Al mercato dei sentimenti verdi

A forza di sentire sciorinare filosofie giardinieristiche, osannare i miracolosi effetti di giardinaggi da guerriglia e orti per bebé, approcci al verde talvolta profondi e motivati, altre volte banalizzazione becera dei propri bisogni, mi rendo conto di andare sempre più in direzione opposta all’aria friitta delle sensazioni, dei sentimenti, delle decorazioni da giardino così-belline-e-così-per-niente-impegnative. Credo che ci sia ancora molto bisogno di consolidare le fondamenta perché questo ambiente non sia un fuoco di paglia di un paio di decenni. Ormai trascorsi. Io per me voglio conoscere tutto ciò che di botanico-orticolo bisogna sapere per entrare in contatto con le piante in quanto esseri viventi con le loro specificità e tutto ciò che rappresenta il linguaggio dei giardini e del paesaggio e poterli decodificare, anche quando a pelle non sono in sintonia con il mio modo di sentire. Sto provando insomma una profonda avversione per i parolai (non devo pensare pertanto che di mestiere metto di fila parole) e una altrettanto profonda gratitudine per chi sperimenta e coltiva le piante in silenzio e ne coglie attitudini e caratteristiche, valorizza le loro peculiarità, scopre nuovi usi e propone nuove grammatiche. Tutto questo, credo, si sta radicando in me perché colgo nell’aria e nei fatti un momento storico che pratica l’arrembaggio delle emozioni come tecnica di sopravvivenza, per qualcuno economica, per altri interiore. Il fenomeno è più evidente nel settore vivaistico-giardinieristico che in altri settori. La spiegazione, dicevo l’altro giorno a qualcuno, è a mio parere che molti altri settori economici sono alquanto più in crisi del verde e a nessuno oggi verrebbe in mente di investire risorse, tempo e promozione per attività professionali, artigiane e imprenditoriali che non hanno più mercato. E così, sino a quando non sarà passata quest’onda negativa dei mercati che tutti chiamano crisi, o non ci si sarà fatta semplicemente una ragione che il mondo dopo l’11 settembre è cambiato, mi toccherà accettare il mercato dei sentimenti verdi a cui si riforniscono in troppi: mezz’etto di entusiasmo, tre carrette di piante ultimo grido, una manciata di sorrisi estasiati (con gridolino) da tirar fuori di tasca nelle mostre di giardinaggio e cento foto con l’iphone da mettere in rete per dire di essere, tutto sommato, ancora vivi.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

5 thoughts on “Al mercato dei sentimenti verdi

  1. Salve Mimma, sono ‘reduce’ da Murabilia, una mostra che mi ha sempre riempito di entusiasmo, ma che quest’anno mi ha profondamento deluso per questa estrema commercializzazione di cui parla anche lei. Mi sono rincuorata parlando con Mrs Sue della Crug Farm che è ancora innamorata di quello che fa, e si entusiasma nello spiegarmi come può essere utilizzata una tappezzante da sottobosco, o di come resiste bene al freddo una determinata pianta.
    Un bizzarro espositore toscano, impagliatore di sedie, mi ha esposto la sua semplic.e ma efficace, filosofia di vita: in un mondo di pecore bisogna essere capre e credere nonostante tutto in quello che si fa, senza seguire il gregge ma cercando di andare per la propria strada.
    Noi come molti altri abbiamo portato in mostra la nostra produzione frutto di lavoro, esperimenti, tentativi, fallimenti e successi, partecipiamo a queste esposizioni nel tentativo di fare conoscere a più persone un modo nuovo di vivere il giardino che non sia solo una quinta scenografica, ma qualcosa da vivere e per cui emozionarsi.
    L’organizzazione tuttavia ha accettato di lasciare lo spazio anche a commercianti che si presentavano con camionate di piante prodotte in Olanda e buttate sul mercato con un puro spirito commerciale, fioriture fuori stagione astilbe, helenium, crocosmie, piante fuorvianti per il loro aspetto artificialmente florido, proponendo un accattivante 3×2 come in qualsiasi mercato rionale che si rispetti.
    Lascio a lei il commento e ai più attenti visitatori l’opzione di scegliere tra una bella pianta standardizzata ed una bella pianta con una storia di duro lavoro alle spalle.
    La saluto con una punta di amarezza, a presto.
    Stefania

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  2. mi dispiace, ma penso di dissentire: perchè penso che chi scrive di piante è quasi sempre uno che maneggia la vanga e non ha le unghie laccate e il giardiniere a busta paga, perchè utilizzare la natura e la propria esperienza in giardino come “tecnica di sopravvivenza” non mi pare affatto riprovevole, perchè postare con orgoglio la foto della propria rosa o dell’amatissimo peperone mi sembra un buon modo per dire al mondo chi realmente si è, perchè non riesco a vergognarmi che nei miei bisogni (“beceri”?) ci sia un iris,e neanche che in questo risuoni un’ eco del mio passato , perchè non mi piacciono le guerre, neanche quella dei parolai contro quelli che zappettano in silenzio…perchè purtroppo non sono Lady Walthon, ma che i miei fiori e il significato del mio trentennale lavoro si mostrino agli occhi del mondo mi piace e mi rimette in discussione, e questo non è mai male.

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    1. Cara Maria, come vede, tre commenti e tre posizioni. Mi spiace che lei si sia sentita dare della “becera”, vuol dire che faccio fatica a farmi capire. Il fatto stesso che lei pratichi il giardinaggio da trent’anni la sottrae alla tendenza di cui parlavo, con le emozioni che si sostituiscono alla pratica, alla conoscenza delle piante e al linguaggio dei giardini. Poi alla fine l’importante è esserci e agiungere un tassello.

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  3. Parolai che promuovono chi si sporca le mani. L’aria fritta che allevia i dolori alla schiena. Banalita’ alternata a linguaggi complessi, che male c’e’?
    Qui nella pagana Inghilterra, dove la celebrazione dei propri bisogni e’ un must e ci si saluta col gridolino, si va nella direzione opposta. Del resto qui si guida a sinistra…
    I mercati si costruiscono con le parole. La crisi si supera sbarazzandosi delle dicotomie.

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