Una foto una storia (dal 1 agosto 2010)

La foto della testata del blog dal 1 agosto 2010
No alle vacanze fuga

Telefona l’amica Franca e chiede come mai non scrivo più sul blog e se per caso sono in vacanza. No e poi no, non solo perché sto lavorando a pieno ritmo per preparare novità per il rientro di quelli che ieri sono partiti, tutti insieme e con il solito corteggio di incidenti, ritardi aerei e amenità simili, ma anche perché trovo insopportabile questo accodarsi tutti, spingendo per esserci negli stessi giorni e sulle stesse rotte ed assicurarsi così di soddisfare una (per me inspiegabile) foga masochistica nazionale. Da sempre le mie giornate d’agosto sono in direzione ostinata e contraria, per dirla con De André. Mi godo il fresco e il silenzio della mia casa alpina come riappropriazione della mia quotidianità, sciabatto per casa a fare marmellate e riparazioni, come premio visito qualche città non troppo distante dal mio rifugio, apprezzando la dimensione di nuovo umana di luoghi dell’urbanesimo che negli altri mesi dell’anno stentano ad essere ancora vivibili. “Qui si esce dal mondo” scrisse anni fa il mio amico Carlo Pagani maestro giardiniere alle porte del grande bosco planiziale appena acquistato. L’oneroso impegno economico che aveva affrontato era vissuto come passo necessario per poi dimenticare tutto, non a Santo Domingo o alle Seychelles due settimane all’anno, ma ogni giorno e a mezzo isolato dalla porta di casa. Quando poi le sue vacanze lampo quotidiane sono diventate la norma, Carlo ha tolto il cartello di legno che aveva apposto all’ingresso del bosco e che riportava stampigliata la scritta perché ormai risultava chiaro a tutti i frequentatori  che lì si entrava in una dimensione diversa, di vacanza intesa come nel latino vacatio, mancanza, assenza delle incombenze e degli affanni quotidiani. Lo scorso anno, in un mio assaggio della sua perenne vacanza domestica, ho ritrovato la scritta abbandonata sul davanzale di una delle casette in legno del bosco. La propongo oggi, primo giorno di vacanza per milioni di italiani, come ricetta che nella vita si può apporre il cartello “qui si esce dal mondo” molto più spesso e con modalità diverse che nelle fughe di massa agostane. Con un giardino amato, per esempio.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

2 thoughts on “Una foto una storia (dal 1 agosto 2010)

  1. Gent. Signora, la capisco perfettamente. Io abito a Roma in una zona centrale. In estate non me ne vado mai, perchè il mio quartiere è stupendo in agosto: silenzio, silenzio e poi silenzio. Insomma tutti gli… vanno al mare. Io mi godo il mio giardinetto (un grande lusso), le mie begonie, le mie felci, le fucsie, le acantacee e tante altre chicche, senza il controllo di quelli che abitano sopra di me e che si lamentano sempre dei miei alberi dove si annidano le zanzare (sic) e poi tolgono l’aria. Io però devo starmene zitta sui loro condizionatori accesi anche in piena notte. Ippolito non diceva che siamo un paese di dendrofobi?
    Controlli un po’ se quello che stanno facendo i suoi meravigliosi vicini sia legale. Speriamo che anche loro vadano al mare.
    Buon agosto, speriamo
    Lucilla Zanazzi

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