Anch’io vorrei essere un’agave inglese

(corrispondenza di Luca Riccati dai Kew Gardens) Un’immagine interessante, che testimonia l’importanza che gli inglesi danno alle piante: due agavi in fiore che svettano dal tetto di una delle serre dei Kew Gardens. Ebbene sì, hanno smantellato una parte di copertura della serra per permettere al fiore di crescere liberamente…

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

2 thoughts on “Anch’io vorrei essere un’agave inglese

  1. …certo, sempre meglio che irlandese! In un ennesimo giro estivo nell’isola smeraldo, ho scoperto che un anomalo inverno, con temperature per lungo tempo inferiori a -10 gradi, ha spazzato via dall’irlanda tutte le agavi e le yucche che gli irlandesi delle zone costiere coltivavano orgogliosamente… (…vabbè, magari si sono salvate in qualche serra, ma ho i miei dubbi…).

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    1. @taro
      Il fatto è che io vorrei essere un’agave inglese per la libertà che è stata concessa a quelle fotografate ai Kew Gardens dal mio amico giardiniere Luca e per la sensibilità di chi, prevedendone lo sviluppo, ha religiosamente tolto i vetri in corrispondenza del fiore che, da dentro, puntava al cielo.
      So dell’inverno duro degli irlandesi, tanto più duro conoscendo le medie delle loro temperature abituali : basse d’estate rispetto alle nostre (a Cork 24 °C di massima), alte d’inverno rispetto ai -12 o -15 °C che talvolta si possono toccare a casa mia (sempre a Cork, +4 °C di minima). Anche questo fa parte dei mutamenti climatici, non so che cosa si possa fare oltre che prendere atto di ciò che sta accadendo e, dove possibile, collaborare perché il fenomeno non diventi più grave.

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