Dai semi dell’inquietudine

Oggi il mio paese prova a far festa usando le zucche come pretesto. Tutto era nato la primavera scorsa con qualche seme da scegliere e da coltivare, coltivare in nome di un minuscolo progetto che servisse per rimettersi insieme. Le piccole realtà scollate, figlie del divide et impera democristiano, della diffidenza di montagna, delle invidie per quelli di città che sembrano più ricchi e delle insicurezze per mancanza di cultura e senso di identità, emergono anche attraverso la filigrana sottile di un tema facile come quello delle zucche. Ma sin qui ci siamo arrivati. In mostra ci sono quasi 300 zucche portate nel corso di questa settimana da chi non ha dimenticato l’invito di sei mesi fa. Stamattina ho messo insieme una raccolta minima di aforismi sui semi e sul seminare e ne ho fatto bigliettini che la gente potrà prendere, usare come sorta di mantra. Io ho già scelto i miei, due perché uno mi sembra riduttivo: “La civiltà ebbe inizio quando per la prima volta l’uomo scavò la terra e vi gettò un seme” di Kahlil Gibran, che dice ciò che penso dell’agricoltura (ancora oggi, if possible); e “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze” di Norberto Bobbio, che invece dice il mio credo in ciò che crea inquietudini dialettiche e non appaganti sicurezze. Le prime danno senso alla mia vita in ogni attimo, le seconde mi avrebbero impedito di espormi per una banalissima storia di zucche.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

6 thoughts on “Dai semi dell’inquietudine

  1. Cara Mimma,
    i tuoi post sono sempre straordinari.
    Ecco, mi metterei su una sediolina “virtuale” e ti ascolterei raccontare storie di fiori , piante , musica e filosofi per ore.
    🙂 Grazie della compagnia!
    Roberta – Bologna

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    1. Vedi, Roberta, la straordinarietà è di tutti coloro che partecipano al gioco della vita, chi in un modo e chi in un altro. E la straordinarietà adesso è tua, perché il tuo commento arriva nel momento in cui io ho bisogno di una carezza, facendo fatica a digerire le dinamiche di un luogo nel quale ho scelto di vivere e che ho molto amato, un luogo con troppa gente che tratta l’amore come una merce vile. Così si impara a convivere forzatamente con il diverso che manda avanti te e incassa denaro con le tue idee; con quell’altro diverso che viene a vedere ciò che hai fatto quasi in incognito perché non vuole che si sappia che gli piacerebbe tanto partecipare; con quello che si è portato via cinque dei quindici libri sulle zucche che avevi lasciato in consultazione; con quella che non ha avuto un attimo per venire a vedere anche le zucche che per interposta persona aveva mandato per la mostra e ieri sera, a cose finite e smontate, urlava nel telefono che voleva subito indietro le sue zucche sennò succedeva chissà che. L’umanità riesce ad essere molto meschina credendosi molto furba. Io, per via di quella faccenda dell’inquietudine, incasso e porto a casa, come motivo per pensare ancora e per imparare. Magari così avrò ancora tante storie da raccontare a gente come te. Un abbraccio.

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  2. cara Mimma, ho trovato per puro caso il tuo blog scrivendo di zucchette ornamentali (ho trovato una mini turbant con i colori di un’amanita muscaria… meravigliosa!), e ci tenevo anch’io a farti i miei complimenti per il lavoro che fai.
    Io le diversità “spiacevoli” le ho incontrate a vagonate nel corso delle mie ricerche in campo avicolo, e ti assicuro che in certi casi vorrei davvero vedere qualche “alloctonicità” venire a portarsi via la bacata “biodiversità” locale! Altro che convivenza… anche se poi, alla fine, la convivenza è l’unica strada percorribile.
    Minare certezze con la costanza di un bruco di cavolaia impegnato su una foglia: questo dovrebbe essere proprio il compito di chi fa ricerca per amore di verità, non solo del sicuro.
    un in bocca al lupo per tutto.

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    1. @Andrea
      Caro amico del web, grazie della tua saggezza, che mi ripaga almeno in parte della mancanza di saggezza di certa gente che ho intorno e con la quale è così difficile riuscire a scambiare segni di attenzione e di complicità. Ma prometto che per amore di ciò in cui credo sarò bruco di cavolaia, con costanza come suggerisci tu, con pazienza, come so di dover agire io, che invece tendo a spazientirmi davanti alla stupidità umana, soprattutto quando crede di indossare un abito di furbizia. Che ricerche avicole hai fatto?

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  3. cara Mimma, io per passione cerco di recuperare antichi ceppi avicoli italiani… e le loro storie. In questo momento sto cercando di allevare un’antichissima razza di galline proprie delle mie terre, la gallina di Polverara, e sto terminando un libro sulla sua storia, genetica e allevamento. Pensa che esisteva già nel XIV secolo! Nel corso delle mie ricerche ho dovuto cercare, chiedere e frugare; e ho scoperto e trovato tante meschinerie e inciuci che qualche volta ho davvero avuto voglia di smettere. Le mie ricerche sono – o meglio saranno – forse scomode, perchè metterò in dubbio l'”italianità” di un prodotto considerato autoctono ma probabilmente francese, per riabilitarne un altro ingiustamente abbandonato all’oblio per decenni e solo ora riscoperto. Ma è bello anche il brivido di una ri-scoperta avvenuta quasi per caso tra le pagine di un libro, in biblioteca oppure on line. A presto e grazie!

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