Una foto una storia (dal 30 dicembre 2009)

La foto della testata del blog dal 30 dicembre 2009
Appendetelo, baciatevi e buona fortuna

Con il nome comune vischio si intendono tre specie della flora spontanea che si comportano da emiparassite. Vivono cioé in parte a scapito dell’albero ospite, in genere querce a foglie caduche, sughera e castagno (Loranthus europaeus), oppure ginepro (Arceuthobium oxycedri). Il più frequente da osservare (e comunque raro in Italia) è Viscum album, il vischio comune, che nella sottospecie V. a. album si instaura su pioppi, faggi, robinie, meli, peri  e altre caducifoglie, mentre la sottospecie V. a. austriacum vive sui pini e V. a. abietis predilige gli abeti. Di rado ho avuto occasione di osservare un cespuglietto tondeggiante e sempreverde di vischio negli ambienti naturali italiani, mentre ne ho visti mille volte in Germania e in Francia, nazione in cui ho fotografato accanto ad una casa questa maestosa robinia colonizzata da decine di arbustini di vischio. Sono gli uccelli che provvedono alla disseminazione dei semi, racchiusi in bacche sferiche opalescenti, e anzi senza il transito nell’apparato digerente degli uccelli (in particolare merli e tordi) i semi del vischio non sarebbero in grado di germinare.
Non è difficile riconoscere la specie che ci si scambia come gesto augurale nei giorni di passaggio da un anno all’altro: è sicuramente Viscum album, perché è sempreverde (Loranthus europaeus non lo è) e ed è l’unico con foglie lanceolato-spatolate, prive di picciolo, verde chiaro e coriacee. Un tempo pianta magica dei Druidi che la raccoglievano con un falcetto d’oro e se ne servivano in cerimonie purificatrici e per curare le malattie dovute al freddo (ne riferisce Plinio il Vecchio), sino al Settecento il vischio è entrato nella composizione di farmaci diuretici, antipertensivi, antiepilettici e antitumorali. Oggi, su impulso di studi compiuti da Rudolf Steiner a fine Ottocento, si è scoperto che il vischio ha soprattutto proprietà immunostimolanti  che ne consigliano l’uso come antivirale. In ogni caso in vista del Capodanno ci si può accontentare di considerarlo come simbolo di fortuna e fertilità. Purché venga appeso in alto prima di darsi un bacio alla sua …ombra e sperare che funzioni.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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