Le domande di Gertrude

In parecchie occasioni ho parlato con tono spregiativo  delle mostre; e non l’ho fatto alla leggera, ma con tutta l’attenzione, riflessione e potere di osservazione di cui è capace la mia limitata preparazione, e in linea di massima sono giunta a queste conclusioni: che le mostre come quelle che si fanno in occasione degli incontri bimestrali della Royal Horticultural Society e quella più importante all’inizio dell’estate, il cui scopo è radunare bellissimi fiori di ogni genere in un luogo dove possono essere visti, hanno una grandissima importanza; e che anche qualsiasi mostra organizzata per uno scopo analogo, soprattutto laddove non vi siano premi in denaro, è di certo utile. E la domanda chiave che mi pongo a ogni mostra è questa: “Tutto ciò è davvero fatto nel migliore interesse dell’orticoltura?

Così Gertrude Jekyll in uno degli ultimi capitoli del libro “Bosco e giardino”, pubblicato nel 1899. Per dare ai miei lettori la possibilità di porsi la stessa domanda a centodieci anni di distanza, ho aggiornato per l’autunno il post “Appuntamenti ed eventi del verde nel 2009”. Se ho dimenticato qualcosa e qualcuno, fatemelo sapere. Io intanto la domanda me la sono posta e ho già dato anche la risposta, tuttavia ho imparato a mie spese che in casi come questo, non essendo richiesta la mia opinione, è del tutto inutile che io la esprima pubblicamente. Meglio, insomma, se mi fermo all’informazione.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

2 thoughts on “Le domande di Gertrude

  1. Ho cominciato a visitare le mostre sul verde nel 1991, quando cioè ho sposato un giardiniere figlio di giardiniere. Abbiamo anche fatto qualche stand nelle feste paesane.
    Poi siamo stati invasi dai poveri monchi, i vecchi ulivi, spesso malati, che vengono estirpati dalla produzione pugliese e che una volta castrati e sradicati vengono caricati sul camion del miglior offerente (sto parlando di 50/100 euro a pianta: costa più il trasporto verso la villetta settentrionale che l’esemplare in sè).
    Questa nostra allergia alla moda ulivo-in-entrata-fronte-strada-chi-ce-l’ha-più-grosso ci ha messo davvero in crisi e fatto lavorare molto meno. A nulla valevano i nostri “Le propongo un carpino, un faggio, una quercia….” perché se c’era un milione a disposizione per il giardino, andava tutto per l’ulivo.
    Abbiamo tenuto duro e siamo ancora qui tra i nostri faggi e carpini…
    E nonostante al prossimo Flormart ci attendano il chimico, il sintetico ed il laccato, noi ci andremo, saluteremo le piante col pensiero e cercheremo di rassicurarle ché qualcuno che le ama c’è ancora… venite anche voi?

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  2. Cara Mimma, cara Lucia, commento con grande ritardo questo articolo, perché son appena entrata in questo sito che apprezzo molto.
    Condivido l’amarezza di Lucia. Nemmeno io sopporto l’idea di questi vecchi ulivi strappati dai loro terreni. Non posso fare a meno di paragonarli a vecchi uomini e penso che soffrano, così come soffrirebbe una persona se nella vecchiaia venisse portata via dal luogo dove è nata e vissuta e dal quale non si è mai spostata.
    Pensate che io abito in Svizzera, in Ticino, in un paesino sopra a Lugano ad 800 m di altitudine. E con mio grande orrore ho scoperto che circa um mese fa hanno piantato un ulivo così nel giardino di un villetta appena ristrutturata. Non ci potevo credere. Non ho potuto fare a meno che parlargli a quell’albero, dicendogli quanto mi dispiacesse che fosse stato portato lì, col freddo che fa e che farà. E al pensiero che questo inverno sarà magari ricoperto da 60-70 cm di neve sto fisicamente male per lui.
    Con tutti gli alberi autoctoni che ci sono e che oltrettutto possono dare soddisfazioni anche maggiori di un ulivo che, in fondo è fatto per produrre olive e non per abbellire i giardini. Come dire, è un albero da lavoro, pur essendo bellissimo, ricco di storia, cultura e significato.

    Io cerco di frequentare le mostre mercato del nord, Svizzera tedesca e Germania, che spesso sono un vero spettacolo.

    Cinzia

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