Purché qualcosa resti

Ogni giorno accumulo un po’ di ritardo, che guaio. Mi consola solo il fatto che quest’anno tutto è in ritardo con me. Le rondini sotto il mio portico sono arrivate solo martedì scorso, due giorni fa: oltre un mese e mezzo di ritardo sulla tempistica che conoscevo. Nel giardinetto fresco dietro casa il tappeto di Asperula odorata è in piena fioritura ora; in genere lo era a fine aprile, insieme a Scilla hyacintoides, che invece non ha ancora intenzione di schiudere le sue campanelline azzurre. E io sono in ritardo con l’orto, persino con le potature invernali, con la semina delle zucche, per non parlare di tutto il resto che riguarda la vita e il lavoro. Non è una crisi di ansia, ma solo questo clima balordo. O almeno così spero. Sicché mi scaravento a raccontare – più per immagini che a parole – quanto ho vissuto alla dodicesima edizione di Franciacorta in fiore lo scorso fine settimana prima che succeda altro e i ritardi si accumulino ulteriormente.

Questa manifestazione, più di altre, dà il destro per fare il punto su dove stiamo andando, nel bene e nel male, noi popolo dei giardini e promotori del giardinaggio come pratica culturale e colturale. Se Masino si prendesse la briga di avere anche solo metà degli appuntamenti culturali e didattici proposti da Franciacorta in fiore, sarebbe un evento di tutto rispetto, invece che un semplice mercato di lusso. Cosa per altro che Franciacorta in fiore non riesce ad essere: i mercati di lusso sono alimentati da clienti di lusso (per interesse botanico paesaggistico, e non perché hanno portafogli sostanziosi) che frequentano piante e giardini da molto tempo e forse si considerano un mondo eletto a parte. Franciacorta in fiore invece anno dopo anno sta costruendo il suo pubblico, democraticamente normale, che va educato e accompagnato perché non ha occhi critici per vedere, né parametri di riferimento per valutare, ma potrà affinarsi nel tempo e capire la differenza, per esempio, tra una pianta che arriva dall’Olanda bella gonfia di fertilizzanti e non raccontabile dal suo venditore che l’ha appena scaricata da un carrello e a malapena ne conosce il nome, e una pianta allevata da seme o da talea di cui il suo vivaista sa tutto, difetti, pregi, bisogni e generosità. Se non faccio il nome degli espositori del primo genere, purtroppo presenti, posso invece nominare, ossequiando la qualità, l’onestà dei prezzi e l’impegno, vivai come Susigarden, Le ortensie di Corinna, Carnosa e Spinosa, Giardineria del Castello, che fanno onore alla loro categoria.

E così, per fare crescere ogni anno un po’ di più i visitatori: presentazione di nuovi libri alla biblioteca comunale, che per l’occasione ha messo in mostra tutti i libri di giardinaggio e botanica che ha in dotazione e in vendita; parecchi momenti per i bambini (compresa una conferenza del maestro giardiniere Carlo Pagani che ha avuto con loro un magnifico scambio, direi alla pari, da bambino a bambino).

E poi  lezioni di composizione floreale, laboratori di botanica, una mostra di straordinarie acqueforti di Federica Galli, il consueto annullo filatelico, un’asta di strepitosi spumanti franciacortini, di orchidee e polli di razza a scopo di beneficienza, un pranzo multietnico organizzato dalle comunità di altri Paesi presenti nella cittadina…  Quest’anno si sono anche inventati, invece dei soliti giardinetti esemplificativi ricorrenti un po’ ovunque e da buttare via dopo tre giorni di mostra, un riordino colto degli incolti urbani di Cazzago. Con un metodo “alla tedesca” e alcuni risultati tanto interessanti che mi riservo di parlarne un’altra volta.

Al di là di quanto gli organizzatori (il comune di Cazzago San Martino e la sua Pro Loco) riusciranno a raccogliere nel tempo, restano il momento di coralità anche nella fatica (provate voi a tenere sotto controllo la situazione… fangosa mentre gli espositori devono scaricare e allestire: onore alla squadra di uomini che il venerdì non hanno alzato la testa dalla mattina alla sera tardi), il riconoscimento di essere una comunità che cerca momenti di festa e collabora per crearla, il bisogno di far sapere al mondo che si esiste e si cercano strade per esistere ancora un po’ di più. Non per caso se cercate Cazzago San Martino sul web, incontrate la scheda di wikipedia che, guarda un po’, tra bollicine di Franciacorta, palazzi nobiliari, storia ed economia di una cittadina di 11.000 abitanti a ovest di Brescia, trova il modo di raccontare che qui si svolge una mostra di giardinaggio nazionale denominata Franciacorta in fiore e che gode del patrocinio di molte istituzioni. L’orgoglio di appartenenza passa anche attraverso questo, che meraviglia che sia così. Purché tutto, piante, festa, accesso gratuito alle manifestazione e agli eventi, encomi ufficiali delle istituzioni e dei media, grande afflusso di visitatori, serva per crescere. Non so perché nella direzione delle piante e dei giardini in Italia non è mai così facile, ma ce la si può fare.

Lo dico anche per le mostre di giardinaggio primaverili che ancora devono svolgersi. Io il prossimo fine settimana andrò a mettere il naso a Yacht & Garden a Genova (www.marinagenova.it) perché  mi intriga l’idea di una mostra sulla banchina di un porto turistico e lì l’amico Daniele Cavadini espone le sue fotografie. Poi mi sposterò a Camaiore dove c’è una manifestazione quasi cinquantenaria che si chiama Demetra: una volta era la festa delle fragole e degli ortaggi locali, e adesso chissà: potrò parlarne solo dopo averla vista. In ogni caso il prossimo fine settimana per i giardinieri sarà più cruciale del precedente: Bassano del Grappa, Macerata, Perugia, Todi, Portici, Ischia…  Come dicevo:  chissà mai che prima o poi di tutto questo qualcosa resti.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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