A lezione dalle cose

Per carattere guarderei solo e sempre avanti, invece ogni tanto bisogna anche fermarsi e fare il punto su ciò che è successo e sulle lezioni che ne vengono.
Sabato scorso ero alla prima edizione di Flor Art al castello di San Salvatore a Susegana, 15 km a nord di Treviso, una manciata da Conegliano. Con vero stupore mi sono goduta un luogo di suggestione fortissima, tra paesaggi morbidi e verdi, scorci ariosi, grandi alberi, statue e rovine antiche (rovine perché, luogo di confine tra austroungarici e italiani, il castello medioevale fu preso di mira dai cannoni della prima guerra mondiale). Ma ho anche ragionato che tutto il dispiego di forze e energie della manifestazione non è andato di certo per promuovere il regno vegetale e il mondo dei giardini, per quanto il nome facesse pensare all’arte dei fiori. Che peccato: una dozzina di vivai scoglionati o poco più a fare da cornice ad una cosa che doveva essere una mostra di giardinaggio ed invece è stata una esposizione di artigiani &C accolti in massima parte all’interno del palazzo. Una sorta di liaison dangereuse tra Artigianato a Palazzo di Firenze (che però non si vende come mostra di giardinaggio) e Frutti Antichi di Paderna (che però la mostra di giardinaggio la fa sul serio ed evita spocchiose atmosfere esclusive in nome della condivisione di una campagna gioiosa e ricca di doni d’autunno). Allora viene da chiedersi: vale la pena violentare un luogo, a suo modo fragile e intimo, per fare cassetta? Ma non avevamo cominciato a fare e frequentare mostre di giardinaggio per far conoscere le piante insieme ai luoghi degni di loro? Qui invece prati interi devastati dalla destinazione a parcheggio e comunque il ricorso alle navette per andare e tornare; carico antropico eccessivo e fruizione di massa per ciò che andrebbe interiorizzato pochi alla volta e in privato, come luogo di terapia per ritrovarsi e ritrovare il bandolo della storia, della natura, del paesaggio. Abbiamo dimenticato tutto? Di Masino abbiamo preso solo il peggio (vedi parcheggi nei prati)?

Domenica scorsa invece ero a Treviso alle Porte aperte del vivaio Priola. Evento privato ma tanta gente quasi quanta in una mostra di giardinaggio di successo, liste della spesa in una mano e carrellini trainati con l’altra per servirsi da soli dopo aver letto la scheda di ogni pianta, se necessario per non fare scelte sbagliate. Consigli, appunti, una pergola con tavolini, drink e qualcosa di buono da sgranocchiare. Uomini, molti uomini a scegliere gli Aster che stanno meglio insieme e a far di conto su quanti ne servono per coprire un certo spazio. Bambini a scorazzare rincorrendo farfalle o osservando i germani reali che vanno a spasso nel fosso sul margine del vivaio, mentre le mamme esclamano alla vista della lunghissima bordura rialzata realizzata in agosto e ancora tutta in fiore. Gente anche venuta da lontano stringendo in mano il catalogo: chi da Milano, chi da Pescara, chi dalla Slovenia… Domande intelligenti: se ho il sole solo il pomeriggio posso provare ugualmente? Nelle estati siccitose corro pericolo di perdere la pianta? Richieste sagge: mi piacciono tutti, sicché mi dia la varietà che si ammala di meno; se quella tiene poi ne proverò altre… L’intera famiglia Priola a servire e a dar retta ad un popolo che loro, come altri vivaisti di qualità italiani, negli ultimi vent’anni hanno collaborato a far crescere in competenza e passione. Un’erbacea perenne costa due euro o sette o otto, comunque al massimo il costo d’ingresso ad una mostra di giardinaggio, e, per chi non cerca solo lo svago di qualche ora in un fine settimana, dà molto di più, introduce in un mondo, alimenta un interesse e una cultura, insegna a osservare e a domandarsi. E allora: si sta dividendo il pubblico? Le mostre per chi va a spasso e le porte aperte nei vivai dedicate a chi va per piante con lo spirito del chilometri zero?

Intanto mi sono arrivati altri echi di manifestazioni nello stesso fine settimana. La mostra alla Landriana, un po’ fiacca, con il fiato corto “come se stesse esaurendo la sua stagione. Si vende ancora, ma si fa fatica e la gente è svogliata come se fosse lì per abitudine o per far contente le padrone di casa”.  A Pennabilli, nelle colline della Valmarecchia in provincia di Rimini, “Gli antichi frutti d’Italia si incontrano a Pennabilli” a sentire chi ci è stato ha avuto un grande successo: “Molto casereccia, bellina bellina, bella atmosfera vera per esaltare la frutta e la biodiversità e qualcosa di piacevole per tutti”. Allora un’altra domanda tra me e me: c’è una ragione se un grande giardino e la sua mostra di giardinaggio che dovrebbe essere consolidata sono un po’ in sofferenza, mentre strappa l’applauso una manifestazione piena di contenuti, ma organizzata alla buona come una sagra di paese? Alla fine di tante parole: vogliamo illuderci di partecipare ad un evento esclusivo e il lunedì dire in ufficio che noi ci siamo stati, oppure vogliamo andare per piante, fiori e frutti e portare a casa la loro ricchezza, propiziatoria di un modo di vivere migliore?


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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

7 thoughts on “A lezione dalle cose

  1. non facciamo diventare elitario il giardinaggio.
    Certo non hanno alcun senso, e non giovano, le mostre mercato che non sono propriamente vivaistiche. Sono un “fenomeno” di moda che attira molte persone in una sorta di nuovo turismo ”verde”, ma come tutte le mode presto o tardi è destinato a tramontare.
    Nel frattempo si sarà, spero, fatta strada una nuova sensibilità e il rispetto per le piante e i fiori tra le tante persone che vi si sono avvicinate grazie alla tendenza modaiola.
    E’ bellissimo ritrovarsi presso i vivai specializzati, ma non tutti hanno tanto tempo a disposizione e denaro per le trasferte. Le mostre mercato dovrebbero offrire l’intero panorama, ma se non stiamo attenti all’organizzazione coscienziosa dei suddetti eventi ai vivaisti faremo scappare, non solo la voglia, di parteciparvi.

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  2. Cara Mimma,
    sono stato lo scorso anno da Priola per l’apertura autunnale del vivaio e c’era davvero da lustrarsi gli occhi. Credo che la visita sarebbe per chiunque un’esperienza davvero formativa, se non altro perché permette di valutare con mano, occhi e naso ciò che altrimenti resta solo una allettante, infinita lista di nomi. E si sa che ai sensi, così come al cuor, non si comanda.

    La mostra alla Landriana non era male, la versione autunnale ha un certo suo fascino – molto più di quella primaverile, più ricca ma per certi versi anche più scontata. Certo è che molte mostre importanti cominciano a livellarsi, e così anche gli espositori, probabilmente tutti pronti a seguire le solite “logiche di mercato”… ma io vorrei continuare a vedere settembrini da chi li tira su da minuscole talee, li incannuccia, li ama davvero, piuttosto che a riempire ogni stand perché si sa, se a maggio non ci si può non far sedurre da una Rosa, d’autunno il fascino degli Aster è altrettanto irresistibile.
    Piuttosto alla Landriana ciò che preoccupa è il giardino… ma questo è un altro, lunghissimo discorso. Vai a vederlo, poi ci dirai.

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  3. Mi fa piacere, cara Mimma, che tu abbia sollevato questo discorso interessante sulle mostre e che Maurizio abbia accennato alle eventuali logiche seguite dagli espositori italiani. Certo vivere nella “Romagna felix” dà uno spaccato della fiducia che si può creare tra i vivaisti e il loro pubblico, leggemente diverso. Qui da noi infatti alcuni vivaisti, benchè giovani, hanno già da un po’ di tempo aperto la strada a una nuova idea di incontro fra vivaio e fruitori ospitando, quasi come a casa, vivaisti impegnati e conosciuti a livello nazionale. E ha funzionato! Gli ospiti hanno potuto esporre il proprio lavoro (e la propria passione!) presentandosi in una discussione col pubblico su cosa coltivano e come e in modo che le proprie piante passino dal vivaio al giardino senza traumi. Certo questa è un’opportunità diversa da quella data dalle mostre, ma non alternativa. Il mio sembra un intervento un poco “saputo”, invece è solo un rendervi partecipi di queste piacevoli esperienze. Grazie per l’opportunità e a presto.

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    1. @Marina dell’ADiPA Io sono contenta di sapere che ognuno trova una propria ricetta. Può anche darsi che ciò che va bene nella tua Romagna felix non sia altrettanto efficace in un’altra regione, l’importante è che si smetta una volta per tutte di giocare alle signore prendendo a pretesto le piante e i giardini. Oppure che, in nome delle piante rare, inusuali, insolite, e tutti gli altri aggettivi che vengono di seguito nell’intestazione delle mostre di giardinaggio, si facciano danni all’ambiente e si deturpi il paesaggio. Io spero che a gestire le prossime manifestazioni ci sia solo gente intelligente e competente, molto rigore pur nella dimensione ludica e nessuno spazio a ambiziosi, affaristi, imitatori, nani e ballerine come piace in generale agli italiani. Sennò il serissimo mondo del giardino, della botanica e dell’orticoltura va a farsi benedire, insieme a decenni di lavoro per costruire una realtà degna di dirsi europea. Già sento Maurizio Usai in allerta per il giardino della Landriana, io so di altri due o tre posti che non stanno benissimo. A questo ritmo ci vuole veramente poco perché le cose precipitino e, al primo testimonial eccellente che spunta dallo schermo televisivo per dire che solo i morti di fame praticano le piante e i giardini, tutto o quasi finisca: vivai, occasioni d’incontro e tutto il resto.

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      1. Gentile Mimma

        Si spera che competenza e passione abbiano davvero la forza di portare avanti le realtà migliori del nostro panorama nazionale e che possano così convivere con gli appuntamenti presso i vivai che ne sono il virtuoso approfondimento. Guai a svilirne i contenuti per una massacrante commercializzazione. Grazie per tutto il tuo lavoro anche in qualità di autorevole osservatrice.

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      2. @fiorifruttaqualita Vedi, queste sono occasioni informali per contarsi e provare il polso della situazione. Se tutti coloro che organizzano manifestazioni di giardinaggio, e che oggi hanno letto il mio post passando alla chetichella nel mio blog, lasciassero qui il loro pensiero, forse riusciremmo a creare una rete e un progetto comune, almeno attorno a quelle tre o quattro cose che a me sembrano fondamentali: pretendere dagli espositori uno standard alto (e pochi acquisti in Olanda) perché siano di esempio agli altri vivaisti; limitare o eliminare il costo del biglietto perché altrimenti ad una famiglia intera è negato l’ingresso (oppure la possibilità di acquistare piante…); affiancare alla mostra-mercato una solida parte culturale, se possibile legata al proprio territorio; intrattenere i bambini… Tutto democraticamente, bandendo parole come “esclusivo”, “raro” e stupidaggini simili che non fanno che alimentare la spocchia di alcuni e il sacro timore di altri. Non perdiamoci di vista, c’è molto da fare.

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  4. Buongiorno a tutti e soprattutto complimenti a lei, Mimma, per questo blog. L’abbiamo scoperto da un paio di settimane e lo troviamo molto interessante – a volte condivido le sue opinioni – altre meno, ma penso che la funzione di un blog sia proprio questa: creare una sana discussione. Da sempre apprezzo le critiche e le obbiezioni – se costruttive – poichè ritengo da una critica possa sempre nascere qualcosa. Lo diceva anche De Andrè: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame può nascere un fiore”. Sono la prima a riconoscere la valenza delle giornate organizzate dai singoli produttori – e per ragioni “personali” sono abituata a visitarli. Penso però che anche le mostre_mercato abbiano la loro valenza, non solamente commerciale bensì anche culturale. Faccio un esempio: nel corso delle edizioni della manifestazione che organizziamo (e sottolineo che siamo in 2 – senza alcun partner) abbiamo spesso sentito lamentele (anche giuste) da parte di nostri espositori sulla “qualità” del pubblico della domenica rispetto a quella del sabato o del venerdì. Un pubblico alle volte poco attento e inesperto composto magari da famiglie o coppie che escono con la voglia di “fare una passeggiata”. Però è proprio quel pubblico che alle volte ha dato le migliori soprese, magari alla prima visita ho sentito loro fare domande al limite dell’imbarazzante (ovviamente “imbarazzante” in senso buono) del genere: “scusi, vorrei una lavanda” “Quale lavanda signora?” “Quella normale”. Ignorando sicuramente le svariate specie che compongono tale “famiglia”. Però sono proprio alcuni di quei visitatori che tornano l’anno successivo con un piccolo taccuino pronti a prendere appunti e a fare domande maggiormente pertinenti. E ad ogni edizione li vedo giungere sempre più esperti, rossi in viso carichi di emozione e saltellare da uno stand all’altro con avidità. Perchè l’obiettivo comune penso sia proprio questo: educare le persone alla gestione del “verde”- oltre ovviamente a offrire un mercato per coloro che invece hanno già un bagaglio culturale ricco (anche se credo che a questo mondo vi sia sempre da imparare.. vogliamo parlare dell’entusiasmo che si prova nello scoprire qualcosa “di nuovo?). Molto spesso infatti chi visita i vivai sa già cosa cerca mentre nelle mostre_mercato c’è alle volte chi non cerca nulla (perchè non sa nemmeno che esiste) ed invece trova una chiave che gli apre un nuovo mondo.
    Sono quindi d’accordo con l’utente fiorifruttaqualità quando dice che una tendenza “modaiola” è in grado di creare nuova sensibilità, cura e promozione. Ma il problema oggigiorno è la “qualità” – adoperarsi costantamente con l’obiettivo di fornire strumenti utili con produttori che coscientemente svolgono il proprio mestiere, commerciale sicuramente ma anche mezzo di conoscenza. E come tali vanno tutelati e valorizzati. Evitando così la mercificazione della pianta.
    Per quanto concerne poi l’argomento sollevato dalla signora Mimma in merito al costo del biglietto: alle volte è – purtroppo – una scelta obbligata poichè le location nelle quali si allestisce l’evento sono “private” e come tali i proprietari chiedono costi d’affitto – anche molto onerosi. C’è da dire però che i visitatori pagano una piccola quota però poi all’interno possono trovare attività per i bambini, laboratori, convegni, visite guidate, oltre ovviamente ai produttori che sono la vera e grande ricchezza. Sarebbe bello poi trovare degli enti pubblici o privati che “credono” veramente nel progetto e si impegnano a far sì che cresca – magari elargendo anche un piccolo contributo e non solo un logo da apporre alle pubblicazioni “con il patrocinio di”.
    Credo poi che per tanti organizzatori una mostra_mercato non rappresenti esclusivamente il bisogno di fare “cassa” (chi organizza sa benissimo che al lato pratico il ritorno è quanto mai incerto) bensì è la passione che guida le scelte. E nel periodo dei preparativi non esistono più mariti, figli, padri, madri..etc.. Gli orari sono così estenuanti che ci si ritrova ad essere in ufficio sino a sera inoltrata. E i famigliari vengono poi impiegati – non ho ancora capito però se ne siano lieti – in ogni piccolo ruolo, dal parcheggio all’assistenza agli espositori. Perchè è questo che un organizzatore deve ben tenere in mente: bisogna essere presenti, non solamente come un’entità ma fisicamente – “entrare nella gente”. La fatica è tanta ma vogliamo mettere con la gioia con la quale poi si ricevono e_mails o telefonate da parte di visitatori che ci ringraziano per avere scoperto la manifestazione? Lo sguardo gioioso del marito con la carriola colma di profumi? Gli errori ovviamente sono sempre tanti e quindi è necessario confrontarsi continuamente per migliorare. Confrontarsi con espositori e visitatori stessi.
    Penso però di essermi dilungata fin troppo e di aver annoiato chi si è azzardato in questa lettura. Avevo però solo voglia di esprimere “la mia” dal “mio” punto di vista. Che sarà magari diverso dal vostro, ma quanto è bello scambiarsi “gli sguardi”?

    p.s. dimenticavo di aggiungere il mio nome “Giorgia” non vorrei sembrare nascosta sotto ad una misteriosa identità 😉

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