Appunti siciliani

Breve pausa in fondo alla Sicilia orientale, dove l’Italia è più vicina all’equatore di quanto lo sia Tunisi. I paesaggi dolci e assai meno riarsi di quanto vorrebbero i luoghi comuni sull’estate mediterranea. Il colore chiaro e morbido della pietra, l’arrendevolezza dell’arenaria, la caparbia attitudine dei capperi a colonizzarla. Il ricordo dei fasti nobiliari antichi e del potere della chiesa nelle monumentali facciate barocche patrimonio dell’umanità UNESCO: Modica, Noto, Scicli, Ragusa Ibla… Il ricordo della miseria popolana nei tessuti urbani affastellati e struggenti, nelle grotte che forano la roccia. L’eco del terremoto del 1693 che ha sconvolto un intero territorio e rimodellato il tessuto urbano. Quel mare straordinariamente sereno per chi guarda dalla Sicilia, pieno di speranze poi quasi sempre disattese per chi guarda dall’Africa. Palme, palme, palme e le motoseghe in azione sui lungomare dove il punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) ha avuto la meglio. Ad emergere dallo skyline solo Araucaria excelsa (= A. heterophylla), conifera australiana dalla silhouette grafica elegantissima, oppure palazzi anni Settanta e Ottanta di cinque o sei piani tirati su senza ritegno sul più bello di borghi antichi e colline. Campi, vigne, serre a perdita d’occhio, queste ultime ora quasi tutte vuote: fanno pomodori e fiori quando altrove in Italia vince il freddo. La luce viva del giorno che toglie colore alle cose e quella morbida e avvolgente del tramonto, che in controluce disegna il contorno spinoso di Echinocactus grusonii, interi campi al Vivaio del Valentino di Sampieri, frazione di Scicli. L’uso delle bougainvillee, encomiabile perché discreto, come il profumo dei gelsomini, disperso dalla brezza quasi costante. E poi il calore della gente e la disponibilità a condividere un regno decentrato di bellezza, civiltà e natura; talvolta, pare di capire, dimenticato da chi sopra alla nostra testa fa il bello e il cattivo tempo e sembra non accorgersi che posti così sono la carta d’identità indimenticabile della nostra nazione.

Advertisements

Pubblicato da

Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

5 thoughts on “Appunti siciliani

    1. @Meristemi
      Già, la manna. Altro territorio di Sicilia, altra storia da raccontare, anche in termini di recupero e di tenace amore per la propria terra. Conosco Valerio Onorato (tel. 0921-910083 e 333-2199076, email mariontisosicilia@virgilio.it), uno dei sette o otto produttori promossi, nel loro (eroico) lavoro, dal presidio Slow Food di Sciacca (http://www.slowfoodsciacca.it/pag_ge.asp?lingua=ita&link=120). Bisognerebbe collaborare tutti quanti a far conoscere questa realtà ormai puntiforme, un tempo più diffusa sino alla Calabria. Ma allora non c’erano le industrie farmaceutiche a farla da padrone… Bisognerebbe far conoscere i produttori di manna delle Madonie non solo perché questa sostanza naturale sembra avere molteplici effetti benefici, ma anche perché valorizza un territorio, le sapienze contadine e chi decide di restare. Sulle reali proprietà della manna attendiamo di conoscere la tua autorevole posizione (io sono sempre un po’ scettica se si cantano meraviglie di aloe, stevie e piante simili)

      Mi piace

  1. Quello degli effetti benefici è un problema non dei prodotti ma dei mercati. Viviamo ormai l’ossessione del funzionare, dell’efficacia, del benessere compulsivo, della fobia per il sano e naturalissimo invecchiamento. Al settore delle proprietà benefiche cade a pennello una definizione un po’ tranchant di un architetto-scrittore (Rem Koolhaas): “Il cambiamento è stato staccato dall’idea di miglioramento. Il progresso non c’è più; la cultura barcolla di lato senza sosta, come un granchio fatto di Lsd…”. La ricerca scientifica pro-commercio barcolla di lato senza sosta, in questi campi con esiti lisergici.

    Per me alcuni ingredienti vegetali, alcuni prodotti derivati da piante hanno valenza in quanto cultura (termine in cui inglobo anche il sapere scientifico). Che facciano bene per qualcosa, che siano fondamentali per il benessere o siano è quasi un orpello rispetto al loro valore di relazione con l’uomo e con il territorio ed alla loro resistenza contro i bisogni indotti.

    Mi piace

  2. A fianco alla fabbrica dei mattoni, ci abita un carissimo amico, lui lì c’è nato 80 anni fà. Carmelo, coltivava quei vigneti. La prossima volta che ci passi, vallo a trovare, ti offrirà un’ottimo latte di mandorla. Mau.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...