Una foto una storia (da 10 marzo 2012)


La foto della testata del blog dal 10 marzo 2012
Sento aria di primavera
Stamattina, un po’ contrariata per non essere in Sardegna alla mostra di Milis come avrei voluto, sono uscita nel giardinetto dietro casa a prendere la carezza di sole che in questa stagione finalmente arriva sin contro la facciata. E con sorpresa ho avuto in regalo piccole storie di risurrezione. Due crochi spontanei dei prati della mia valle (Crocus albiflorus) hanno scelto di prendere casa tre centimetri più in là del tappeto di asperula e di onorarmi con il loro fiore dal collo lungo. Sotto l’ortensia ‘Ayesha’ che già ingrossa le gemme sono fioriti quattro ciuffi di bucaneve. Io non ne ho mai piantati. Anzi, sedici o diciassette anni fa avevo interrato due bulbi, regalati da qualcuno, nel grande vaso che contiene un faggio (poveretto, ancora nello stesso contenitore da allora). Non si sono mai allargati più di tanto, visto che tutta la terra è colonizzata dalle radici del faggio. Ma chissà quando, chissà come, devono essere caduti i semi dei bucaneve nella terra sottostante, e io zappettando devo averli portati in giro lì attorno. Questo è il primo anno che fioriscono. Peccato non aver spiato le loro piante sin dall’anno in cui si sono formate le prime foglie: adesso saprei quanto tempo impiega Galanthus nivalis a formare un bulbo sufficientemente grosso per andare a fiore.

Se non ho notato il nuovo ospite, d’altronde, è perché nei pressi ci sono altre foglie di bulbose (Leucojum aestivum e Endymion non-scriptum) che escono in questi giorni di marzo. Le ho fotografate stamattina per la gioia che stiano succedendo cose propositive anche in un giardinetto di montagna, sino alla scorsa settimana sotto la neve. Il resto si sveglierà un poco alla volta. Solo una incredibile primula rossa non ha aspettato che andasse via la neve per fiorire. Un’altra volta, voglio dire: non ha mai smesso dallo scorso anno alla mostra di Milis, dove l’avevo acquistata dal vivaio Il peccato vegetale (ha in catalogo 18 primule, andate a vedere qui). Sui rami del melo ornamentale ‘Prairie Fire’ ancora pendono, rinsecchite, le meline che sembrano, per colore e dimensioni, ciliegie selvatiche. Gli uccelli non le hanno neppure assaggiate, da settembre che si esibiscono invoglianti. Gli uccelli preferiscono la cotica di lardo che mio marito ha appeso ai rami alti e fragili del susino (sennò arrivano i gatti). Stamattina un merlo se n’è volato via con un pezzettone staccato chissà come. Forse gli servirà come brillantina per lustrare il piumaggio preparandosi al rendez-vous con la sua bella. Ma questa è solo la mia voglia di volare via con la fantasia, adesso che il greve inverno sembra essersi dileguato.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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