Una foto una storia (dal 21 giugno 2010)

La testata del blog dal 21 giugno 2010
Sul carro del sole
Un terribile lunedì mattina di burocrazie e disservizi all’italiana: non arriva la posta perché la postina ha una bambina piccola e dal nido l’hanno avvisata che non sta tanto bene e io invece, qui in cima a questo paese dimenticato, devo ricevere ben due lettere importanti, una da rispedire immediatamente, con l’altra andare all’ACI in città a dissequestrare la mia auto, in ostaggio da dieci giorni ad una gestione delinquenziale delle multe non pagate. E quando a mezzogiorno, al limite della sopportazione, code e chilometri gratis tutta la mattina, qualcuno telefona e mi dice: “Oggi è il primo giorno d’estate, auguri” io penso a come liberarmi delle burocrazie, della stupidità, delle multe che hanno fatto il giro sbagliato, delle poste che non sostituiscono i dipendenti, del tempo rubato alla vita in nome di chissà che cosa. E del pullover che ho addosso perché tutto sembra, questo giorno, meno che il primo d’estate. È stato lì che ho desiderato essere rapita dal cocchio del sole, Helios (ma a me piace di più chiamarlo Apollo), per volare via da tutto, incontro al caldo e alla luce.

Ogni mattina al canto di quel gallo a lui così caro, ma così inopportuno, Helios con uno slancio abitudinario balzava dal giaciglio del suo meraviglioso palazzo in Oriente e saliva sulla splendida quadriga aurea. Con una guida agile e veloce, attraversava i cieli fino a fermarsi nell’estremo Occidente dove, sciolti i cavalli, li lasciava riposare nelle Isole dei Beati. All’ora del tramonto si adagiava con cocchio e cavalli nell’enorme coppa di oro prezioso forgiata dall’abile Efesto. lo splendente vaso alato iniziava una corsa precipitosa e velocissima, conducendo il dio dal Giardino delle Esperidi al paese etiopico. Da qui Helios avrebbe poi ricominciato il suo eterno andirivieni, il cui segnale d’inizio era l’avvicinarsi della sorella Eos, la dea dell’Aurora. (alla voce Miti e leggende a cura di Aldo Cannella in questo sito)

Non ho molti riferimenti iconografici del Sole sul suo cocchio dorato, ma per me è indimenticabile quello in cima al tempio del Sole dell’Eremitage di Bayreuth, al centro delle serre semiellittiche volute dalla moglie del margravio Guglielmina a metà Settecento. L’intero allestimento era simbolico: dall’alto il Sole pronto a partire sul fare del giorno per dare luce al mondo, le serre per ospitare in inverno le piante esotiche che dovevano ricordare paesi lontani e i valori della terra, come le voliere alle estremità del complesso per simboleggiare l’aria e, di fronte al tempio, la grande fontana a simboleggiare il mare. Per quanto ho capito dalle scarne notizie che ho trovato in giro, dietro la scenografia grandiosa e luminosa (rafforzata dalle tessere di cristalli colorati che rivestono la facciata) ci fu un italiano, Giuseppe Galli Bibiena (Parma 1695 – Berlino 1757), di una famosa stirpe di scenografi, architetti di teatri, pittori emiliani, attivi in buona parte d’Europa. Oggi vorrei essere a Bayreuth a bermi una tazza di té (caldo) dando le spalle al cocchio del Sole, ma i 15 °C che ci sono in questa città tedesca mi consigliano di accontentarmi dei miei 18 °C, in attesa che un Apollo quest’anno eccessivamente svagato, passando sulla mia testa alla guida della quadriga d’oro, si accorga che oggi è il Solstizio d’estate.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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