalogna su rocce silicee sino a 1000 m di quota. Localmente è stata oggetto di raccolta intensiva perché considerata pianta medicinale (balsamico ed espettorante contro raffreddore e tosse) e chiamata Herba de Sant Segimon, oppure bàlsam del Montseny, herba de les set sagnies o segimona. Cresce velocemente, quadruplicando in un anno le dimensioni del cuscinetto di foglie e, per ogni piccola rosetta, in maggio-giugno emette uno scapo fiorale con 2-4 fiori bianchi che sbocciano in successione. Il mio esemplare è stato ottenuto da seme da Marco Picca del vivaio Vivalpi. Il prossimo anno, se gli oziorrinchi me lo concederanno, avrò altre piante: ho infatti visto che sono nate da sole due nuove piantine in un vaso prossino a quello della mia bella sassifraga.

Saxifraga-vayredana-in-piena-fiorituraNel giardinetto fresco dietro casa continua a fiorire da due settimane un meraviglioso cuscino di Saxifraga vayredana. Lo scorso anno era solo un pulvino di 4 cm di diametro, ora è un lussuoso cuscino che sborda dal vaso, ogni rosetta un corto stelo di fiorellini bianchi che si aprono in successione. E’ l’ultima sassifraga a fiorire della mia collezione, forse la più bella anche se non la più attesa. Chissà se ce la farà, fitta e compatta com’è, a opporre resistenza all’oziorrinco, malefico coleottero che predilige proprio le sassifraghe e le altre sassifragacee. Ne ho visto purtroppo più d’uno aggirarsi tra i vasi e non mi so dare pace. Una mattina ne ho trovati due addirittura sulle piastrelle bianche del bagno, entrati dal davanzale dove avevano banchettato con le radici di una campanula e di un Thalictrum kewensis a cui tenevo molto. Quando me ne sono accorta era rimasta la parte aerea, ma non c’era più l’ombra di radici.
lezione-di-botanica-davanti-ai-capperi-in-un-vicolo-di-Montemarcellomostra-dei-fiori-a-Montemarcello-attorno-alla-porta-del-paeseAver tirato in ballo l’oziorrinco mi ha messo di cattivo umore. Meno male che mi aspetta un fine settimana di fiori e di mare. A Montemarcello, all’estremità orientale della Liguria in provincia di La Spezia, ci sarà la consueta mostra dei fiori e dei giardini di fine giugno, che quest’anno si annuncia rinnovata. Dalle 16 alle 24, venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 giugno sarà festa per le vie del borgo, anche con artisti di strada, una mostra di pittura del maestro Enrico Fornaini, gli acquarelli di Moira Tuckett, un laboratorio di tecnica dell’affresco con la pittrice Stefania Gemignani. Sarà festa anche per i bambini, con animazioni e laboratori nel parco giochi locale. Per conoscere in dettaglio il programma potete cliccare qui, se invece volete sapere qualcosa del borgo, considerato tra i più belli d’Italia, andate a questo sito.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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