Giardinieri d’Italia, l’Italia s’è desta?

Forse perchè il pensiero va a che cosa sta succedendo in Giappone e a quello che vogliono far passare ora in Italia dopo 25 anni di scelte antinucleari, oppure perché è l’esempio che il verde risana un territorio massacrato e assume un significato per la memoria collettiva, lascio qui una foto del Parco delle querce di Seveso e Meda.

La televisione sta dicendo meraviglioso di tutto, dall’attricetta preposta a fare gli auguri al centocinquantenario dell’Unità d’Italia che illustra l’illuminazione tricolore sulla Mole Antonelliana di Torino sino al ministro della difesa che si dice orgoglioso dei ragazzi che stanno difendendo la patria in Afghanistan (!), passando per le canzonette napoletane che sembrano far parte della storia nazionale più di qualsiasi altra cosa, sino alle dichiarazioni leghiste che prendono le distanze dalla festa. Che schifo di modo di ricordare che siamo una nazione, abbiamo una lingua, un progetto di vita che ci accomuna, speranze di futuro, un territorio da condividere con i suoi paesaggi speciali (anche in negativo) e il suo patrimonio d’arte. Intanto arrivano a migliaia dall’altro lato del Mediterraneo a cercare qui una fortuna che noi non sappiamo più di avere, dall’altra parte del mondo il popolo giapponese piegato da un terremoto e da uno tsunami devastanti aspetta di sapere se si salverà almeno dalle radiazioni nucleari, il ministro dell’ambiente italiano dice che il nostro nucleare sarà un’altra cosa perché di terza generazione e ci fa fessi, come se non sapessimo che questa terza generazione non sarà diversa dalla seconda né dalla prima in caso di incidente. Discorsi di oggi, aspettando la festa perché un giorno di cento e cinquanta anni fa siamo diventati una nazione. Per tralasciare il numero di rapporti sessuali del presidente del consiglio di questa nazione con una ragazzotta adescata sedicenne, una di oltre trenta che in questi anni hanno allietato le sue serate e adesso lo portano in tribunale, come qualsiasi ribaldo di una decadenza povera e stupida nonostante il denaro. Sì, discorsi di oggi a centocinquant’anni dal giorno in cui invece di rimanere sabauda sono diventata italiana, e magari avrei potuto finire francese se si fossero accumulati ritardi sulla creazione di questa nazione.
E allora adesso faccio un compitino semplice semplice: trascrivo qui di fila il nome di un po’ di giardinieri italiani che negli ultimi cento e cinquanta anni hanno lavorato per fare bello e botanicamente preparato questo Paese. Gente come tanta, che ha lavorato in silenzio e ha lasciato labili tracce di sé. Ma le loro mani nella terra e il loro amore per le piante sono uno dei miei vanti di italiana. Stanotte, tra pericoli nucleari e gente che dice troppo spesso meraviglioso, io me ne sto qui e nell’esercizio di trascrivere nomi penso alle persone del passato che quei nomi rappresentano. Alcuni so chi sono: il padre di Pietro Porcinai, i fratelli Roda, i Villoresi della Villa Reale di Monza, Lodovico Winter di Villa Hanbury e pochi altri. Ma che importa, mi basta che siano esistiti e che in questo elenco, monco e solo esemplificativo, ci sia un messaggio: qualcuno lavori oggi perché si possa crescere e qualcuno se ne ricordi domani.
Antonio Capello (Aglié, To); Carlo Ciotti (Ameno, No); Achille Mentasti (Albettone, Vi); Nazzareno Antinori (Ascoli Piceno); Pietro Beinot (Barcellona Pozzo di Gotto, Me); Michele Cantamessa (Stresa, Vb); Francesco Parisotti (Bassano del Grappa, Vi); Raffaello Chiti (Barberino del Mugello, Fi); Battista Macciachini (Belgirate, No); Giacomo Pallanca (Bordighera, Im); Leopoldo Bausi (Bologna); Alberto Cara (Cagliari); Pietro Montemagno (Caltagirone, Ct); Geremia e Francesco Ascione (Caserta); Giuseppe Lo Castro (Catania); Sebastiano Conrad (Cernobbio, Co); Giovanni Bernacchi (Collodi, Lu); Luigi Villani (Como); Paolo Brandi (Cosenza); Angelo Franzini (Cremona); Ascanio Rigamonti (Desio, Mi); Aldo Gallegati (Faenza, Ra); Felice Mongini (Finale Ligure, Sv); Agostino, Emilio e Niccolò Baldassini (Firenze); Martino Porcinai (Firenze, Settignano, Fi); Giuseppe Soprani (Foligno, Pg); Giovanni Bucco (Genova); Giuseppe Bernardoni, Isola Madre, Lago Maggiore, e Milano); Giuseppe e Marcellino Roda (Torino); Giuseppe e Alberto Linneo Tagliabue (Lainate, Mi); Angiolo e Pietro Paoletti (Livorno); Giuseppe Ruggeri (Messina); Francesco, Giovan Battista e Paolo Colombo (Milano); Giacomo Pirotta (Modena); Achille, Giovanni, Luigi, Pietro, Santo Villoresi (Monza); Angelo Rea (Napoli); Giacomo Bizzozero (Padova); Leonardo e Vincenzo Bonsignore (Palermo); Ernesto Marchi (Parma); Luigi Casoretti (Pavia); Giacomo e Luigi Ghezzi (Piacenza); Leopoldo Lotti (Pistoia); Francesco Van Den Borre (Treviso); Cesare Balzani (Città del Vaticano); Francesco e Giuseppe Domenici (Roma); Angelo Cannata (Siracusa); Benedetto Borgato (Strà, Ve); Giacomo Orlando (Trani, Ba); Antonio Jelinek (Trieste); Ciro Luglio (Urbino); Giovanni Arbizzoni (Varese); Angelo e Tommaso Fedeli (Venezia); Lodovico Winter (Ventimiglia, Im); Francesco Alberti (Vescovana, Pd); Adolfo Pugi (Viterbo).
E, in omaggio alla festa e come augurio a chi ancora ce la mette tutta, chiedo in prestito una frase di Paola Porcinai riguardo suo padre, un italiano dei giardini di cui essere orgogliosi (dal sito pietroporcinai.it). Tutta roba solida, che con i meravigliosi televisivi reiterati nella sera di festa non ha niente a che fare.
… l’etica, come impegno per la difesa della bellezza, perchè bellezza è profonda moralità, come opposizione alla decadenza, alla mancanza di creatività, come lotta contro la distruzione del paesaggio, per la salvaguardia dei tesori naturali ed artistici e come richiamo della coscienza italiana.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

3 thoughts on “Giardinieri d’Italia, l’Italia s’è desta?

  1. Grazie, per aver ricordato nuovamente mio padre ed insieme a lui, mio nonno, giardiniere e vivaista, che insieme ad altri giardinieri ed artisti, hanno fatto “bella” l’Italia: ricordarli è un segno di civiltà data la profonda crisi culturale e morale che sta attraversando il nostro Paese che si riflette sulle condizioni di incuria e di degrado dei nostri giardini e centri storici, dei parchi e sul paesaggio sempre più minacciato dalla cementificazione, asfaltizzazione, inquinamenti e degrado ambientale di ogni genere.
    La Sua voce è importante perchè si aggiunge alle altre voci ( Associazioni di cittadini, Gruppi ambientalisti, ecc.) nel coro ed è utile per risvegliare le coscienze dal sonno. Speriamo di arrivare un giorno a celebrare nuovamente l’italianità come esempio di civiltà nel mondo.
    La ringrazio anche perchè scrive di piante e di giardini in modo vivace, semplice, concreto e non astrattamente come talvolta fanno gli architetti che si occupano di giardini o di architettura del paesaggio che parlano e scrivono in modo intellettuale ed astratto e perciò noioso, dimenticando che i giardini sono entità vive e concrete!

    Paola Porcinai

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  2. PADRONI E SERVI DI FRONTE ALL’ ARTE, NELL’ ETERNA LOTTA TRA IL BENE E IL MALE.

    “…E allora mi chiedo anche se fa qualche differenza che questo Monsieur Nessuno, cittadino globalizzato di questa nuova Europa che di Europa non ha più nulla, mostri oggi in giro la sua esistenza e il suo angosciarsi su di essa urtando goffamente un trenta metri sul molo di Portofino, oppure aspirando intellettualmente uno spinello sdraiato sul pavimento di un centro sociale . Se fa qualche differenza l’entità dei suoi asset, che abbia mille miliardi o che aspetti la pensione della previdenza pubblica. Nel primo caso comprerà opere di arte contemporanea, nel secondo andrà a vederle (forse) in qualche museo, magari con lo sconto per comitive. In entrambi i casi sarà costretto a credere che se stesso e l’opera d’arte valgano qualcosa. Il reale è hegelianamente il razionale: l’opera d’arte contemporanea è appropriata, adeguata, al suo contemporaneo fruitore…”
    ( Da “L’errore al bivio. Monsieur Nessuno e l’arte di regime” di Filippo Matteucci )

    “Di uomini ricchi ve ne sono oggi, ma è frequente che essi debbano le loro fortune direttamente o indirettamente all’apparato statuale. Per cui sono spesso più dipendenti dai continui favori politici di quanto lo siano molti di gran lunga meno facoltosi. Essi non sono più, come una volta, capi di antiche famiglie eminenti, bensì nouveaux riches. La loro condotta non è caratterizzata da virtù, saggezza, dignità o gusto, ma è un riflesso della stessa cultura proletaria di massa orientata al presente, dell’opportunismo e dell’edonismo […] Invece di nobilitare i proletari, la democrazia ha proletarizzato le élites ed ha sistematicamente corrotto il pensiero e il giudizio delle masse.”
    ( Da “Élites naturali, intellettuali e Stato” di Hans Hermann Hoppe )

    “Chi gestisce la nostra società, attraverso vari sistemi palesi od occulti, riesce a dirigere la gente entro binari uguali per tutti. E’ la regola imposta del “tutti” : vestire tutti alla stessa maniera, possedere cose tutte alla stesa maniera, avere tutti un corpo alla stessa maniera, tutti uguali, tutti insieme, tutti a scuola, tutti al lavoro, tutti al mare, tutti in discoteca. Essere “popolo”, un popolo composto da tutti coloro che non hanno identità e potere: il popolo della notte, il popolo dei vacanzieri, il popolo della movida, il popolo dei fatti e “rifatti”… Ma, per chi ha coraggio, una prigione è costruita per evadere da essa.”
    ( Da “Meravigliosamente naturale. Bellezza e autenticità nell’arte e nel costume” di Leonarda Venuti )

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