Pettirosso d’estate

Tra le perplessità di una vita vissuta di corsa e molto meno intensamente di quanto vorrei, ci aggiungo quella relativa all’ambiente impazzito. Siamo in pieno luglio e qui da me a 750 m di altitudine, a dispetto delle temperature che sfiorano i 40 °C in pianura, non siamo ancora riusciti a vedere il termometro a 24 °C. Ieri sera c’è stato vento di foen, con una violenza che neanche nei momenti peggiori. Sicché ortensie svenute, e la villosa con i rami strappati dal vento. È la terza volta che succede quest’anno, chissà se mi rimarrà qualche ramo da vedere fiorito tra una decina di giorni. Stavolta si è salvato Thalictrum Hewitt’s Double, ma solo perché vive in una gabbia di salice alta 2,5 m e la gabbia, perché non volasse via insieme al suo adorabile contenuto, l’ho prontamente ancorata a tutto ciò che sono riuscita a trovare di fisso e solido. Poco fa, ancora al lavoro nonostante sia passata da un pezzo l’ora di cena, ho avuto una visione fuori ordinanza sulla soglia della porta che si affaccia sul giardinetto dietro casa: è comparso un pettirosso. Non lo avevo mai visto d’estate, né tanto meno quasi in casa. Ho pensato che forse voleva dirmi qualcosa, e ho provato a immaginare che cosa, ma è un pensiero triste e non lo dico.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

2 thoughts on “Pettirosso d’estate

  1. Perché sei sempre così triste? Da un poco di tempo i tuoi post, sempre più sporadici (anche se recentemente hai ripreso con una certa costanza) sono sempre più velati di malinconia e stanchezza come se tu non facessi un lavoro meraviglioso che è quello di parlare di piante, avendone contezza, per l’esperienza e la sapienza acquisita da una vita fatta di frequenza assidua di orti, giardini, convegni, fiere, vivai che ti fanno descrivere il verde da una visuale privilegiata e preziosa. Perché sei sempre così triste? Come se tu non facessi un lavoro meraviglioso in grado di comunicare ad altri quanto di bello, di poetico, di allegro, di vitale c’è in una pianta, in un giardino, in un piccolo pettirosso che, fuori stagione, ti guarda dalla soglia della porta di casa.

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