Una foto una storia (dal 7 gennaio 2010)

La foto della testata del blog dal 7 gennaio 2010
Grandezza e miseria di Venaria Reale (anche in un giorno di gennaio)

Il giorno della Befana. Pieno di sole nitido. “Dove andiamo a fare un giro per scaldarci le ossa e gli occhi? E mio marito propone: “E’ da un po’ che non ti sento nominare la Venaria Reale. Vuoi andare a vedere?” Sì, naturalmente. Ma come si fa a dire a chi non è nell’ambiente che vivo il giardino della Venaria Reale tra due sentimenti: ammaliata dal progetto e dal suo respiro europeo e disperata per l’assurdo numero di disordini, insulsaggini, sprechi e nefandezze che lo caratterizzano?

Anche oggi, giorno della Befana: i viali in pendenza ghiacciati sui quali i bambini giocano a scivolare tra i rimbrotti dei genitori che non sanno più dove passare, le varietà di bosso che in estate sono tutte verdi uguali e non danno nell’occhio, mentre con il freddo assumono colori diversi, così svelano la scarsa sensibilità di chi li ha piantati uno vicino all’altro e non avrebbe dovuto. Per non parlare della Lonicera nitida usata come riempitivo in mezzo ai bossi e agli avanzi delle erbacce della scorsa stagione. E i gradini in pietra che dal Gran Parterre juvarriano salgono alla magnifica galleria della Reggia letteralmente scoppiati alla prima gelata (qualcuno li ha “incollati” con il cemento senza sapere come doveva fare). E cartacce e bottiglie di plastica vuote abbandonate qui e là su scenari-santuario. Io anni fa ho provato a raccontare a chi di dovere le ragioni di uno sguardo abituato a vedere giardini, uno sguardo critico ma innamorato (anche perché sono piemontese e Venaria è un gioiello della mia terra): hanno trattenuto le foto che documentavano piccoli orrori e innominabili sciocchezze affatto degni di un giardino ambizioso che appartiene alla rete delle grandi corti europee e hanno trovato giustificazioni che non esistono. Giustificazioni che non hanno proprio più motivo di essere addotte dopo anni e nuovi disordini, nuovissimi spregi della vegetazione, nuovi bidoni della spazzatura in plastica appoggiati sul più bello.

Venaria è forse lo specchio più nobile e meschino della concezione italiana dei giardini. Se amate i giardini andate a vedere Venaria senza fretta e con sguardo vigile e per favore parlatene, chiedete conto a chi lavora con il denaro pubblico su qualcosa che al pubblico è destinato: forse questo è l’unico modo per ottenere una gestione degna dei grandi giardini europei. Per documentarvi, il sito è qui.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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