Il futuro sul davanzale

Capisco di essere una vecchia giornalista e un’appassionata di botanica e giardinaggio della prima ora quando osservo il comportamento dei giovani di questo settore. Sono quelli che dovrebbero rinnovare il linguaggio, i modi, le conoscenze e mi piacerebbe tanto accodarmi a loro per non invecchiare troppo presto. Sono più spesso invece quelli che hanno capito come si fa per stare a galla nel mondo in crisi economica e per ritagliarsi una fetta di successo e di guadagni. Stare a galla quasi mai coincide con la passione e la competenza: basta conoscere l’animo degli italiani e la loro sete di novità continue, smanettare bene su internet e avere la carta di credito per cercare in Olanda, Belgio, nell’Est europeo, in Cina e altrove le piante che ancora non sono state proposte in Italia. Beninteso: conosco anche fior di vivai consolidati che fanno altrettanto, ma non in modo esclusivo e non programmando in questo modo la loro entrée sul mercato che tanto assomiglia a più tristemente famose “discese in campo”.
Da stamattina presto la mia casella di posta elettronica è bombardata da notifiche di facebook. Una volta una che non ho la più pallida idea chi sia mi ha chiesto l’amicizia e siccome c’erano in comune amici di provata fede giardinieristica ho cliccato sul benestare all’amicizia. Ci mancherebbe altro. Voglio dire: penso che più siamo e meglio stiamo, se davvero siamo in amicizia a promuovere le piante. Questa ragazza però stava preparando il terreno per l’entrata in scena. Me ne sono accorta nel volgere di qualche mese, quando lei e il suo nuovo presunto vivaio sono comparsi ovunque potessero raggiungermi tramite testimonial eccellenti: direttori di giornali, amici che organizzano manifestazioni, piccoli vivai in cerca di fortuna allo stesso modo, ma già in contatto con me. Non c’erano ancora le piante, ma i contatti giusti per promuoverle, quelli sì. Non so come farò a far capire che in questo modo stiamo rovinando tutto: per una famiglia che sta a galla con l’invenzione di una pseudo specializzazione sempre più improbabile come forma di giardinaggio, ci sono tanti appassionati di giardinaggio che si sentono buggerati e abbandonano. Oppure abbandonano il flusso primaverile e autunnale delle mostre-mercato, i garden center più forniti, le porte aperte dei vivai, la coralità e la socializzazione di un interesse e, nel segreto del proprio rapporto con il computer, acquistano direttamente alla fonte, all’estero, le piante che così pomposamente vengono sbandierate su facebook come una trovata fenomenale. Ho amici che comperano in Olanda le rose a radice nuda, anche quelle più rare e eccezionali, a 0,80 centesimi di euro e quando vedono i prezzi dei vivai di rose, ridono.
Credo che la crisi nel vivaismo nazionale non sia ancora arrivata davvero e tutto sommato non vedo l’ora che arrivi a rimettere un po’ di cose a posto, anche se con questa affermazione apparirò una stupida, reazionaria  fustigatrice di costumi. Ma io credo nel giardinaggio come santuario dei propri interessi e della voglia di natura, credo nella pratica tra piante e fiori per trovare se stessi e un filo intimo di legame con altri. Sono cresciuta concedendomi una visita al Centro Botanico di Milano in cerca dei semi di Sutton come premio del sabato mattina se avevo ben lavorato in settimana, passando interi pomeriggi nel vivaio MiniArboretum di Guido Piacenza per imparare a fare i conti con la mia ignoranza e provare a rimediare. Ho passato intere mattine ai Kew Gardens in gelide giornate di febbraio in attesa che il vento si fermasse per poter fare una foto che per me era sintesi di tutto. Sicché se oggi i giovani affrontano la mancanza di altro lavoro buttandosi in questo settore con la rigidità che il business richiede e la scaltrezza che i social media danno modo di praticare, io mi sento male e vado fuori a calpestare il mio avanzo di giardino come se fosse l’ultimo boccone di verità rimasto. Da una finestra stamattina ho visto che Saxifraga cotyledon mi sorrideva, accomodata nel suo vaso quadro a tronco di piramide sul davanzale. E quando mi sono avvicinata per capire che cosa mai avesse da sorridere, ho visto. Sta emettendo un secondo scapo fiorale e alla base delle foglie più interne della rosetta che aveva fiorito in giugno sta facendo altre rosette di foglie, attualmente così piccole che se lei non mi avesse sorriso non mi sarei avvicinata e non avrei colto la sua ricerca di futuro. Mentre altri taggano su facebook, io andrò a cercare sul davanzale il mio.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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