Potature d’agosto

Come è strana la vita. Ho perseverato per vent’anni nella politica – per qualcuno utopica, per i vicini scellerata, per me essenziale – di creare angoli di giardino e poi di renderli accoglienti per la natura. Sono stata giardiniera nella misura in cui sono stata amministratrice di risorse solo parzialmente riconducibili a me. Vent’anni fa  ho interrato un bulbo di Hermodactylus tuberosus che mi avevano regalato fiorito in un piccolo vaso, ho scelto con cura dove piantarlo e lui si è moltiplicato per cento e per mille, coprendo fitto fitto un metro quadrato di terra. E, conservando solo l’ossatura di luogo coltivato, ho fatto di tutto perchè le cose succedessero da sole e io dovessi solo decidere e lavorare in conseguenza: questa sì e questa no, oppure sperimentando che cosa di coltivato ci può stare con ciò che è spontaneo e con quali operazioni colturali. Le Heuchera ‘Palace Purple’ arrivano da lontano, sono americane, ma da diciannove anni stanno così bene dietro casa che si sono disseminate qui e là, così non le ho mai perse, le seguo solo nel loro peregrinare e quando ce ne sono abbastanza le prelevo e le metto insieme perché facciano macchia di colore e diventino un nuovo centro di irradiazione di heuchere. E così con le aquilegie, arrivate del tutto casualmente in un vaso pieno di altro, e con Iris foetidissima, ma lo sanno tutti che se a questa iris piace un posto poi sono guai per il giardiniere. Le stipe piantate in un’aiuoletta al centro di una piccola pavimentazione in pietra l’anno dopo non c’erano più, ma la loro progenie si era disseminata allegramente nella pavimentazione. E lì io le ho lasciate. Così ancora prima per un’altra graminacea, Festuca glauca. So per certo che un’unica pianta, di una varietà compatta, è arrivata a casa mia nel 1992. Disseminandosi erano nate festuche magnifiche, alte e basse, compatte e fini come un ciuffo di prato inglese o vigorose e zampillanti come nei vivai non ne ho mai viste. Dal giorno in cui ho lasciato andare a fiore la siepe sino ad allora squadrata di ligustro giapponese sono nati ligustri nel raggio di 100 metri attorno al punto di irradiazione. Ne ho conservati due o tre, e ho fatto progetti per loro, anche per le posizioni in cui sono cresciuti così contenti che il loro seme sia stato depositati lì dagli uccelli, digerito e pronto a dar vita ad una nuova pianta.
La vita è strana perché inseguendo proprie filosofie poi si rischia di diventare come quegli amanti dei gatti che vengono scoperti morti ottuagenari in piccoli appartamenti, loro con trentasette gatti dentro, con tutto quel che consegue. E per non essere colta tra qualche anno, anche prima di diventare ottuagenaria, soffocata dalla vegetazione, ho chiesto l’intervento di un giardiniere di provate capacità ed esperienza. Gli ho raccontato un po’ della mia idea di giardino, e dell’estate piovosa che ha triplicato la lunghezza dei rami di forsizie, viti, ligustri, aceri e ortensie, bisognosi perciò di essere riabbassati e, nell’occasione, magari sfoltiti un po’. Ma non siamo tutti uguali, meno che meno nella percezione del giardino. Ieri mattina un uomo di buona volontà e pronta energia ha interpretato a suo modo la necessità di potature a casa mia, e ha azzerato vent’anni di esperimenti di convivenza tra me e e le piante ornamentali. Le festuche e le stipe sono state scalzate, una sgorbia ha portato via le loro radici tra i ciottoli, un aspiratore ha spazzato con cura una pavimentazione che non si indovinava quasi più. C’erano in mezzo rudbekie, violacciocche, anemoni giapponesi, prunelle spontanee tappezzanti, una menta che più buona non ne ho mai avute, viole cornute blu che si ingegnavano a nascere nelle fessure più incredibili. La siepe di ligustro che forniva agli uccelli cibo, materia prima alla natura e a me la voglia di giocare con le piante, è diventata una piccola selva di bacchette spoglie che chissà mai se si riprenderanno: dovrebbero gettare rami nuovi da tronchi di 4-5 cm di diametro. I bulbi di ermodattilo, invisibili sotto terra in quasta stagione, sono stati calpestati per raggiungere altri rami da potare e svellere. Sono arrivata in tempo per avvertire che a disseppellire il tesoro ci penserò io. Nel dirlo, pensavo al funerale di un’idea e anche del merlo che abitava  in mezzo all’edera che aveva una chioma a ombrello e adesso non ce l’ha proprio più.
Ho deciso che, avendo troppo a cui pensare, a queste cose non penserò, in base alla considerazione che talvolta una fine è anche un inizio. Forse dopo vent’anni avevo bisogno di una fine che si è materializzata con uno sterminator di buon cuore. Io non ho fatto del male a nessuno, non ho inquinato né agito per cattiveria, come l’uomo che in piedi su una scala altissima sta semidemolendo uno dei miei pochi alberi. È una fine, o forse una rinascita, oppure un segnale che mi riservo di interpretare quando tutto sarà finito: il lavoro urgente che mi tiene con la testa dentro ad un monitor da mattina a notte fatta, l’estate di pioggia, questi giorni quasi freddi e ventosi, il mal di schiena che mi impedisce persino di piegarmi nell’orto a raccogliere qualche zucchino sono cattivi consiglieri per valutare. L’unico aspetto che non affronterò di certo è quello della sensibilità individuale per le piante e per la bellezza. Nessuno può farci niente, siamo quello che siamo, facciamo progetti e interpretiamo la vita in base alla cultura che abbiamo e al senso che diamo a noi stessi e al mondo. E meno male che i vivai sono pieni di festuche e stipe, così so che a voler insistere posso sempre riprendere gli esperimenti e, ottuagenaria, ritrovare l’abbraccio delle piante con una loro storia, che sembrano fatte apposta per accompagnare felicemente la mia.

Annunci

Pubblicato da

Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

2 thoughts on “Potature d’agosto

  1. Bello! Anch’io voglio diventare un ottuagenario sommerso dalle piante. E sono già a buon punto: estirpare una qualsiasi pianta o erbacea ornamentale mi piange il cuore.

    Talvolta sono costretto pure io a richiedere un aiuto esteno per potature necessarie ad alberi grandi trascurati o edere infestanti, ma dopo aver dato indicazioni nette sul tipo di intervento cerco di allontanarmi per non soffrire troppo.

    Proprio in questi giorni sto pensando alla ristrutturazione di due bordure ai lati del cancello, ma se non trovo un posto dove sistemare le bergenie che devo togliere va a finire che non se ne fa nulla.

    Mi piace

  2. Se fosse successo a me, avrei pianto di rabbia. Mia figlia mi ha mandato delle foto dei giardinetti di Londra, tutti “disordinati”, con le erbacee e le graminacee nate spontaneamente tra le pietre a terra e sui muri, cespugli e alberi non potati. Mi ha scritto:”Qua tutti i giardinetti sono strapieni di piante e incasinati esattamente come il tuo a Roma. Bellissimi!”

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...