Green money, pink roses, black thoughts

La rosa ‘Bonica 82’, creazione Meilland arrivata sul mercato dal 1985, mi sembra vada bene per illustrare questa storia parmense: ottima da arredo urbano ed elegante nel suo rosa discreto, regge a tutto (beata lei), ma non alla mancanza di irrigazione estiva.

Ieri sera e stamattina una folla inferocita ha riempito la piazza del Municipio di Parma. Il motivo è a seguito di una notizia che gira da qualche giorno. Ne ha parlato per esempio La Repubblica: “Undici persone sono state arrestate nelle prime ore di questa mattina dalla guardia di finanza nel corso del secondo atto dell’operazione “Green money” sulle tangenti nel verde pubblico. Tra queste tre dirigenti del Comune: il comandante della polizia municipale Giovanni Maria Jacobazzi, il direttore marketing – già capo dello staff del sindaco e direttore di Infomobility – Carlo Iacovini (adesso responsabile del progetto Zero Emission City) e Manuele Moruzzi del settore Ambiente, legati a filo doppio al sindaco Pietro Vignali fin dai tempi dell’assessorato all’Ambiente.
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Il sistema era quello di drenare soldi al Comune tramite consulenze fittizie, fatturazioni gonfiate e servizi mai resi. Ad esempio 50-70mila euro sono state spese per una consulenza sui canali irrigui che non era di alcuna utilità all’Amministrazione. Altre 180 mila euro hanno finanziato i fiori del Lungoparma, le “pink roses”, per le quali non funzionava neanche l’impianto di irrigazione. Gli arrestati con i soldi pubblici si facevano sistemare i propri giardini fatturando i lavori come se fossero servizi pubblici. Il giardino di Paco e Ax, i cani lupo dei vigili, non è mai stato realizzato: con i soldi stanziati, però, Jacobazzi ha riqualificato l’area verde della sua casa al mare a Santa Marinella.”

E allora: come non essere dalla parte della gente inferocita, delle rose urbane senza irrigazione e di quelle di cui siamo creditori, non essendo mai state piantate ma solo finanziate? Ma anche: come è possibile che ci sia da stanziare fondi per un  giardino destinato a due cani poliziotto, quando poco più in là c’è da sanare di tutto, altro che giardini? E, soprattutto, che faccia di bronzo possono mai avere quei dipendenti comunali che amano sì il giardino, purché sia il loro con i soldi nostri? Provo una indignazione sconsolata a sapere che i cittadini devono far ricorso, per parlare  solo di questi giorni, alle barricate napoletane contro l’inceneritore, a quelle della Val Susa contro la TAV e poi a queste parmensi sin sotto il palazzo. E non mi conforta sapere che in questo modo cresce il senso di partecipazione civile alle scelte politiche della nazione. E neanche che a Parma siano stati fiori mancanti all’appello  in città, nient’altro che bordure di rose, a svelare l’ennesimo episodio di vergognosa italianità.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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