Una foto una storia (dall’ 11 giugno 2010)


La foto della testata del blog dall’11 giugno 2010
Under African Skies
Da qualche giorno mi fanno una testa così con ‘sta storia del campionato mondiale di calcio, persino la Rai da dieci giorni fa il conto alla rovescia come se oggi, 11 giugno, fosse l’inizio di una nuova era. E io, che penso a tutto meno che al calcio, mi sono ingegnata a sopravvivere al tormentone dirottando l’attenzione sul Sudafrica invece che su ciò che questa nazione d’Africa si appresta a regalare alla tifoseria internazionale.
Con la mente all’alluvione di 24.000 specie vegetali diverse che ne onorano gli ambienti naturali, ho deciso di dedicare la testata del blog ad una delle infinite piante che dal Sudafrica hanno raggiunto i giardini del mondo intero. Ho scelto la più semplice, Delosperma cooperi, che non oso chiamare banale solo perché non esistono piante che siano tali. Non banale, ma facile sì, oltre che uno dei mesembriantemi più rustici: aizoacea succulenta e tappezzante, regala i suoi fiori a margherita, rosa magenta e sericei, da maggio a ottobre, giù dalle scarpate, dentro i vasi, nel primo piano delle bordure, nelle fessure delle pavimentazioni e della roccaglia. Ne stacchi un pezzetto, ne interri la base e già hai fatto una talea, due settimane ed è una pianta nuova. Si adatta a tutti i terreni, non va mai concimata, adora il sole. Unico tallone di Achille di una pianta così è solo l’umidità, sicché attenzione ai ristagni d’acqua, e meno la si bagna e meglio sta.

(a-wa) O kodwa u zo-nge li-sa namhlange/(a-wa a-wa) Si-bona kwenze ka kanjani/(a-wa a-wa) Amanto mbazane ayeza.
Noi saremo qui oggi/vediamo cosa succede/le ragazze stanno arrivando

Così intonava il coro insieme a Paul Simon in Diamonds on the Soles of Her Shoes dell’album Graceland. Era il 1986. Delosperma cooperi – qualcuno lo chiamava ancora Mesembrianthemum facendo di ogni erba un fascio – cercava estimatori in Italia nei primi cataloghi forniti di erbacee perenni e attirava lo sguardo con i suoi colori intonati all’estate mediterranea. Io sfogliavo cataloghi su cataloghi mentre ascoltavo Graceland apprezzando non solo la musica, ma anche l’eloquente à plomb con cui un cantautore americano e bianco, rincorso persino dal biasimo,  se n’era andato a registrare nel Sudafrica dell’apartheid, dove le popolazioni locali dovevano farsi da parte perché di pelle nera e se eri bianco era spregevole che ti mescolassi con loro. Andate a vedere su youtube, la straordinaria semplicità con cui uomini di pelle diversa e uguali sentimenti provarono, prima che nascesse la Rainbow Nation, che si poteva convivere non solo ognuno con il proprio colore, ma anche ognuno con le proprie musiche, offrendole all’altro in un gioco di felici contaminazioni. Stava arrivando la world music, intanto piante come il delosperma dalle margherite rosa-violette allargavano le contaminazioni nei nostri giardini.

Questa è la storia di come abbiamo iniziato a ricordare
questo è il potente pulsare dell’amore nelle vene
queste sono le radici del ritmo
e le radici del ritmo rimangono (per sempre)

Così cantava Paul Simon in Under African Skies (da ascoltare la versione con Miriam Makeba, che trovate qui). In questo mese del campionato del mondo di calcio in Sudafrica, metterò in cuffia i suoni di Graceland e, mentre infurierà il tifo davanti ai televisori italiani, andrò fuori a ripassare l’elenco floristico delle piante che, nate per cieli africani, si sono benevolmente adattate ai nostri giardini.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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