Quando Genova non è una meta

Avevo detto che io avrei ignorato l’Imprescindibile Evento Genovese del quinquennio e così farò, qualcuno dei miei amici e conoscenti invece ha voluto andare a dare un’occhiata, un po’ per professione, un po’ per documentazione, un poco persino per provare a ricredersi dall’ultima volta. Uno mi ha mandato qualche dozzina di foto per mia conoscenza, con preghiera di far sapere alla gente che è troppo, spendere 20 euro a persona per avere la sensazione della spettacolarità malata all’ultimo stadio e un intero campionario di malattie crittogamiche come non si vede neppure nelle estati più piovose. Siccome le immagini valgono più delle parole, eccole. Per una volta non sono mie. Queste sono solo alcune di quelle che ho ricevuto. Le foto risalgono a venerdì 22 aprile. Nel frattempo si spera che gli addetti  avranno rialzato la palma rovinosamente caduta e tirato via le piante che si sono nel frattempo ammalate, ma a mio parere continuerà a valere il principio che non si può violentare le piante, l’arte dei giardini e il buon senso facendo ricadere i costi del proprio business sugli espositori (che hanno pagato una follia per esserci, e con la promessa di guadagnarne molti di più) e sui visitatori. Non a caso l’amico mi ha unito una foto scattata nel traffico di Genova. da cui  dedurre che ciò che di verde avviene in città, fuori dai padiglioni fieristici, è mille volte meglio.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

6 thoughts on “Quando Genova non è una meta

  1. Non ho avuto occasione di vedere la manifestazione ma ho sentito diverse persone che si sono lamentate di come era organizzato l’evento di Euroflora. Quello che più mi stupisce è come un evento quinquennale non possa essere organizzato in modo migliore.
    Aprendo una parentesi … le mostre di fiori e piante piacciono sempre a tutti perchè l’elemento vegetale ha sempre il suo fascino… ma perchè non cerchiamo piuttosto di guardare cosa fanno ad esempio in Olanda con la Floriade o in Germania con la Buga? Non credo che dobbiamo rimanere fossilizzati alle solite mostre di fiori, piante e morta li! Perchè non investire i soldi nella creazione di parchi e giardini rimettendo a nuovo aree industriali e dismesse?
    Cosi lo fanno senza problemi in Olanda ogni 10 anni e per 6 mesi dall’apertura il paesaggio e i giardini creati assomigliano molto alle nostre mostre di piante e fiori, ma poi una volta terminato l’evento temporaneo ecco che rimangono il paesaggio e i giardini progettati alla comunità locale e ai turisti.

    I soldi spesi per la nostra Euroflora creano solo un momento temporaneo che lascia il tempo che trova, dando una visibilità discutibile ai partecipanti e ai progettisti e non lasciano nulla alla comunità locale.

    Il prossimo anno per chi è interessato ci sarà la Floriade che si terrà a Venlo (www.floriade.nl) e per chi avrà l’occasione di visitarla ecco che si potrà apprezzare molto di più un investimento di soldi e un intervento sul paesaggio con duplice valenza, temporanea per “festeggiare” l’evento di una durata di 6 mesi con mostra di piante e fiori, e quella permanente per celebrare la riqualificazione del paesaggio.

    Cordiali saluti,
    Stefano Marinaz
    Agronomo e architetto paesaggista
    stefano.marinaz@gmail.com
    http://www.riflessidipaesaggio.com

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  2. Ma Euroflora, Florexpo e compagnia bella, non sono eventi solo commerciali? Quello che mi meraviglia è che qualcuno li trovi belli. Certo che se chi impiega tutto quel display di forze, di denari e di “gusto” dovesse dopo occuparsi di “riempire” il paesaggio italiano, fosse anche una discarica, non mi sentirei certo mejo. Forse una letturina dei libri di Marc Augé, soprattutto “Non luoghi” e “Disneyland e altri non luoghi” dovrebbe essere obbligatoria. Buona Primavera!

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  3. eccomi di ritorno

    mi spiace dirlo, anche se un po’ me lo aspettavo, ma avevi ragione! Peccato e ancora peccato tanto spreco di fatiche, piante e denaro. La calca di folla indescrivibile che cosa porterà a casa dall’ esperienza Euroflora?
    Si salva la corsia esterna che sulla scia del Chelsea Flower Show ospita gli allestimenti di orti e giardini di giovani progettisti alcuni dei quali davvero interessanti.

    a presto
    simonetta

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    1. @aboutgarden
      Cara Simonetta, dopo tutto quel che ho sentito in giro di negativo su Euroflora, metà di quelli che l’hanno visitata non dovevano neppure andarci. C’è dietro una profonda mistificazione accettata pur sapendo che è tale, ma credendo, come credo, che la gente alla fine sia meno stupida di quanto appaia, uno si aspetterebbe che la decodifica del luogo e degli intenti non fosse poi così complicata, anche senza aver letto i testi di riferimento di Lucilla Zanazzi o senza avere la pratica di floralies in Europa di Stefano Marinaz. Io continuo ad essere esterrefatta, non che qualcuno metta in piedi il proprio business spacciandolo per festa dei fiori, ma che qualcuno, dopo averla visitata nelle edizioni precedenti, torni ancora a Euroflora e soprattutto non abbia una sola parola critica nei confronti degli orrori. D’altra parte temo tocchi a noi, che di verde ci occupiamo a vario titolo, far sì che la gente apra gli occhi. Quando inaugurarono i giardini della Venaria Reale in pompa magna, alcuni visitatori mi fecero sapere che era uno spettacolo sublime. Ci andai qualche giorno dopo animata da grande entusiasmo e ciò che vidi era lo spregio assoluto delle piante e del denaro pubblico, una montagna di denaro di tutti noi: 25 milioni di euro. La sintesi di alberi secchi in piedi, arbusti topiari non potati, erba spelacchiata, piante in vasi neri da vivaio in mezzo alle rovine del giardino secentesco e amenità simili, era una serie di vasi di medie dimensioni in plastica similterracotta contenenti avanzi di rose malconce, e i vasi erano inchiodati a terra tramite catene. Il tutto nel parterre davanti alla reggia. Se qualcuno non ci crede, ho le foto… Certo dovremmo avere la voce più alta e chiara e agire per spezzare una logica perversa, perché molte volte ad essere civili e rispettosi degli altri si rischia di trasformarsi in conniventi con le malefatte altrui.

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  4. Leggendo il Suo interessante articolo mi consolo di non aver partecipato. Visti i costi che avrei sostenuto ringrazio di aver anche risparmiato tempo e delusioni come spesso accade. Peccato che gli sprechi siano sempre in agguato, un po’ più di fiori e piante gioverebbero a tutti!!!

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