Limoni bitorzoluti

Confesso di sentirmi sempre più confusa, partecipe di una realtà insidiosa che ci lascia soli davanti ai problemi e tanto destabilizzante, con i balletti di regime tutta vetrina e nessun contenuto, che per reazione diventiamo  acritici e manichei, un popolo sempre meno lucido e sempre più bisognoso di farsi da solo le proprie ragioni. Stamattina è arrivato un commento al mio post sulle mele “biodiverse” che fa riferimento ad un articolo recente del sito Italia a tavola, ripreso dal quotidiano on line Affaritaliani.it. E nelle sabbie mobili di questa epoca non so più capire l’indignazione popolare avventata, lo scandalizzato e mediaticamente azzeccato “ve lo avevo detto che sarebbe finita così” di chi ha trovato un limone diverso, brutto e bitorzoluto, uno solo, su un albero di limone del suo giardino di Terzigno. Finirò col diventare una vecchia signora moderata e allontanarmi dai toni urlanti di tutti. “«Se questo è un limone…», dice, sconsolata, una avvocatessa dei comitati antidiscarica di Terzigno, Maria Rosaria Esposito, pubblicando sul web le foto di un qualcosa che somiglia vagamente al frutto, colto a due passi di casa…”. Continua la Esposito nell’articolo: “«Viene spontaneo pensare al libro di Primo Levi, guardando un aborto di agrume che niente più ha della forma e del profumo di un limone“. Forti del mostro, lo hanno portato ad un convegno “organizzato a Terzigno alla presenza dell’Associazione Medici per l’Ambiente” e si sono offerti un po’ di visibilità con questo esempio.
Sono politicamente scorretta e impopolare, lontana dai bisogni e dalle giuste rivendicazioni della gente se penso che l’esempio potrebbe non essere calzante? Per rendere bitorzoluto il limone forse è bastata una colonia di cocciniglie, cioé molto meno degli effetti (davvero preoccupanti per l’uomo, devastanti per l’ambiente) delle discariche campane e di tutte le tonnellate di immondizia che da giorni stazionano nelle strade di Napoli. E se io arrivassi tra i manifestanti con un limone della varietà ‘Mano di Budda’ urlando che lo ho appena raccolto lì nei pressi, che succederebbe? Sanno che in natura può verificarsi una bizzarria anche in tempi di non emergenza e che i vivai ne vorrebbero una al giorno, di piante con frutti strani? Qual è il crinale, diciamo così, tra ragione e sentimento?

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

7 thoughts on “Limoni bitorzoluti

  1. la nescienza?
    comprendendo nel termine non solo la mancanza di nozioni, ma pure la mancanza di metodo scientifico, di capacità di indagine
    forse si dovrebbe trovare un accesso attraverso l’emotività e giungere poi per gradi a stimolare la razionalità
    ma a chi spetta il compito dell’educazione?

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  2. Sono contento di averti stimolato queste riflessioni!

    Tanti anni fa, ero ancora ragazzo, nel giardino ingiallirono un sacco di verdure, diversi frutti e fiori si deformarono, le uova in cova schiusero pochissimi pulcini e malformi e la nostra cagnolina che abitualmente partoriva sei cuccioli per gravidanza partorì un solo cucciolo con zampa e coda malformati. Quel cucciolo che chiamammo Nerone crebbe e morì di vecchiaia.

    Cosa successe quell’anno non lo scoprimmo mai, ma ogni volta che vedo un prodotto della natura con un’anomalia di forma o colore mi viene da ricordare quegli episodi e ho paura che spesso siamo circondati di veleni o radiazioni o schifezze simili senza esserne avvisati e poterci così proteggere.

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  3. Ciao Mimma, sono tanti anni che ti seguo qua e là, sei quella più autentica fra le varie giornaliste che si occupano di giardino. Molti anni fa, forse 22, comprai una rosa “Cecile Brunner”. Da poco c’era stato l’incidente di Cernobyl, avevo la prima bambina ancora molto piccola e mi ero spaventata moltissimo. Quando la Cecile Brunner fiorì, osservando i piccoli fiori perfetti vidi che uno di questi aveva qualcosa di strano al suo interno, dopo un po’ vidi che si era formato un boccio all’interno del fiore e si allungava e poi si aprì. Sembrava alien. Aveva trafitto sua madre! Anche io pensai che era una cosa inquietante e che senza dubbio dipendeva dagli elementi radioattivi rilasciati dalla nube tossica. Passò ancora del tempo, più di un anno di sicuro, in una delle ultime pagine di un numero di Gardenia trovai un’accurata descrizione della Cecile Brunner con la foto del fenomeno a cui avevo assistito, frequente in questa pianta, cioè normale. Gli hanno attribuito perfino un nome che non ricordo più. Questo mi ha insegnato che sono sempre tante le cose che non si sanno e studiare è tanto utile. Trovo però ignobile mettere in ridicolo gente che porta i suoi frutti deformi come prova, e magari su questo non ha ragione, ma legittimamente chiede di non essere più avvelenata. L’ho visto fare in questi giorni in una delle tante trasmissioni televisive sulla spazzatura. Grazie, da quando ho scoperto il tuo blog ti seguo sempre.

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  4. La storia del limone è stata riportata come esempio di cattivo giornalismo (ed in fondo è vero), ma la cosa che più mi ha colpito è proprio quella che credo suggerisca Mimma: la metastasi della normalizzazione. L’unico limone che esiste è quello del supermercato, della televisione, quello del non-reale.

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  5. il limone di Terzigno è dovuto a radiazioni è inutile negarlo e mettere come scusa l’acaro, la discarica o altro l’unico motivo sono le radiazioni d’altronde siamo circondati dallo smog elettromagnetico.

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