Tra una felce arborea e una fetta di pane

Quest’anno con i miei amici bambini di Milis ho fatto un’esperienza diversa e per certi versi più vicina al ruolo di Slow Food che al mio: abbiamo mangiato insieme pane e marmellata di prugne e mele. E siccome tutto ciò che passa attraverso il gioco e il piacere della gola non sembra mai lavoro, abbiamo giocato e gustato a nostro piacere. Ma a nessuno di loro era mai venuto in mente di considerare che il pane è fatto con il grano, che è una pianta, e che anche lo zucchero della marmellata, non solo la frutta, viene da una pianta, anzi più d’una. E quando siamo arrivati a qualificare i sapori, davanti alla titubanza di tutti nel dire come fosse la marmellata oltre che dolce, uno ha urlato “acre!”. E abbiamo potuto distinguere tra acre, acido, acidulo, dolce-acidulo... Avevo voglia di dire qui che la formazione dei più piccoli con le piante come tramite potrebbe servire a molto più di quanto non appaia a prima vista. E se loro non hanno ancora bisogno di conoscere il linguaggio botanico e i nomi scientifici complicati, possono però conoscere tutto il resto. Per esempio che per il pane moddizzosu non ci vogliono solo il grano e un bravo panettiere che conosca le tecniche tradizionali della panificazione, ma anche, per cuocerlo, le fascine di moddizu, il corbezzolo.

Cronaca al volo del sabato di mostra a Milis. La gente che è già numerosa alle nove di mattina e il flusso che rallenta solo alla canonica ora di pranzo. Una copia del giornale sardo che viene fatto passare di stand in stand con l’intera pagina di un reportage su “Primavera in giardino” a Milis, le piante ornamentali sull’isola, il ruolo di Italo e Leo nella organizazione. Persino, insperato, il testo intelligente di un giornalista che dietro alle piante, ad un luogo della Sardegna e ad una manifestazione di giardinaggio  scopre un mondo, una realtà vivaistica, un paesaggista venuto dall’America (Leo), “per fare l’agricoltore” a Milis, la promozione dell’isola sul continente. La crescita dell’interesse nazionale per il mondo del giardino ha bisogno anche di questo, di giornalisti che si lasciano catturare.
“Anche se oggi non vendessi niente andrebbe bene ugualmente, mi basta esserci, avere il tempo non solo di lavorare, ma anche di stare con i colleghi, di conoscere altre realtà, sentire che abbiamo  tutti la stessa passione”. Quasi una confessione, quella di Angelo Lamanna del vivaio Santo Stefano. Ogni volta che fa una mostra di giardinaggio si muove da Monopoli, in provincia di Bari, per promuovere le sue Aizoacee. Un manifesto nuovo, che porterà in giro quest’anno, dice: “Non chiamateli mesembriantemi”. Racconta che si ritiene fortunato, perché in vita sua lavora tanto, ma convinto che il lavoro che si fa con passione e partecipazione e nessuna coercizione è anche vita, hobby, curiosità soddisfatta ogni giorno. Una bella dichiarazione d’amore per il vivaismo. Vent’anni fa, mi ha detto, con lo stesso spirito faceva il sommozzatore professionista, ogni giorno sott’acqua mettendo in gioco la vita. “Poi però mi sono piaciute più le piante del mare, e ho voltato pagina”.
L’ex professore di matematica Jacques Deleuze con la conferenza del pomeriggio racconta il suo giardino corso, a Santa Lucia di Portovecchio, che ha strutturato in zone dedicate a diverse regioni della terra a clima mediterraneo, dal basso della collina alla casa che si trova in alto, rispettivamente Australia, Asia, Nuova Caledonia, Macaronesia, America, Africa australe. A 1,5 km dal mare, il giardino si estende in direzione sud-sud est per un ettaro su un terreno con il 35 % di pendenza e gode di temperature miti: 17,8 °C la media annuale, 0,8 °C la minima assoluta. Così per un’ora e mezza (e con un vento gelido che si era alzato nel frattempo) un pubblico numeroso ha messo a frutto le proprie conoscenze della lingua francese (con l’aiuto solerte di Maurizio Usai non solo per la traduzione ma anche la testimonianza del comportamento delle stesse piante in Sardegna) per ascoltare storie di passione e di grande interesse botanico. Quasi tutte le piante che sono specie tipiche, e non varietà o ibridi, sono nate da seme nel suo giardino. Alcune provengono da un giardino precedente che Deleuze ha coltivato nel nord della Corsica: erano state trasportate tutte, tonnellate e tonnellate di materiale vegetale trasferito, ma le diverse condizioni pedoclimatiche hanno falcidiato i trapianti, per esempio delle 24 specie di felci arboree se ne sono salvate nella nuova sede solo quattro. In ogni caso l’elenco floristico è di quelli super, con alberi, palme, rampicanti, orchidee: molte migliaia di entità botaniche, per la maggior parte rare in coltura nelle nostre regioni. Sicché io, che conoscevo sì e no il nome e l’aspetto del 40% delle piante mostrate nel power point, ho avuto modo di venir via a fine conferenza gelata sì per il vento freddo, ma ancor più per la convinzione di quanto ne ho da imparare per le prossime due o tre vite che spero di avere.
Stamattina piove, ma quando la gente è motivata è come se non piovesse. Infatti c’è gente comunque. Nel pomeriggio, pare, si rimetterà al bello.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

2 thoughts on “Tra una felce arborea e una fetta di pane

  1. Che bellezza sapere di tanto fermento verde! Purtroppo impegni, distanza e famigliola non mi hanno permesso la trasferta. Volentieri avrei voluto essere con voi e tra voi!
    Grazie del reportage che conferma la qualità dell’evento sardo
    a presto
    simonetta

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  2. Buongiorno Mimma….vivendo in campagna o quasi, ma comunque a contatto diretto con la natura e, avendo diversi amici di famiglia che possiedono fattorie, non mi rendo conto invece che ci sono alcuni bambini che non sanno che il latte lo fa la mucca piuttosto che il supermercato, oppure che il pane viene fatto fatto con il grano piuttosto che in modo misterioso dal panettiere.
    Il discorso è ampio e affascinante e ricco di sfumature, ma l’augurio di tralasciare alcuni attaggiamenti industrializzati e consumistici a favore di semplici azioni resta sempre il migliore…

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