Mimose e Mimosalia

“Come va?” chiede la cliente settantenne prosperosa senza distogliere lo sguardo del banco di 5 metri carico di bromeliacee semirustiche, insomma che possono stare all’aperto nei giardini mediterranei. E Dino Pelizzaro: “Oh, mais oui, ça va, merci, et quand ça ne va pas, je pousse un peu”. Il fatto di spingere un po’ quando la vita non va da sola fa sorridere la signora e la dispone alla richiesta: “Senta un po’, sto facendo un giardino japonaisant e mi intrigherebbe usare queste piante”. Questa volta è Dino a sorridere, per quell’aggettivo bizzarro  “giapponesizzante”, di cui chiede ragione alla interlocutrice temendo per le proprie amatissime piante una fine improponibile. E lei: “Ho preparato bene la base perché sia drenata, domani mi portano la ghiaia e in mezzo qui e là vorrei mettere ciuffi di queste bromeliacee, insomma fare una collezione senza darlo a vedere”.
Questo un dialogo-tipo ascoltato l’ultimo fine settimana a Bormes-les-mimosas nel Var, Provenza Mediterranea, Costa Azzurra per semplificare, in occasione della quattordicesima edizione di Mimosalia. Credo sia in assoluto, all’aperto, la prima manifestazione di giardinaggio dell’anno in Europa. E si finisce per morire d’invidia per i francesi, anche quando non stanno facendo molto più di quanto non si faccia qui da noi nelle mostre di giardinaggio. Ma loro sono solidali e compatti, si passano informazioni e si danno una mano in souplesse, si sentono obbligati dal ruolo a cartellinare tutte le piante ad una ad una con spiegazioni precise e dettagliate.

Anziane grassocce in abiti quasi dimessi qui vogliono ancora fare giardini per sé usando piante che noi non sappiamo nemmeno che esistono. Gli acquirenti di cose di giardinaggio (molti i giovani, soprattutto uomini) lo fanno a ragion veduta, con una concentrazione meravigliosa su ciò che intendono portarsi a casa. Le amministrazioni pubbliche puntano sul verde urbano come richiamo turistico e per alimentare l’ambizione di essere i migliori. All’ora dell’aperitivo conosco Michel e Béné Bachès, fanno agrumi e olivi, chiedono notizie dell’Italia e dei vivai che coltivano le stesse loro piante e che frequentano saltuariamente. Conosco anche Jean-Laurent Félizia mentre tira la carrozzina del suo bebé di tre mesi; ha una passione speciale per le piante delle Canarie (“soprattutto per la straordinaria vicarianza delle piante della flora delle Canarie con quella nostra”) e come primo mestiere realizza giardini e infatti mi chiede notizie di Sophie Agata Ambroise con cui ha lavorato. Sono andata a controllare su internet la sua azienda Mouvements et paysages: Jean-Laurent ha un bel sito e belle idee, vale la pena di andare a vedere cliccando qui.  Arrivano Chantal Railhet che è specializzata in piante dell’Africa, dell’Australia e della Nuova Zelanda e Violette Dècugis che si presenta come palmieriste: è erede a Hyères di un grosso vivaio specializzato in palme, nato al tempo in cui gli inglesi che svernavano in Costa Azzurra, quando ancora non si chiamava così, volevano questi alberi nei loro giardini perché avessero un’impronta esotica. Hanno lasciato un segno: adesso Hyères ha lo spartitraffico infinito di una grande arteria viaria piantato con una intera collezione di palme e ha attaccato al suo nome di sempre la dizione Les Palmiers. Come Bormes ha attaccato al toponimo la sua specializzazione: les Mimosas. Ci sono mimose ovunque della specie Acacia dealbata, disseminate nella macchia boschiva, persino tra le sughere, che proprio in questo momento dell’anno comincia a tingersi di giallo a macchie. Per chi di noi è ancora dentro a neve e gelo le mimose solari e profumate sono un sogno di primavera. Ma l’altra faccia della medaglia è che lungo le coste francesi la mimosa comune è terribilmente pollonifera, mi racconta Dino Pelizzaro, sfugge al controllo e si impossessa di giardini e boschi, un po’ come la robinia. E riesce anche a disseminarsi, il che vuol dire che nascono mimose dappertutto.

Quante siano e quanto differenti tra loro per portamento e foglie lo scopro parlando con Gérard Cavatore dell’omonimo vivaio di Bormes-Les-Mimosas (ecco il sito) che, con le sue 180 entità in coltivazione tra specie e varietà, detiene la collezione nazionale francese di mimose. E ancor più lo scopro andando a visitare Parc Gonzalez, poco più in alto del Parc du Cigalou dove si svolge la sezione botanica di Mimosalia. Mi guida colui che lo ha creato, il paesaggista Gilles Augias, che racconta. E’ sempre stato affascinato dalle piante australiane e nel 1999 ha avuto occasione di compiere in Australia un viaggio botanico con Cavatore. Vuole il caso che venga donata al comune di Bormes una proprietà della pittrice Roberta Gonzalez con circa 3.000 metri quadrati di terreno in posizione panoramica e ben esposta. Sicché disegna una prima ipotesi di giardino, alla fine del 2001 si mette al lavoro e nel 2004, proprio durante lo svolgimento di Mimosalia, lo consegna per l’inaugurazione e l’apertura al pubblico come giardino botanico a tema.

Beh, lasciatemi dire. Sono 320 specie e varietà tra mimose, eucalipti, grevillee che si crogiolano al sole, collocate in modo che siano in armonia tra loro e consentano ai visitatori di osservarle da vicino in tutta la loro bellezza e capacità di adattamento. Molte, mi racconta Augias, sono a rischio per sempre possibili abbassamenti eccessivi di temperatura, ma la situazione di Bormes è ideale, come se si trattasse di un brandello di Australia trasportato in Europa. Le rocce, per esempio, in questa zona della Francia sono molto vecchie e in disfacimento, sicché le radici affondano, come in Australia, in un substrato caldo, povero e drenato. Anche la luce è confacente: Bormes è benedetta da 300 giorni di sole all’anno e il giardino, degradante sul mare, è esposto in pieno sud e gode della protezione di basse montagne alle spalle. Tra le scoperte, ho amato più di tutte le mimose arbustive, anche per il portamento e per le foglie e lo spettacolare Eucaliptus caesia ‘Silver Princess’, ma dovrei stare zitta, perché una concentrazione simile di piante interessanti e in massima parte fiorite alla fine di gennaio sono proprio un regalo per cominciare comme il faut un anno positivo di piante e di mostre. Ad un’altra occasione rimando qualche parola sul fatto che Bormes si fregia di 4 fiori (segnalati all’ingresso della cittadina), cioé il massimo, nella mappa delle città verdi francesi; che ha vinto anche il concorso internazionale dei balconi fioriti; che Gilles Augias va fiero del verde urbano affidato al suo lavoro e dei 15 giardinieri comunali che lo curano e che 15, sotto la sua direzione, sono in grado di conservare perfette aiuole e bordure di arbusti, perenni, topiaria per chilometri e chilometri, dalla collina sino al mare…

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

3 thoughts on “Mimose e Mimosalia

  1. Ciao Mimma, è un piacere leggere i tuoi reportage, farsi coinvolgere dal “sentimento” con cui ci scrivi di ciò che vedi.
    L’aria che si respira nelle manifestazioni francesi, penso sia impossibile da ricreare in Italia, gli espositori partecipano per far sfoggio della loro competenza, il pubblico è curioso, attento. Sono partiti molti anni fa ed anche in tempi di crisi il verde non è considerato un surplus, ma una necessità.
    Spero che anche da noi si possa arrivare a tali livelli, le competenze ci sono, la voglia un po’ meno.
    Se tutte le manifestazioni italiane lavorassero ad un progetto di stimolo e crescita della “cultura” verde, avendo anche il coraggio di non cercare facili risultati, forse i risultati non tarderebbero ad arrivare.
    Le principali differenze fra Francia e Italia penso si possano riassumere con :
    –manifestazioni consolidate: in Francia sono molte e diffuse 5/6 principali e molte più piccole – ne conosco almeno una cinquantina, inoltre tutte puntano a fornire informazioni dal vero – in Italia sono 5/6 le principali ed almeno una ventina le più piccole più un numero non censibile che utilizzano le piante come elemento di attrattiva e poche puntano a dare informazioni dal vero.
    –vivaisti: in Francia sono abbastanza specializzati, hanno molte collezioni e l’autoproduzione costituisce una quota rilevante, inoltre sono quasi tutti disponibili alla vendita per corrispondenza – in Italia sono pochi i vivai specializzati e con poche collezioni, l’autoproduzione rappresenta l’eccezione e la vendita per corrispondenza è una mosca bianca
    –riviste: in Francia spesso hanno una qualità di stampa mediocre e carta economica, ma sono molte come hai mostrato in un recente post, inoltre scrivono soprattutto di piante e giardinaggio, hanno pubblicità di settore e forniscono informazioni di prima mano – in Italia hanno una qualità di stampa da libro, usano carta lucida o patinata, ma sono poche, scrivono di tutto e poco di piante o giardinaggio e quel poco in cui scrivono di piante, spesso è un riadattamento.

    Se invece di ognuno dei tre soggetti sopra si sforzasse di fare la sua parte, le cose migliorerebbero più velocemente, non credi?

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  2. …….Or tutto intorno
    una ruina involve
    dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
    i danni altrui commiserando, al cielo
    di dolcissimo odor mandi un profumo,
    che il deserto consola….
    Giacomo Leopardi, “La ginestra o il fiore del deserto”

    La lettura e le immagini del racconto del tuo viaggio in Costa Azzurra mi hanno suscitato questa dolcissima immagine, retaggio di una scuola remota che, forse, non c’è già più.

    Te la dedico nel giorno in cui un incosciente ministro italiano dell’istruzione distrugge con un sol colpo la scuola italiana.

    Un abbraccio, Barbara

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