Parole, soltanto parole. Ma verdi

L’altra sera ho fatto una sfuriata a mio marito: “Ma che cosa volete ancora tutti quanti da me?”. Da tredici mesi non faccio altro che mettere di fila parole per riempire pagine o per comunicare eventi. Sino a notte inoltrata, ricominciando alla mattina presto a battere sui tasti di un povero mac esausto quanto me. E quando non ho scritto, sono andata fuori a raccogliere il materiale per poterlo fare. Per difetto, in un anno sono stati due milioni di battute per raccontare piante, giardini, idee verdi, iniziative e persone che lavorano e vivono di piante.
Sicché negli ultimi mesi non sono riuscita a lasciare traccia nel blog di ciò che è transitato nella mia testa e sulla mia strada professionale in un periodo furioso, che solo il tempo di crisi fa apparire miracoloso anche quando ti ammazza di fatica e non ti ripaga in nessun senso (sì, perché appartengo ad una genia che considera pagamento anche la soddisfazione a crescere e a imparare ancora). Non ho scritto nel blog per mancanza di tempo innanzi tutto, ma anche per una grande stanchezza a maneggiare parole e per l’allarme dentro di me a causa dell’uso “cinese” che mi vien chiesto di fare dello strumento con il quale esprimo le mie competenze, la mia professione, l’amore per un mondo che mi appartiene. E per l’uso stupido che in troppi fanno di strumenti tecnologici di straordinaria potenza, che creano contatto tra le persone, allargano gli orizzonti, mostrano la vita in tempo reale. C’è su internet uno spreco tale di parole, un uso tanto massivo della fatuità verbale, che il mio blog ha trovato saggio tacere per un po’. Anche se avrei molte cose da raccontare, dal libro finalmente davvero bello che ho letto nottetempo, per liberare la testa dalla tensione del lavoro e potermi addormentare serena (La confraternita dei giardinieri, di Andrea Wulf, Ponte alle grazie, 22 euro per 426 pagine intelligenti e godibilissime), alla gioia di aver ricevuto, in questi giorni, i nuovi cataloghi (Baumaux, Ingegnoli, ieri Jelitto), passando per gli auguri creativi che mi stanno arrivando, dal vivaio Millefoglie che manda imbustato con il bigliettino rosso di rito una tavoletta di cioccolato equo solidale, alle tre donne speciali della mostra di giardinaggio “Frutti antichi” di Paderna che lasciano come messaggio del loro biglietto di auguri “Lo stolto cerca la felicità lontano, il saggio la coltiva sotto i propri piedi”. Adesso dovrei lasciare qui anch’io gli auguri, soprattutto a coloro che mi hanno cercata per sapere che cosa mi stava succedendo, visto che non scrivevo più sul blog. Prendo a prestito la bella frase di Madre Teresa di Calcutta che mi ha mandato l’amica Barbara: “E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza”. Che sia Natale per tutti.

P.S. Non ho ancora finito il mio anno di parole per lavoro: lo devo fare con urgenza, conti alla mano, sino alla sera della vigilia di Natale. Anche perchè il tentativo di rimettermi a fare altro ha avuto uno strano esito: dopo aver smontato un paio di librerie piene di libri per consentire all’imbianchino di fare il suo lavoro a casa mia, sono qui immobile a muovere solo le dita sulla tastiera del computer con i muscoli delle braccia strappati. Scoprendo così che, volendo, ho ancora le braccia e potrei usarle per coltivare una materialissima felicità sotto i miei piedi, dopo tanta felicità virtuale.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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