Masino in crisi creativa

Piove, diluvia, un tempo così da quattro giorni annulla ogni aspettativa di primavera. E io mi rintano nel mio studio e, a testa bassa per non vedere e non sentire, vado avanti a lavorare. Sicché non ho fatto neppure un commento su Masino, e sì che ci sono stata per tre giorni di fila e ho avuto tempo di ragionare tra me e me su come passa male il tempo per alcune mostre di giardinaggio, quando invece il tempo è amico di molte altre. Provo a parlarne adesso per quanto svogliatamente: due giorni e mezzo di bel tempo e di ressa; l’ultimo giorno, la domenica, tanto umido e freddo, oltre che il deserto o quasi. Non ho tanta voglia di commentare perché la prima mostra di giardinaggio italiana, quella che per anni è stata il santuario delle piante offerte al pubblico di amatori con tutti i rituali del caso, si è trasformata e involgarita. Bastava guardare la scena in campo lungo entrando dal cancello principale per capire che non c’è più

Da anni, salendo tra code interminabili di auto la strada che da Caravino porta al castello di Masino nei giorni di Tre giorni per il giardino, penso che c’è qualcosa di perverso nel voler salvare i beni del FAI, Fondo Ambiente Italiano che ha cura del castello suddetto, mettendo a soqquadro tutto il territorio circostante. Quest’anno hanno tentato di trovare una soluzione all’ingorgo perenne nei tre giorni. Come? Allertando un territorio di qualche decina di chilometri quadrati, da Cossano a Caravino. In realtà sabato mattina la coda partiva dal casello autostradale di Albiano: quando sono arrivata io le auto non potevano più nemmeno uscire dal casello, era tutto bloccato. Ho fatto inversione di marcia e, conoscendo le strade a sufficienza, ho aggirato gli ostacoli e sono arrivata a destinazione dalla parte opposta con una decina di chilometri in più. Non credo che sia corretto ecologicamente (e non solo) impiegare - a spese dei comuni - il personale comunale nei giorni di festa per dirigere il traffico e regolare il flusso di auto; impiegare decine e decine di addetti della Protezione Civile; affittare tutti i prati attorno al castello e alla base di Caravino; affittare autobus come navette salvatraffico nei momenti più critici. Infine inquinare, sporcare, aumentare in modo abnorme il carico antropico locale. La domanda è: meglio conservare un castello e il suo parco non eccezionali, o l’ambiente collinare canavesano ancora integro e sano? Io propendo per quest’ultimo. Il FAI, insomma, per coerenza con il proprio mandato dovrebbe affrontare la possibile impopolarità vietando l’accesso in auto alla mostra. E impegnandosi a fare accettare la soluzione come pratica corretta perché, a chiamarsi Fondo Ambiente, si prende un impegno almeno in egual misura verso i beni artistico-culturali e quelli ambientali.

alcuna sacralità. Ognuno con il suo ombrellone o il gazebo diverso dagli altri, stand cacciati dentro a forza per rafforzare nel visitatore l’idea di disporre di tanto in cambio di un biglietto d’ingresso salato, disordini d’ogni genere (a cominciare dai prati attorno al castello e quelli di Caravino, più in basso, tutti diventati parcheggio della mostra), nessun evento culturale in calendario, ormai cronici problemi di controllo della cartellinatura botanica (ma l’organizzazione che fa? Non legge?), stand mangerecci a bizzeffe, segregati in una “dependence” murata (una sorta di rinata festa dell’Unità da ghetto). Se è vero che io sono piuttosto incontentabile, è anche vero che da due o tre anni si è levato un coro di proteste: sono ancora in sordina, ma ci vuole poco perché diventino tuono e lampi e addio Tre giorni per il giardino a Masino. È stata la prima a emergere, potrebbe essere la prima a soccombere.
Ne parlo svogliatamente tanto quanto per quindici anni ne ho parlato con entusiasmo: sono stata la prima a visitare la manifestazione e a recensirla sui giornali, non perché io sia chissà chi, semplicemente perché in quegli anni andavo proprio ovunque ci fosse un alito di giardinaggio e poi Masino è ad un tiro di schioppo da casa mia e quando ho capito che il format di Courson stava tentando di trasferirsi in Italia, evviva. Ma del come eravamo parlerò un’altra volta, adesso purtroppo bisogna pensare a come saremo avanti di questo passo (uffa, che parte mi tocca fare).
Sul forum di Compagnia del giardinaggio serpeggiano i malumori. Scrive niknik962: “Non ho visto grandi novità se non l’accesso al parcheggio a pagamento. Inoltre troppa confusione per i miei gusti.” Lascia vuota una riga come per prendere tempo e aggiunge: “Devo ancora capire adesso cosa c’entrava con il giardino lo stand degli abiti su misura”.  Nello stesso forum Giuseppe (so chi è: un addetto ai lavori di alto profilo) analizza con la consueta lucidità: “Purtroppo Masino sta perdendo quell’appeal che aveva qualche anno fa. Molte piante offerte, ma non valorizzate, gli espositori presenti spesso in maniera anonima e mancanza di un congruo numero di eventi collaterali legati alle piante ed al verde.” E conclude commentando: “Dalla prima manifestazione nazionale del settore che ha numerosi passaggi sulle principali reti televisive nazionali, mi aspetterei più coraggio e novità. Spero che le novità per il ventennale del prossimo anno non si riducano a un megapranzo, poichè lo riterrei svilente per la manifestazione.”  Il fatto è che proprio di questo hanno parlato per festeggiare. E le piante, non le consideriamo proprio più?

Comunque della manciata di appunti positivi mi restano un profumatissimo Ribes odoratum e uno sino ad ora sconosciuto (a me) Xanthoceras sorbifolius con pannocchie rade di fiori bianchi che si tingono di rosa fucsia invecchiando, entrambi visti nello stand del vivaio Nifantani (www.ilgiardinolepassioni.it); la fioritura di Sinocalycanthus chinensis nello stand del vivaio Garbujo, con Roberto tutto solo a portare avanti l’eredità professionale di suo padre Ivano. E poi due momenti che sanno di comunità del verde. Il passaparola tra gli espositori e gli amici in visita, e all’ora stabilita in tanti a festeggiare i cinquant’anni di Fabrizio Fessia, compiuti proprio domenica, nel suo stand di azalee, eriche, magnifici aceri e altre acidofile. Chi è e che cosa produce in questo sito. E poi la passeggiata che ho fatto di stand in stand con i bambini del progetto Peraga Junior perché imparino a guardare le piante con occhi amichevoli e curiosi. Hanno visto, toccato, annusato, ricevuto piantine in omaggio, compresa quella di fragola che hanno rinvasato nello stand dell’Oasi Zegna, premiati con una fetta di pane e marmellata e un sacchetto di meraviglie. Per il progetto Peraga Junior andate a vedere qui, per le iniziative primaverili in calendario all’Oasi Zegna andate invece qui. Per sapere se la passione per le piante attecchirà nei piccoli destinatari di tante attenzioni invece ci vorrebbe la sfera di cristallo. Oppure bisogna continuare a lavorare e aspettare qualche anno. Incrociando le dita perché la mostra di Masino sopravviva al momento critico che sta attraversando.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

6 thoughts on “Masino in crisi creativa

  1. Ciao a tutti!
    Sono un designer d’interni di Torino,per l’allestimento di una mostra vorrei sapere se è possibile acquistare Miscanthus ad altezza di circa 2m in Piemonte.
    Lo scopo è creare una sorta di galleria vegetale in cui immergersi, o forse voi potreste consigliarmi altre erbacee piu’facilmente reperibili che possono svolgere questa funzione?
    Grazie!

    lorenzomartini@ied.edu

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  2. Quale onore essere citato sul tuo Blog!

    Comunque ho visto per la prima volta Masino 18 anni fa da quasi profano dei Giardini con la G maiuscola e mi aveva incantato per la sua particolarità, ora è senz’altro un po’ scaduto.

    Comunque ottimi stand anche con piante particolari, ma è venuto a mancare il fascino della manifestazione e tra il pubblico c’erano più amanti delle surfinie e dei pelargoni che del Sinocalycanthus! (a proposito quanti anni impiega a fiorire? Il mio ha ormai 6 anni ma di fiori nulla…).

    Penso che il problema della manifestazione sia che si vuole farne un’attrazione di massa piuttosto che un laboratorio di crescita della sensibilità giardinicola.

    Complimenti per il tuo blog che si legge sempre molto volentieri.
    Nicola

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    1. @ valeria
      Spiacente, Valeria, al di là del fatto che, come dici tu, gestire grandi numeri può essere faticoso (per altro se l’attuale organizzazione non se la sente di continuare, deve solo lasciare che ci provino altri), io sono d’accordo con quanto ha detto Niknik962 nel suo commento al mio post: “Penso che il problema della manifestazione sia che si vuole farne un’attrazione di massa piuttosto che un laboratorio di crescita della sensibilità giardinicola.” A te Masino può andare bene dal punto di vista della soddisfazione e dell’incasso, ma io parlavo di altro: di una manifestazione che sembra aver esaurito le sue cartucce e in compenso lascia sul territorio vistosi segni negativi del proprio semestrale passaggio. Avevamo creduto in quel laboratorio di crescita (passava anche attraverso i Phlomis ben cartellinati ad uno ad uno, ma questo è solo un dettaglio) e ci ritroviamo tutti in coda a credere solo nel diritto di raggiungere la biglietteria in tempo utile a non rovinarci per strada la giornata libera. Un bel salto di qualità, te lo dico io. Siccome so che da nessuna parte sono solo rose e fiori, provo a giustificare anche Masino, ma con meno scusanti di chiunque altro, essendo una creatura del Fondo Ambiente Italiano. Sai, qualche anno fa (tu forse non facevi ancora la vivaista) Giulia Maria Crespi all’inaugurazione di una ancora sacralissima edizione di Masino urlò con quanto fiato aveva in gola contro il progetto di Mediapolis, un mega polo tecnologico, commerciale e di intrattenimento che doveva sorgere a Albiano, cioé nel paese sotto al castello di Masino. La Crespi fu convincente tuonando contro coloro che, per business e sventolando un migliaio di nuovi posti di lavoro dopo la dolorosa chiusura dell’Olivetti, avrebbero snaturato il paesaggio, inquinato aria e acqua, caricato il territorio di un traffico che non è in grado di reggere. Da qualche anno io ci penso tutte le volte che salgo verso Masino: non hanno realizzato Mediapolis (doveva essere inaugurata nel 2008, sono ancora lì adesso a fare ricorsi), in compenso la mostra di giardinaggio del FAI allestita in cima alla stessa collina provvede a creare in piccolo gli stessi danni. Pensa un po’: per quel grosso progetto gli uomini del business avevano pensato di mimetizzare le facciate con il verde e, siccome Patrick Blanc non era ancora la star di simili soluzioni di verde verticale, avevano chiamato il flower e garden designer Daniel Ost che si era esibito in un raffinato esercizio di stile. Qualcosa si trova nel sito http://www.gruppomediapolis.com. E io, che continuo a pensare che il meglio sarebbe lasciare in pace il territorio per quello che è, con la sua vocazione agricola, devo ammettere che sono spaesata parecchio quando il FAI sbraita che quei campi di mais sono sacri e poi destina a parcheggio tutti i prati utili (privati) attorno al castello. Prati naturali, dunque neppure soggetti ai fertilizzanti o ladri di acqua come i campi di mais. Che dire: il laboratorio di crescita della sensibilità giardinicola che secondo Niknik962 dovrebbe essere Masino avrebbe bisogno a monte di un laboratorio ambientale. Senza la creatività invece è tutto fermo su tutti i fronti. O, come a me sembra, comincia a degradarsi nell’indifferenza generale.

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  3. Non lo so, non conosco i problemi di cui parli e la mia visione è limitata a ciò che posso solo intuire. La questione della creatività e dell’impegno mi pungolano di più, essendo argomenti su cui posso minimamente spendermi. Indifferenza, MAI! (spero)

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