In questo mondo di donne

Ho qui una manciata di appunti giardinieristici e flororticoli radunati durante la settimana e non casualmente riguardanti donne e piante. Non vorrei che facessero la solita fine: non avendo tempo di girarli nei post, diventano vecchi e vanno a gonfiare il cestino della carta straccia del mio mac. Un affronto alla condivisione. Provo ad occuparmene ora.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali fa bella figura per averci pensato e questo fine settimana invita noi donne, in previsione della festa che ricorda quanto ci spendiamo in intelligenza e umanità, a visitare gratuitamente musei, aree archeologiche, biblioteche, archivi di Stato. Se me ne occupo è perché in mezzo ci sono anche giardini. Grazie a Bondi e al guerriero di Riace, nudo e con un mazzo di mimose in mano. Ma va là, care facce di bronzo, siamo seri! Però è una buona scusa per visitare giardini. Segnalo tra gli altri in Friuli Venezia Giulia il Parco del Castello di Miramare a Trieste, in Piemonte il Parco e Giardino del Castello Ducale di Agliè, in Campania il Parco della Reggia di Caserta. Per l’elenco del giardini e dei musei visitabili gratis leggete qui.

Parlare della festa della donna è chiamare in causa le mimose. C’è un sito ricchissimo e molto serio che le considera tutte da un punto di vista strettamente botanico. Potete raggiungerlo cliccando qui. Io ho chiesto in prestito l’immagine di Acacia reficiens, una specie a fiori bianchi della Namibia, anche per ricordare le donne africane che sono perno della società nell’intero continente e silenzioso esempio di abnegazione. Non è necessario avere dimestichezza con le questioni della Namibia, per esempio, per cogliere le differenze nell’altra metà del cielo di gruppi etnici locali, come mostrano due foto di donne pubblicate sulla scheda di wikipedia dedicata alla giovane repubblica dell’Africa Meridionale. Se fate scorrere la scheda troverete anche una interessante descrizione della flora locale.

Se per la ricorrenza vi regalano un bouquet di fiori recisi, ringraziate ma sappiate che dietro al messaggio gentile c’è una situazione non proprio rosea. Potrebbero essere fiori del terzo mondo, anzi quasi sicuramente, prodotti in cambio di un tozzo di pane in Africa, in Asia o in America Latina.  Per esempio la Colombia rifornisce 43.000 fioristi degli Stati Uniti, che assorbono 500 milioni di fiori, l’80% della produzione della Colombia. Il resto arriva quasi tutto in Europa. Altro che chilometri zero, tra l’altro: sono 28 voli al giorno per portare i fiori a destinazione. Programmi di sviluppo sociale e di sostegno pubblico in Colombia mirano a dare dignità al lavoro di oltre 200.000 addetti del settore, ma la strada deve ancora essere lunga, se persino in Italia si è sentito il dovere nel 2007 di fondare l’associazione Fiore Giusto. Voluta da Bottega Solidale – Movimento Fiori e Diritti, in associazione con il Distretto Floricolo del Ponente Ligure, CGIL, CISL, UIL e il Mercato dei Fiori di Sanremo, intende sviluppare una certificazione sociale e ambientale che garantisca i consumatori rispetto alle condizioni di produzione dei fiori recisi. L’eventuale bouquet del giorno della festa della donna dovrebbe avere il bollino di Fiore giusto a garanzia che si possa davvero gioire per la bellezza dei fiori.

Siccome sono una donna mi metto in coda e dico la mia su un’altra questione: il benestare della UE martedì scorso alla patata transgenica Amflora della Bayer. Alla notizia ho pensato a due cose. La prima è questa: i cittadini come me hanno voluto crescere e vivere in modo partecipativo, pensando che nulla ci è estraneo? E allora adesso ci tocca prendere posizione di continuo anche su cose che magari non conosciamo abbastanza o dal giudizio difficile per i continui depistaggi somministrati attraverso i media. Per esempio a sinistra Veronesi dice che il transgenico non fa male e da destra Zaia ribatte che dovranno passare sul suo cadavere per introdurre OGM in Italia. Che cosa pensare se si ha la massima considerazione di Veronesi ma sull’argomento si è preoccupati come Zaia? Il resto del Carlino del 4 marzo scorso publica un’intervista di Giancarlo Fontana, direttore di un’industria di Budrio che lavora circa 50.000 tonnellate di patate prodotte in loco (Budrio è la patria delle patate italiane, si dice, oltre che del maestro giardiniere Carlo Pagani). Allora questo signore, che ha l’aria di intendersene, dice cose interessanti, così sintetizzabili: 1) se davvero è una patata per alimentazione animale, perché mai farla transgenica, visto che la miglioria apportata agisce soprattutto sull’aspetto estetico? 2) Per darla agli animali bisognerà trasformarla in fiocchi con un consumo energetico “spaventoso” perché è difficile da essiccare; 3) Nella testa della gente nasceranno tanti dubbi e ci sarà una riduzione nei consumi di patate; 4) chi dice che la produzione sarà maggiore a parità di superficie piantata, non ricorda che c’è già un eccesso di produzione con scarti enormi (potrebbero andare all’alimentazione animale); 5) chi dice che è destinata al terzo mondo dimentica che le patate da semina costeranno più care. “Il problema del terzo mondo non riguarda il fatto che non ci siano abbastanza patate per queste popolazioni. La verità è che il terzo mondo non ha i soldi per acquistare il prodotto”; 6) invece di dare il via al transgenico le istituzioni dovrebbero valorizzare le produzioni locali che sono sinonimo di qualità e espressione del territorio.
In quanto al secondo pensiero è che quest’anno seminerò più patate. Mie, magari quelle avanzate dal consumo dell’inverno, magari più abbondanti del solito, come quell’anno che ne feci un campo di 8 varietà e imparai molte cose sul significato e sulla resa della piccola agricoltura territoriale. Anche che, se ci fossero donne vere a governare questi paesi di montagna, si potrebbe fare un’ottima produzione, dare uno stipendio a chi qui non ce l’ha più o deve andare a guadagnarselo altrove e fornire alimenti sani a chi vive qui attorno. Ma forse questa considerazione è sotto gli effetti dell’imminente festa della donna che sarà tale, dice Luciana Littizzetto, solo quando comanderà una donna incapace. E, aggiungo io, non ci sarà più ragione di dolersi per come sono stati coltivati i fiori di ricorrenza.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

7 thoughts on “In questo mondo di donne

    1. @Gian Marco
      Invece io credo che ci voglia la determinazione a lottare, ognuno con gli strumenti che ha, perché non si vada contro natura in nome del businness. Più di tutto, credo che si debbano far crescere nuove generazioni più coscienti e critiche, che non se la bevono tutte le volte che dall’alto gli somministrano qualcosa spacciandola per buona. Se dici “provo a combattere ma mi aspetto di trovare tante patate transgeniche”, a mio parere aiuti la causa di quegli altri. Ci vuole energia nel lottare, energia e ottimismo, energia e capacità di vegliare perché non si arrivi mai al punto di rottura.

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      1. Mi dispiace, ma l’ottimismo l’ho finito da tempo. Ormai lotto solo per avere la coscienza a posto: quando vedrò il disastro voglio poter dire di aver provato a fermarlo.
        Mi fa piacere trovare persone come te, molto più ottimiste e dunque anche più motivate. Spero di esservi di aiuto in qualche modo, anche soltanto togliendo peso alla popolazione di beoni somministrati.

        Ciao

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    1. @Alessandra
      Grazie, Alessandra, interpreto la tua mail come auguri per la festa della donna ad una donna che non conosci ma con la quale, evidentemente, condividi il sentire. Auguri anche a te.
      Ci vediamo a Milis questo fine settimana: un bel posto e una giusta atmosfera per incontrarsi.

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  1. Cara Mimma,
    leggere i tuoi post è una boccata d’aria fresca,
    oggi con un sentore pulito e delizioso di mimosa fiorita.
    Molti auguri di un giallo luminoso, luce naturale contro questi tempi bui.
    🙂
    Roberta-Bologna

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    1. @Roberta
      Almeno una volta all’anno, in occasione dell’8 marzo, mi commuovo al pensiero di quante siamo e di come siamo belle, in lotta per esistere al meglio di noi stesse, con un’infinita capacità multitasking. Altro che modello di escort che vorrebbero far passare… A volte alla sera sono morta dalla stanchezza e con un groppo in gola, ma ringrazio di non avere nulla di cui vergognarmi e di agire sempre in nome dei miei ideali. E se tu mi fai gli auguri dalla rete perché oggi è la nostra festa io mi commuovo ancora di più perché so di non essere sola. Auguri anche a te e il mio abbraccio.

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