Facebook, un covetto di serpette

Un minuto fa mi è arrivata una notifica, l’ennesima, da facebook. Ero nell’attimo di pausa caffé, sicché sono andata a vedere. E mentre leggevo l’ultimo commento, al limite della diffamazione nei miei confronti (c’è tanto di nome e cognome due commenti più in alto, e non sono una pseudogiornalista), il commento è stato tolto. Ma è rimasto nella mia casella di posta elettronica a cui è stato notificato.

“Certe pseudo giornaliste prima di scrivere articoli del cavolo senza conoscere di cosa parlano dovrebbero prima andare di persona al vivaio che gelosamente attacca forse su incarico e spinta alla diffamazione di qualcuna che conosce la titolare del vivaio criticato così duramente e ne è nemica! La serietà professionale vorrebbe che le fonti si verifivcano tutte”

Se qualcuno si è sentito chiamato in causa da quello che ho scritto ieri, si vede che ho fatto centro. Ma mi offende a morte che non si sia capito il senso di quello che ho detto (qualcuno conosce l’analisi semiologica del testo?), né il motivo per cui tornerò alla svelta a guardare la mia sassifraga, creatura delle mie montagne che mi sorride con tanta serenità là sul davanzale.

PS mentre scrivevo è arrivata la seconda parte, chissà se verrà tolta:

“La serietà professionale vorrebbe che le fonti si verifichino tutte e se avesse prima di prendere in mano la penna per diffamare visitato e conosciuto personalmente la titolare avrebbe forse capito (ma non sono sicuro di ciò) è vero a volte le cose si fanno per bisogno, ma se al bisogno si unisce una grande passione anche se l’esperienza verrà che male c’è? il tempo darà ragione a chi lavora seriamente e da un anno duramente e di persona e non a chi da notizie altrui e col culo sulla sedia si definisce giornalista verde e appassionata di botanica! Vergogna!”

Ma che vergogna e vergogna, figuriamoci! Evviva il modo sereno del commento che ha seguito questo farfugliare astioso. Brava, una ha capito che cosa stavo dicendo, e ha girato in positivo il pensiero, anche se sembra che la capacità critica e dialettica si fermi alle piante, e non ad un atteggiamento nei confronti della vita, come se il giardino non ne fosse lo specchio:
“Potrebbe essere perchè le pacciono. Perchè si è incuriosita nel vedere quelle piantaccie simili a impatiens che i comuni usano massivamente nelle aiuolone… perchè fa parte dell’ADIPA e molti dei suoi soci (compresa l’ex presidente) le collezionano. Qui al centro sud siamo in tanti e addirittura c’era un piccolo vivaio che le vendeva… Forse bisogna aspettare e vedere, prima di giudicare. Io poi ammetto un po’ di furbizia… quanti dei nostri vivai stars delle mostre sono furbissimi? E a che prezzi vendono! Vediamo come coltiva la ragazza, vediamo che altro propone… certo che le piante non se le inventa nessuno e da qualche parte arrivano… qui sta anche la bravura della scelta e della proposta. Solo gli ibridatori propongono piante non apparse su internet… Vediamo, io sono molto curiosa e anche fiduciosa. Un vivaio nuovo, che bello!”
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Pubblicato da

Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

3 thoughts on “Facebook, un covetto di serpette

  1. Ho 57 anni e da trenta , più o meno da quando mi sono sposata , coltivo il giardino, più di uno, il primo l’ho dovuto lasciare . A gennaio, dopo qualche anno che non lavoravo se non saltuariamente, ho ritrovato un lavoro fisso, faticoso, ,manuale, notturno, e tutto questo fa sì che sia molto meno presente in giardino e nell’orto. Poi c’è la siccità. Abbiamo dovuto rifare il pozzo e annaffiamo comunque con parsimonia, sarebbe bello avere il giardino tutto verde, ma è quasi impossibile e inoltre, forse mi capisci , “amorale”, mentre tutto intorno brucia. Sopravviviamo e lasciamo i giardini perfetti e di rappresentanza ad altri , perfetti e irreale, nella situazione attuale. Le lotte fra vivai mi sono estranee, come le lotte in generale, mi piace vivere in pace , nel senso più vasto e generale. Mi piaci , Mimma, ti ho seguito nelle varie riviste e credo che il tuo modo di affrontare la vita sia un pò di pancia, ma in fondo perché no?

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    1. @Lorenza
      Lorenza, non è la prima volta che ci metti la tua serenità e te ne sono grata. Ognuno di noi ha la propria storia e la mia è costellata di lotta in nome di ideali che mi impediscono per civiltà di mandare a quel paese la gente, ma mi obbligano a non sottrarmi al senso critico. Tenendomi la pancia verrò più spesso a chiedere consiglio a te, sapendo che poi, alla fine, entrambe amiamo la pace (ma io, vedi, non penso per me che sia amor di pace far finta di non sapere). Un abbraccio, spero che da te piova un giorno intero…

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