Questo si questo no

I premi a Guastalla in occasione di Piante e Animali Perduti edizione 2010 - LICEO SCIENTIFICO GIOVANNI PASSERINI – Istituto Comprensivo Russell, Guastalla per il lavoro educativo e di continua ricerca, la sensibilità verso la biodiversità, il censimento degli alberi monumentali e la piacevole presentazione. - CLAUDIO ZAMBARDI per la collezione di uve e pomi antichi, frutto di un lavoro ultraventennale. - I CAMPI per la bella esposizione di Hemerocallis, tra cui una collezione di specie botaniche e di varietà a fioritura notturna. - CENTRAL PARK per la collezione di felci, piante da foglia e Restionacee e la bella presentazione. - GIARDINI VILLA per la qualità di cesti, panche e recinzioni in legno naturale lavorati artigianalmente. Hanno ricevuto una menzione - SUSIGARDEN per la ricchezza di varietà di arbusti ed erbacee perenni presentate con gusto e ricerca. - NOVELLINI GIANCARLO per la valorizzazione della lotta biologica con graziose casette per uccellini e pipistrelli di produzione artigianale. - LILIUM ACQUAE per la collezione di ninfee rustiche con fiori appariscenti come quelli delle varietà tropicali. - RINO MARIANI, cestaio, per la conservazione di un’attività artigianale di antica tradizione, mestiere che svolge per passione sin da bambino. - ANGOLO DI DESERTO per il lodevole lavoro di ricerca di piante carnivore, anche autoctone, condotto da un giovane vivaista. - LE ROSE DI NICOLA CAVINA per l’introduzione in Italia di meli e peri a candelabro e cordone, antiche forme di allevamento francesi.

SI allo spirito sempre fresco e vitale di Piante e Animali Perduti, che per la quattordicesima volta ha portato a Guastalla, e fatto gioire, un numero spropositato di persone (si parla da anni di 50.000 visitatori, ma non si paga un biglietto d’ingresso, dunque nessuna certezza sul numero preciso). Sarà il genius loci collaborativo e magnetico, o il progetto tagliato su misura per i tempi e i bisogni della gente?

NO, sempre a Gustalla, a cadute di stile che a me paiono imperdonabili. Le echeverie tinte di blu e di rosso e vendute a 15 euro l’una sono un’ignominia, o il vivaio sedicente di erbacee perenni che ha appena acquistato in Olanda qualche carrello di piante fiorite e non sa raccontarle che con un “le metta fuori e loro continuano a fiorire” (e invece sono delicate, stanno solo in casa). È ora di smascherare questi furbetti del giardino che mortificano un mercato alla ricerca della competenza condivisa e una mostra che bada tanto alla qualità che alla informalità.

SI alla festa attorno al premio che la giuria ha voluto assegnare all’Istituto B. Russel di Guastalla per l’intelligente lavoro didattico con le piante, portato avanti dai ragazzi anche con una pubblicazione. La professoressa riceve la coccarda e ascolta la motivazione, le ragazzine saltano e esultano, chi fotografa i premiati e chi telefona a chi non c’è per dire del riconoscimento. Adoro queste scene, che fissano un momento felice grazie alle piante e che indirettamente le promuovono.

NO alla commozione contagiosa di un altro premiato di Piante e Animali Perduti, Giancarlo Novellini di Albinea (RE). Chissà perché gli è venuto quel groppo in gola quando abbiamo voluto sapere come gli fosse venuto in mente di costruire le casette per gli uccelli e per i pipistrelli. “Sono stato due anni in America e là tutti i giardini hanno una bird house. Quando sono tornato mi è sembrato giusto proporle qui”. Avrebbe voluto dire altro, ma non c’è riuscito. A me sembra il soggetto di un film.

Ma anche:
SI alla poesia di “Giardini d’autore” di Riccione raccontata da una blogger giapponese ai giapponesi. Una ragazza del Sol Levante, in Italia chissà perché, va a curiosare, scatta delle foto e poi ne scrive per i suoi connazionali. Non ci capisco una sola parola, ovviamente, ma le foto sono proprio quelle della manifestazione. Magico internet: siamo tutti abitanti dello stesso villaggio. Vedere per credere a questo indirizzo.

NO, NO e poi ancora NO all’intera pagina de La Stampa di ieri, domenica 26 settembre 2010. La mattina apro a caso e ci trovo il titolo “Invento nuove piante per il giardino perfetto”. E con sorpresa, ohibò, vedo campeggiare al centro una foto di Jean-Marie Rey e attorno un’intervista a questo vivaista francese. Ha vinto un premio piemontese, boh, roba che meritava come notizia al massimo una riga e mezza nelle pagine locali, non una pagina nelle pagine nazionali (alla voce “Società”) del quotidiano torinese. L’argomento è tanto complesso da affrontare e tanto assurdo è il linguaggio adottato dal giornalista che, giuro, ci ritorno al primo attimo di tempo (tanto se volete leggere l’articolo su internet dovete aspettare una settimana, cioé che venga archiviato nel sito de La Stampa).

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

8 thoughts on “Questo si questo no

  1. Vorrei proporre un SI a “più informazioni da parte degli espositori”. Gli appassionati magari sanno già cosa vogliono e anche da chi andarlo a cercare; invece chi approfitta di Guastalla per conoscere qualcosa di nuovo si trova disorientato da piante che, rare e bellissime, in quel momento sono senza fiori che l’attirino e pure senza nomi, illustrazioni, spiegazioni, prezzi; né l’espositore potrà avere il tempo di parlare con tutti i visitatori. Mentre è capitato di veder uscire dalla fiera signore molto soddisfatte del Rhyncospermum jasminioides (olandese?) appena acquistato in vece della Mandevilla laxa… Forse, per trarre il meglio da occasioni come Piante e Animali Perduti, gli organizzatori dovrebbero chiedere ai partecipanti di esporre in evidenza sia informazioni su ciascuna varietà (o gruppo di) sia sullo stesso vivaio (a volte si faticava a scoprire con chi si stava trattando) e, non da ultimo, di sforzarsi nel rendere accattivante l’esposizione – a vantaggio della fiera, di chi vende e di chi acquista. Amen

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    1. @Luca Fadini Tutto così vero e sacrosanto che ho già girato queste osservazioni all’organizzazione di Piante e Animali Perduti. Ormai garantite alla grande l’appetibilità e l’atmosfera, adesso a mio parere si deve lavorare sull’approfondimento informativo e scientifico dell’esposizione. Forse ad obbligare i vivai a cartellinare le piante (pena l’espulsione) si ottiene una sorta di scrematura automatica. Levata la parte generica da garden center, resta il meglio su cui crescere tutti quanti. Credo molto nell’evoluzione in questa direzione delle mostre di giardinaggio. Murabilia di Lucca ci sta lavorando, per esempio, chiedendo ai vivai di segnalare con una scheda le piante-vedette della loro produzione e pubblicandole sul catalogo. Sempre a Murabilia da un paio di anni si sperimenta la “bacheca” all’ingresso di ogni stand con una serie di informazioni, la versione ingrandita delle schede comparse sul catalogo, i premi e altro ancora.

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  2. Sono io quella ragazza giapponese. Sono andata alla fiera, perché mio marito, perugino, ama il giardinaggio, fiori e piante (soprattutto quelli profumati) e alberi, ma anche perché sono nata e cresciuta nel Paese in cui le piante e la natura fanno parte attiva della vita, dalla religione alla letteratura sin dall’antichità. Mio marito ed io andiamo spesso in diversi luoghi per ammirare le piante, il giardino e la natura, per esempio, a Lucca per visitare la festa delle camelie o spessissimo in montagna per trovare i fiori spontanei e grandi alberi.

    Quanto al Giardino d’autore, sono stata colpita soprattutto da diverse idee originali per ornare giardini e case. Anche i fiori erano bellissimi, ma non ne ho messo tante fotografie sul blog, perché a causa della pioggia le fotografie non rendevano molto la bellezza dei fiori e anche perché volevo dimostrare ai lettori giapponesi ciò che era peculiare di questa manifestazione, vale a dire ciò che non si trova di solito nella fiera del genere in Giappone. Poi mi ha interessato molto l’esposizione delle piante acquatiche e i fiori di loto nella fiera, perché abbinavano le figure, i colori e le forme dei vasi che i giapponesi non avrebbero mai immaginato di usare per tali pianti.

    Essendo docente della lingua e letteratura giapponese qui in Italia, forse dovrei scrivere piuttosto sui giardini giapponesi o sulla fioritura di ciliegio e ne ho anche parecchie fotografie, ma intanto poiché è più facile scrivere nella mia lingua materna, sul blog scrivo soprattutto ciò che riguarda l’Italia. Un giorno forse scriverò anche sui giardini giapponesi e sulle poesie antiche giapponesi le quali parlano dei fiori e delle stagioni.

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    1. @ Naoko Ishii Grazie della testimonianza, che accorcia le distanze degli italiani con il resto del mondo. Il suo commento mi ha, come si dice, solleticato l’appetito: la sua testimonianza italiana in un blog per i giapponesi suoi conterranei non potrebbe diventare, reciprocamente, anche una testimonianza di lei giapponese per un blog italiano, questo da cui le sto scrivendo? Mi piacerebbe moltissimo che il mio spazio sul web diventasse luogo di incontro di chi proviene da civiltà diverse, con concezioni del giardino e della natura forse distanti, ma con lo stesso interesse specifico per l’argomento. Le sto dicendo che, quando ne avrà tempo, voglia o occasione, potrà contare sullo spazio del mio blog. Grazie di aver scritto, e anche perché manda in giro l’immagine di un’Italia pulita e serena come vorremmo fosse sempre.

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  3. Buongiorno Mimma, purtroppo sono lontana dai luoghi “prescelti” per le fiere e mi dispiace molto dato che non ho l’occasione per poter gioire di tanto colore e informazioni sul campo… purtroppo Frosinone, malgrado le sue fierucce su fiori/le solite begonie, propone ancora il concetto che i fiori sono solo una inutile perdita di tempo etc… etc… ti lascio immaginare le depressione!
    Mi aggancio a quelle echeverie colorate di cui parli: sono tremende: perchè continuano a comperarle? come quelle piante grasse con i fiori finti… vabbeh…

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  4. cara mimma,
    a proposito di guastalla e delle echeverie verniciate, come tu sai noi a vivai Santo Stefano le echeverie le coltiviamo e non le compriamo dall’Olanda, tanto meno le verniciamo.
    come tu sai, noi non siamo “furbetti del giardino”, siamo adusi ad un comportamento “serio”, spero tu lo riconosca.
    come tu sai quel che diciamo alla gente è frutto di studio, viaggi e sacrifici.
    tu non sai che tutto ciò non è bastato per trovare posto a guastalla, preferiscono il sedicente produttore di erbacee….
    forse perchè sono meridionale, “curt e nir” (basso e nero)…..

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    1. @angelo Ho girato ai responsabili la domanda sul perché il tuo vivaio non è stato invitato a Guastalla. MI sembra molto strano, se tu hai chiesto di partecipare, visto che questa manifestazione accoglie a braccia aperte chiunque lavori con la vostra serietà (che non è l’orrore delle echeverie tinte e costosissime). Ma per favore non far scadere la polemica e la domanda piangendoti addosso perché sei meridionale. Il mondo a cui io, come l’organizzazione della mostra di Guastalla, appartengo, non giudica la gente e il suo operato dai meridiani e dai paralleli. Semmai vai fiero di essere un vivaista che lavora onestamente e seriamente al Sud e propone piante che in altre regioni non sarebbero coltivabili altrettanto bene.

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  5. Cara Mimma,

    di recente ho finalmente iniziato a scrivere anche in italiano sui giardini giapponesi, sperando di trasmettere la bellezza del mio Paese, in questo periodo in cui al riguardo si parla soprattutto del terremoto e delle notizie tristi.

    Intanto metto il link per uno di tali articoli.
    http://cuoreverde.exblog.jp/15757438/

    Spero che ti piaccia. Sarei molto grata e contenta se tu potessi scrivermi che ne pensi.

    In realtà è piuttosto semplice la presentazione delle foto … non ho tempo per scrivere molto in entrambe le lingue, perché lavoro insegnando il giapponese.

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