Piante in Calabria

Più che le piante degli espositori di ‘Cittanova Floreale’, che in massima parte conosco dopo una intera primavera in giro al loro seguito, ad interessarmi sono le piante calabresi, la loro storia floristica e agricola, il rapporto della popolazione locale con le piante ornamentali e i giardini.
Lascio qui qualche foto. I pini monumentali del parco ‘Carlo Ruggiero’ in cui si svolge la manifestazione. La sacra, le bietole che “sanno un po’ di coste e un po’ di spinaci e sono buone nella pasta, con le cime delle piante di zucca” del mercato del venerdì mattina di Cittanova. Ho visto anche i germogli di pungitopo “un poco amari, ma buoni buoni nelle frittelle”, e in generale frutta e verdura che costa un terzo che nei mercati piemontesi (ammesso che da noi ci siano già pomodori e melanzane di produzione contadina). Gli olivi orribilmente mutilati per favorire (pare, ma non ci giurerei) la produzione di rami e frutti più agibili che a irraggiungibili 15 o 20 metri di altezza degli esemplari antichi e monumentali lasciati al loro destino da parecchio tempo. Il cortile ombroso e umido per le felci, le tillandsie, i clorofiti, le cycas, i piccoli fiori annuali (ci starebbero meravigliosamente anche le Hosta, ma non ne ho ancora vista una sola) fotografato ieri pomeriggio a San Giorgio Morgeto, paese arroccato su una montagna a pochi chilometri da Cittanova, con i resti di un castello che domina l’intera piana del Tauro. E poi su riaca, i fagioli. Ne ho acquistati parecchi al mercato per poterli aggiungere alla collezione in divenire che, partita da Camaiore (Lu) a inizio aprile, è già transitata da Franciacorta in Fiore a Cazzago San Martino (Bs) ed ora si lascia guardare a Cittanova, dove la gente racconta e ricorda davanti a ottanta scatolette piene di semi diversi. Spero di non fare confusione quando preparerò la scheda di questo nuovo tesoro. Si chiamano Favarica o Pappaluna, Paesana o Occhio di Pupa, Marescialla. Una visitatrice, Eleonora, mi ha portato anche la Zizza o Ziccarella, la Cannellina (non stento a considerarlo un Cannellino comune), la Settembratica. E poi Monachella e Pavone, Giallineda e Posellina. Storie di piante di questo luogo in punta d’Italia, storie che lasciano il tempo di un click anche a momenti di festa colti casualmente, con i ragazzi che suonano e danzano in nome della loro terra.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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