Una cartolina a Marie-Anne Libert

Ritratto in litografia della botanica belga pubblicato dalla rivista La Belgique horticole, journal des jardins et des vergers, Liegi 1868

Cara Marie-Anne, ti scrivo in prossimità della ricorrenza della Befana, ma non volermene: ti assicuro che è solo un caso. D’altronde, tu che non sei stata bella e frivola abbastanza da guadagnarti il letto di un potente e attraverso quello il diritto di entrare nella storia, mi dai la possibilità di notare quanto poco siano considerate le donne del passato che hanno riposto il loro fascino nella scienza e nell’intelligenza. E quanto poco considerate tutto sommato lo siano ancora quelle di oggi, essendo tornato tristemente di attualità lo stile di vita che consiglia alle ragazze di fare carriera frequentando letti eccellenti, anziché banchi di scuola, laboratori scientifici e dura disciplina.
Di te so poco: che sei nata in Belgio nel borgo di Malmédy nel 1782, dodicesima di tredici figli di una famiglia di conciatori e lì sei morta nel 1865 dopo aver portato avanti con successo per tutta la vita l’attività di famiglia insieme ad alcuni dei tuoi fratelli. Ma con un bagaglio di studi e conoscenze come non era concesso alle donne piccolo borghesi dell’epoca: hai studiato matematica, tedesco, violino, botanica, mineralogia, archeologia, latino. Se mi interesso a te è perché in questi giorni ho incrociato per caso una stampa che ti ritrae e che mi ha fatto ricordare di avere memorizzato tempo fa il tuo nome cercando notizie sulle piante appartenenti al genere Libertia a te dedicate da un grande botanico scozzese tuo contemporaneo, Robert Brown. È così che ho saputo della tua attività di botanica, ma non dedita alle piante superiori e alle 15 specie di iridacee rizomatose del genere Libertia, quasi tutte endemiche della Nuova Zelanda, che sono una passione di Renzo Crescini del vivaio Valfredda (che le coltiva per sé) e di Dino Pellizzaro (che invece è convinto di poterle introdurre nei giardini mediterranei e le porta alle mostre di giardinaggio italiane). No, tu che vivevi in provincia hai lavorato nell’ombra sulle piante inferiori, muschi, licheni, funghi, felci, niente di vistoso e fiorito, però abbastanza interessanti per l’avanzamento delle conoscenze botaniche da meritare, tra il 1827 e il 1837, sei pubblicazioni su organi internazionali. Ma sin dal 1820 eri stata ammessa alla Paris Linnean Society come socia libera, su presentazione di due botanici di nome che ti avevano conosciuta proprio in escursioni botaniche nella tua regione: De Candolle e Lejeune. E quarant’anni dopo diventerai la prima donna ammessa alla Société Royale de Botanique del Belgio. Non ti dovevano mancare metodo e sapienza, intuito e determinazione, curiosità e contatti internazionali se negli anni Quaranta dell’Ottocento hai capito per prima quale era la causa della malattia della patata che portò la carestia in Irlanda e in Europa. Avevi già ottenuto premi e onorificenze e, cinquantacinquenne, avevi appena deciso di dedicarti ad una scienza a tuo parere più adatta ad una signora in età, l’archeologia e la storia locale. Insieme ad altri ricercatori del tuo Paese nel 1844 importasti nuove varietà di patata dall’America contando di individuarne qualcuna resistente ai marciumi provocati dal fungo Erwinia che era oggetto dei tuoi interessi in quel momento e invece arrivasti ad altre scoperte. Racconta Daniel Rychmans nell’articolo Storie di malattie crittogamiche e di carestie: “Il 1846 fu un anno catastrofico per le due grandi produzioni agricole dell’epoca: le crittogame distrussero buona parte dei raccolti di patate e la ruggine attaccò le colture di cereali, in particolare di segale, riducendo sensibilmente i raccolti. Durante quell’anno gli scienziati si attivarono per cercare di comprendere da dove venisse la “malattia”. Alcuni tra i più quotati luminari avanzarono l’ipotesi che ci fosse un nesso tra la peste bovina o umana e questa malattia della patata. Altri dissero che doveva avere qualche legame con l’umidità dell’aria. Nell’agosto 1845 la botanica belga Marie-Anne Libert scoprì un fungo e lo chiamò Botrytis vastatrix. … Solo molto più tardi (nel 1863 per opera di Anton De Pary) il fungo fu ribattezzato Phytophtora infestans.”  Cara Marie-Anne, ci sono dames aux camelias e ci sono dames aux cryptogames. Che piacere annoverarti tra queste ultime in veste di scopritrice della peronospora della patata. Ma, per favore, fai sapere ai tuoi conterranei di oggi che non riusciremo mai a sapere di più su di te e a onorare il tuo stile di vita e di ricerca, se affidano a wikipedia la tua biografia in lingua vallone, intraducibile.
– Per chi conosce il vallone: wa.wikipedia.org/wiki/Marie-Anne_Libert
– Per tutti gli altri qualche nota interessante si trova in francese nella storia del circolo reale d’interesse naturalistico che le è dedicato nella cittadina natale.
– Per conoscere i titoli delle sue opere c’è in inglese questo sito.
– Il libro di 304 pagine Ladies in the laboratory II- West European Women in Science di Mary R.S. Creese, celebra Marie Anne Libert insieme ad altre donne scienziate europee tra il 1800 e il 1900. Il volume è pubblicato dall’americana Scarecrow Press (www.scarecrowpress.com) e costa 84 dollari. Un assaggio si trova su google a questo indirizzo.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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