Una foto una storia (dal 12 maggio 2010)

La foto della testata del blog dal 12 maggio 2010
Voglia di rose (anche tedesche)

Sangerhausen è una cittadina tedesca nel land della Sassonia-Anhalt, circa 200 km a sud-ovest di Berlino. Ha dato il proprio nome al cosiddetto “disco di Sangerhausen”, un reperto del 1600 a. C. in bronzo con applicazioni in oro che rappresentano sole, stelle e luna, insomma una sorta di mappa del cielo: la simbologia cosmogonica dei nostri antenati dell’età del bronzo. La Chiesa ricorda di Sangerhausen anche una Beata Giuditta nata in questo luogo nel Medioevo, mentre per la gente dei giardini è la sede di un importante roseto centenario, voluto dalla Società della Rosa tedesca Verein Deutscher Rosenfreunde nel 1897 su suggerimento del famoso rosaista di Treviri Peter Lambert (1859-1939) e aperto al pubblico nel 1903 su una superficie iniziale di 1,5 ettari, poi continuamente ampliato sino agli attuali 15 ettari. Rimasto isolato per lunghi anni a causa delle guerre e poi della divisione in due della Germania (e unico roseto ad avere scambi di varietà con i paesi del blocco comunista), ospita la collezione di rose più ampia e più importante d’Europa (c’è chi dice del mondo), più ancora che la ragguardevole collezione di Hay, in Francia presso Parigi. I numeri parlano di 500 specie del genere Rosa, 8.300 varietà, molte delle quali presenti solo qui, oltre 75.000 esemplari in coltivazione. L’ibridatore americano Paul Barden, che anni fa ha visitato il roseto e ha aiutato a riclassificare le varietà antiche sopravvissute agli eventi ma ormai prive di cartellinatura, racconta che, grazie alla generosità dell’Europa Rosarium di Sangerhausen, Peter Beales ed altri rosaisti di tutto il mondo hanno potuto attingere a materiale genetico diverso, utile per ottenere nuovi ibridi.

Ebbene, mi è venuto voglia di parlarne per uno dei miei soliti cortocircuiti. Oggi ho visto sbocciare la prima corolla sulla più precoce delle mie rose (nessuno mi chieda come si chiama: era già qui quando sono arrivata io, in genere fiorisce da marzo a dicembre, sicché localmente, dove è comune, viene chiamata “rosa delle quattro stagioni”). Poi ho pensato che la fioritura è così in ritardo, da farmi pensare di trovarmi in mezzo alla Germania. E qui ho ricordato Sangerhausen, visto tre volte tra giugno e inizio luglio nell’arco di una ventina di anni, e sempre al massimo della fioritura quando da noi, arrivato il primo caldo, le rose hanno terminato la prima esibizione e si concedono una pausa.  A questo si aggiunga che sono in partenza per Franciacorta in fiore, la mostra di giardinaggio che ha per sottotitolo “rassegna nazionale di rose ed erbacee perenni. Storia, fragranze e sapori di Franciacorta”, ed ecco fatto. Oggi, giorno di metà maggio che dovrebbe essere tripudio di rose e fiori, il tempo è uggioso, a Sangerhausen ci sono 12 °C, qui ce ne sono 14: spero di trovare qualche grado in più nella terra bresciana delle “bollicine” e una redenzione di primavera in mezzo alle rose fiorite degli espositori.
Chi vuol venire a Cazzago San Martino per Franciacorta in fiore: info www.franciacortainfiore.it e tel 339-3598519
Per notizie in più sull’Europa Rosarium di Sangerhausen e sulla festa delle rose che si tiene tutti gli anni l’ultimo fine settimana di giugno: www.europa-rosarium.de o, meglio ancora, nel sito (anche in italiano) dell’Ufficio Turistico Tedesco.

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Pubblicato da

Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

One thought on “Una foto una storia (dal 12 maggio 2010)

  1. Cara Mimma

    non le chiederò il nome della rosa “delle quattro stagioni”, ma di mostrarcela sì! Anche non fosse una rosa storica con pedigree, è senz’altro una rosa con una storia, se è così diffusa da possedere pure un nome comune “indigeno”. Grazie!

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