Una foto una storia (dal 24 gennaio 2010)

La foto della testata del blog dal 24 gennaio 2010
Due merli e la realtà in bianco e nero di gennaio


La scorsa settimana, osservando fuori dalla finestra lo spettacolo mortificante dell’inverno nella sua versione peggiore (ghiaccio, neve, assenza di luce), ho visto appoggiati su un ramo dei miei alberi da frutto due merli, un maschio grosso e nerissimo e una femmina appena più piccola, bruna. Muti loro, prudentemente chiusa in casa io, mi è sembrato tuttavia di udire un dialogo all’incirca di questo tenore:
– Qui non c’è più niente da mangiare, caro mio e te lo avevo detto, mi hai portata fuori dall’intrico dell’edera e adesso sono qui che muoio dal freddo.-
E lui, senza muoversi: -Voi femmine: tutte uguali, freddolose per pochi gradi sotto zero. Guardati in giro, invece di lamentarti, e quando abbiamo trovato qualcosa da mettere nel becco ce ne torniamo al riparo. –
Devono aver scrutato a lungo l’orizzonte, perché ho avuto tempo di andare a cercare l’apparecchio fotografico e di schiacciare un clic aprendo un attimo soltanto la finestra.
La settimana che viene termina gennaio: nel fine settimana saranno i giorni della merla, tradizionalmente considerati i più freddi dell’anno. I due merli sul ramo, in un contesto in bianco e nero, sono per me l’anticamera di un cambio di scena e dell’arrivo, con febbraio, dei primi segnali di primavera.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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