Chiacchiere di Ferragosto

Sto imparando moltissimo del genere Opuntia, e questa è una delle cose interessanti a lavorare in agosto: si ha un po’ più di tempo e ci si attarda a cercare la notizia in più capace di soddisfare la curiosità che per il lavoro non è richiesta, ma per crescere in competenza e soddisfazione invece sì. In questo caso, tra le mille cose nuove che non sapevo e che sto apprendendo, c’è che gli Aztechi tenevano in grandissima considerazione Opuntia ficus-indica, specie messicana introdotta in coltura in tutta l’America Centrale e, con la scoperta delle Americhe, dilagata negli ambienti caldi e aridi d’Oltreoceano. Gli Aztechi se ne servirono sia per uso alimentare, sia rituale e, ancora, come base per lucrosi commerci non alimentari. Per esempio, anziché combattere la cocciniglia Dactylopius coccus che infesta questa cactacea, la “coltivavano”, per ottenere il prezioso carminio con cui tingere i tessuti di rosso. Il sito di Wikipedia, alla voce che riguarda questa pianta succulenta, è generoso di note e appunti. Saltando da una pagina all’altra sono arrivata ad una magnifica illustrazione del codice Mendoza, una di quelle opere che, se solo fossi avida di possesso e ricca come Bill Gates, vorrei avere in biblioteca per poterla sfogliare una volta alla settimana e ritrovare il senso e la bellezza delle cose. Tutta questa chiacchierata per dire che la seconda tavola del Codice Mendoza riporta al centro un’aquila su un fico d’India,  e con questo glifo gli Aztechi significavano la loro capitale Tenochtitlán, sulle macerie della quale sorge Città del Messico. Per quanto riguarda le numerosissime specie del genere Opuntia, se ne saprà qualcosa in più tra meno di venti giorni a Lucca. Murabilia infatti ha scelto il genere Opuntia tra i tre temi del 2010.

Ferma qui a lavorare, ringrazio di non dover stare in giro sotto questa pioggia terrificante che di estivo non ha niente (ieri 13 gradi: estate?!?). E già pregusto gli impegni di settembre e alimento la speranza che, se continua a fare cattivo tempo adesso, nella dotazione stagionale di Giove Pluvio non resteranno altre basse pressioni a turbare i miei tour di fine estate. Uno di questi avrà per meta il giardino del Vittoriale a Gardone Riviera a metà settembre e per scopo il Festival Internazionale del Paesaggio e del Giardino. Ci saranno numerosi interventi internazionali, ma attendo con particolare interesse la relazione Designing Atmospheres del paesaggista Luciano Giubbilei (www.lucianogiubbilei.com), che seguo da qualche anno. Italiano, ma trapiantato a Londra dove ha aperto lo studio E6 nel 1997, ha un approccio al verde e al design che mi piace molto per la pulizia di segno, il gusto per le simmetrie, la sobrietà classica delle invenzioni architettoniche, la capacità di ricreare di notte in giardino volumi con la luce. Mi sembra insomma che questo giovane garden designer toscano abbia una apprezzabile dotazione culturale e lavori per sottrazione per giungere ad una semplicità densa di senso. Il minimalismo forse sta finendo il suo tempo, ma restano validi secondo me il metodo di approccio alla progettazione e allo spazio e il desiderio di non cedere alle lusinghe della decorazione fine a se stessa. Di questi tempi, a mio parere, il lavoro di Luciano Giubbilei è come una boccata di aria fresca che fa dimenticare i divi del paesaggismo che si arrampicano sui vetri (come sulle facciate parigine…) per pontificare e fornire argomenti di conversazione al popolo di ferventi modaioli di settore…

Cercavo altro rimuginando sul disfacimento dei rapporti umani e culturali, della sensibilità nei confronti della natura e del paesaggio e mi sono imbattuta in una notizia dell’Adnkronos del 28 aprile scorso. Nella primavera 2009 un inquilino di un condominio milanese ha distrutto sotto il cornicione del palazzo un nido di rondini con una femmina che stava covando, i condomini si sono rivolti al tribunale degli animali di Aidaa e, giusto un anno dopo, è arrivata la sentenza. Con la quale l’uomo, colpevole di violazione delle norme internazionali e nazionali di tutela dei volatili migratori, è stato multato per 516 euro che, versati al condominio, serviranno per acquistare mangime per uccelli. Divulgo perché chissà mai che la multa non funga da buon deterrente, in un Paese che ha ancora bisogno di coercizioni per accettare il dato che la natura esiste, e guai se non ci fosse. E di mio aggiungo che l’istinto degli uccelli a farsi una casa per la cova è commovente. Un nido di balestrucci, distrutto dai soliti noti sotto un cornicione vicino a casa mia, è ricomparso d’incanto, due giorni dopo, un metro più in là; e le rondini del mio portico, arrivando la scorsa primavera non hanno più trovato uno dei due nidi perché sfasciato dagli uccellini che ci dormivano d’inverno: lo hanno ricostruito immediatamente, ma in un altro angolo. Se vogliamo in una posizione scomoda per me che ci devo passare sotto, ma dicono che porti fortuna (sto ancora aspettando che succeda, che un uccellino esca dal nido, alzi la coda e…zac! su una spalla o su una camicia candida di bucato. Ma tra un po’, con questo tempo degno dell’autunno avanzato, le rondini se ne andranno senza avermi omaggiata).

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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