Orti della Venaria? Meglio quelli da ferrovia


Tante volte mi dicono che sono troppo polemica, che non mi va mai bene niente. Essere polemica è un’inclinazione ma, soprattutto, fa parte del mio ruolo di opinionista: ho qualche strumento culturale, un po’ di esperienza acquisita negli anni, gli occhi e l’esercizio ad usarli perché amo troppo la Bellezza e troppo poco le ipocrisie del quieto vivere, sicché mi sento in dovere di guardare anche per chi non sa farlo o non sa esprimere la propria gioia o il proprio sdegno. E insomma, se mi mandano a Venaria Reale perché per un certo libro servono due scatti del nuovo Potager Royal, nuovissimo anzi, perché inaugurato con battages pubblicitari stratosferici lo scorso 16 aprile, ebbene se mi mandano io già tremo e fremo ma ci vado, eccome. Spero sempre di ricredermi, talvolta succede, quando chi è alle prime armi cresce e impara come si fa e, mentre pone rimedio, la natura diventa alleata e le piante collaborano.
Tutto questo pistolotto per dire che invece quello che ho trovato è peggio, molto peggio di ciò che ho lasciato l’ultima volta che ci sono andata. Indimenticabile la data: 6 gennaio dello scorso anno, con i bambini che giocavano a scivolare sul ghiaccio dei vialetti, i genitori esterrefatti che li trascinavano via tra scapellotti e altro, io arrabbiata nera per tutto lo schifo nuovo che era comparso dalla volta precedente. E che dire adesso: un doppio filare di pioppi cipressini che, messi di fila, fanno un chilometro e mezzo di pioppi, piantati sette o otto anni fa sono già stati segati, anzi nel  frattempo sono stati ripiantati due o tre volte, spesi insomma denari pubblici a più riprese per piantare e poi per segare. Il lavoro è stato fatto così male, oltrettutto, che qui e là stanno rispuntando i pioppi abbattuti: non hanno tolto le ceppaie, si vede che era troppo lavoro. Oggi guardavo e tra me pensavo: vorrei che crescessero in una notte alti e forti più di prima per dimostrare il potere della natura. Anche la menta assurda costretta in pieno sole e in terra che è più ghiaia da greto di fiume che terra, là attorno alle vestigia del giardino secentesco, non c’è più. Non c’è più niente, si vede che i geniali progettisti stanno aspettando un’idea, e altri soldi da spendere.
Ci sono arbusti morti qui e là; sublime la serie di tassi secchi non appena uno mette piede nel giardino e volta lo sguardo verso la reggia. Domanda: ma chi dà ordini ai giardinieri della Reggia di Venaria Reale? Perché decenza vuole che chi è responsabile e prende uno stipendio per questo dica “ragazzi, togliete subito quella pianta” non appena si accorge che sta seccando. Oppure nessuno a Venaria se ne accorge?


Si direbbe che nessuno abbia occhi per vedere, basta svoltare verso i 10 ettari del Potager Royal. Ma che potager e potager, l’ultimo degli orti urbani da scarpata della ferrovia mostra più fantasia e amore di questa squallidissima e diseducativa macchina mangiasoldi. Quattro ortaggi in tutto, ripetuti graficamente e mezzi morti per mancanza di irrigazione, trattandosi di terra per modo di dire, men che meno terra grassa da orto. L’irrigazione funziona solo per sommergere qui e là prosperosi ciuffi di erbacce, in compenso è segnalata vistosamente con bandierine rosse. Sappiamo così che l’irrigazione poco e male funzionante di questo straordinario allestimento è di marca Toro: c’è scritto in bianco sulle bandierine rosse, unico punto di colore.
Erbacce ovunque: sotto e tra le siepi, tra i rosmarini che dovrebbero formare siepina e invece sono monchi, ne manca uno qui, ne è appena seccato un altro là, al posto dell’erba un carex nonsoqualis che spunta baldanzoso ovunque con frequenza inquietante. Se aspettano un po’ a diserbare si disseminerà più di quanto non abbia già fatto. Una coppia di mezza età con un aspetto per bene osservando quell’avanzo di potager aveva la perplessità stampata in faccia e, quando c’è riuscita, lei ha detto: “Mamma mia, è peggio di Euroflora!”
Ma adesso sto pensando che invece di continuare ad esercitare il proprio sguardo critico bisognerebbe cominciare a esercitare il proprio diritto di cittadini onesti raggirati nelle parole e nei fatti da incapaci e ladri di stipendi. Se qualcuno ha idea di come fare, lo dica, intanto ci penso anch’io, per non vergognarmi di vivere in un simile Paese, che non si vergogna di mostrare Venaria Reale e il suo Potager tanto poco regale come gioiellino del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Di quale Italia?

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

14 thoughts on “Orti della Venaria? Meglio quelli da ferrovia

  1. Coltivare un orto anche piccolo è un’impresa che non tutti gli appassionati di verde sono in grado di fare, la cura pignola di ogni singola aiuola, il diserbo manuale foglia a foglia sono attività che vanno svolte quotidianamente e con assoluta competenza altrimenti le erbacce prevalgono sugli ortaggi in pochi giorni.

    Un parco imponente come estensione come quello della Venaria, senza un’anima che lo conduca avanti non potrà mai raggiungere un risultato decente.

    Mi sa che se vogliamo vedere un vero Potager Royal dovremo ancora guardare a lungo a quella meraviglia francese del giardino di Villandry, purtroppo.

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  2. Purtroppo noi ” giardinieri” il ramo morto è la prima cosa che notiamo….può essere tutto verde, perfetto, fiorito….e quel piccolo rametto proprio insignificante invece è la prima cosa che notiamo….Attenderò ancora del tempo prima di recarmi a Torino alla Venaria…aspetterò che il “Villandry” italiano sfoggi un “potager” degno di questo nome….
    Grazie per aver fatto conoscere a tutti che anche i giardini, purtroppo non sono tutti rose e fiori…..

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  3. Essendo giornalista (corrispondente ANSA) mi occupo di cronaca piuttosto che di giardinaggio. Non sono quindi grande esperto di botanica, ma nutro per il settore una grande passione. Aumentata a dismisura da quando ho iniziato ad occuparmi di un progetto europeo, un Interreg Italia/Svizzera, con il quale, da presidente di un Consorzio di 20 pro loco sparse sul lago d’Orta, ho avuto la fortuna di incontrare una biologa tossicologa delle acque, Marilena Roversi Flury, metà italiana e metà svizzera, ma novarese di nascita, giornalista e scrittrice di noir; a lei, infatti, dobbiamo il rifiorire di orti e giardini grazie al suo progetto “Biodiversità? Salviamola mangiandola” che l’Unione Europea ci ha finanziato.
    Così, nel leggere le considerazioni di Mimma sugli orti della Venaria, mi sono sentito grande. Pur nel nostro umile (ma instancabile e diuturno lavoro) siamo riusciti a mettere in piedi qualcosa che ora sta dando, dopo due anni dall’avvio del progetto, i primi… frutti. Con questo progetto abbiamo creato orti dove sono ricomparsi i peperoni gialli, le coste rosse e verdi, l’atreplice, le zucche spaghetti piuttosto che alberi di giuggiole, biricoccoli o pere volpine e tante altre curiose varietà scomparse dal consumo quotidiano. Parallelamente sono nati i viali delle rose antiche (Borgomanero) quello delle piante perdute (Omegna) l’altro delle Ortensie ( su terreno messo a disposizione da R.F.I. presso la stazione ferroviaria di Orta-Miasino), l’orto delle meraviglie (a Pogno) per andare infine all’Orto della bibbia, primo in Italia in cui si spossono ammirare le varie specie di ortaggi e piante citate nei versetti del Libro Sacro.
    Beh, dopo aver letto quanto piccolo sia stato il risultato in un grandioso scenario come quello della Venaria, mi sento rinfrancato e ringrazio il cielo per tanto successo. A proposito, il 23/24 luglio a Orta San Giulio e a Pella, per terra e per lago si viaggia gratis a spese del nostro Consorzio per visitare gli stand di produttori di frutti antichi e del passato.
    E’ un invito anche a Mimma ad essere con noi.
    Se volete saperne di più il ns. sito è http://www.consorzioproloco.it

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    1. @Il potatore
      Non credo di aver capito il senso del suo intervento. Gli orti mangiasoldi, soprattutto se i soldi sono i nostri e i risultati devastanti sono esposti alle battute sarcastiche di visitatori internazionali, non vanno mai bene e gridano vendetta. Ci sono mille altre occasioni per parlare di bellezza e di natura, glielo dico io che lo faccio per professione da trent’anni e uno scempio come quello perpetrato dall’amministrazione di Venaria Reale sul territorio e nelle nostre tasche non l’ho proprio mai visto.

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  4. Leggo solo ora quanto succitato…..tanti mesi sono trascorsi ormai, qualcosa è cambiato? Ma come fare ad approfondire l’argomento? Non si può intanto sapere chi ha diretto tale orrore? C’è un ente responsabile? Chi controlla possiede occhi? Chi eroga fondi, così mal spesi? Trovo la vicenda semplicemente scandalosa….tanto per cambiare!

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  5. Ohhhh finalmente, sono 32 anni che vivo a Venaria, ne ho viste di ogni altro che giardinieri, è gia tanto se hanno le medie.. sono dei distruttori incapaci! L’ho fatto presente in comune, risposta: ma noi abbiamo dei bravi giardinieri..
    Stanno annientando alberi secolari, tra cui i platani di via Don Sapino; in corso Matteotti andate a vedere: sono dei bonsai. Quando li sento con quelle maledette seghe non faccio altro che mandare maledizioni a tutto spiano!!! E voi vi preoccupate dei giardini!
    Un incapace combina solo danni, non si rendono conto di quante generazioni ci vogliono per vedere una pianta meravigliosa: gli alberi più invecchiano più vengono belli, sarà invidia, visto che a noi succede proprio l’opposto….FATE QUALCOSA. BASTA QUESTI SCEMPI! IL BELLO È CHE VENGONO PAGATI CON I NOSTRI SOLDI, CHE SCHIFO.
    Un saluto, W il verde da Paola

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  6. cavolo, cavolo come sono d’accordo! Mi viene in mente l’orto botanico del mio comune, che per confusione di competenze adesso “si cura da solo”. La Venaria Reale l’ho vista ad agosto dell’anno scorso, so bene che è un mese difficile, ma nemmeno le rose che sarebbero dovute fiorire ad ottobre erano minimamente in condizioni.. Il giorno dopo mi sono rifatta la bocca a Ventimiglia in un vivaio di piante grasse che era un giardino delle meraviglie. Ma quello era privato..

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