Di mostra in mostra, è autunno

Oggi piove, il cielo non esiste, il fico del Portogallo in cortile è tutto carico di frutti maturi ma le foglie sembrano incollate e precarie. Basterà un alito di vento dopo la pioggia a farle cadere, e addio: sarà tutto finito sino alla primavera. Oggi, un attimo prima che cominciasse a piovere, mio marito ha raccolto le zucche che io, presa dai miei vortici, non ho neppure visto mentre maturavano. Ho spiato ai vari stadi di crescita solo una ‘Galeux d’Eysines’ tutta verruche appesa giù dal muro di pietra dell’orto, nelle mie rare incursioni di fine stagione in mezzo a peperoni friggitelli, fagiolini ‘Bobis’ e pomodori lampadina ancora straordinariamente produttivi sino all’altro giorno. E mentre l’autunno avanza e le prime foglie del bosco davanti a casa si colorano, stanno terminando anche le manifestazioni di giardinaggio. La scorsa settimana un tour de force tra Orticolario a Como, Frutti Antichi a Paderna e, la domenica, una deliziosa sagra delle zucche che pochi conoscono fuori dai confini del Piemonte e invece è un capolavoro di genuinità e di voglia di fare festa. E insomma, dal venerdì alla domenica un crescendo di sensazioni e di pensieri di dove stiamo andando, noi del mondo italiano delle piante e dei giardini. Verso i danarosi birignao lombardi a guardare Orticolario e ad averne assaggiato il costo del biglietto di ingresso (14 euro); verso una misurata e affettuosa ricorrenza tradizionale d’autunno dei saperi manuali, dei frutti della terra e dei fiori da giardino a Paderna (costo d’ingresso la metà di Orticolario). E poi la festa delle zucche di Piozzo, paesetto di mille anime al limite delle Langhe con le strade invase dai banchetti di ortaggi e dolci, la piazza allestita con banner e bandiere, carri colmi di zucche e trenta o quaranta metri di tavolo che, serpeggiando, racconta in 450 zucche e altrettante schede una storia di biodiversità. C’è chi suona zucche, chi invece le intaglia e chi le cucina, i bambini seduti a gambe incrociate sull’asfalto ridono delle battute di chi li intrattiene. Tutto naturale, nessuna lezione, nessun biglietto di ingresso, dodici volontari della Pro Loco motivati a dare visibilità al loro paese, e ogni anno seminano, coltivano, catalogano zucche e, con qualche decina di compaesani, montano due giorni di festa che scacciano dalla mente dei visitatori l’aria greve della settimana, le ruberie nei consigli regionali, la benzina sempre più cara, l’incertezza del futuro. Sono arrivati sino in Belgio per uno scambio con una cittadina al confine con la Francia che si chiama Antoing e che ha scelto di fare festa allo stesso modo: con le zucche. Il disegno che illustra la locandina della loro manifestazione reca una freccia con su scritto “Piozzo km 1.091”, ovvero i chilometri che dividono due comunità in cerca di fratellanza.
E allora, tre giorni tre manifestazioni, mi viene spontaneo fare classifiche e chiedermi dove stiamo andando e dove dovremmo andare. Per ora conosco solo la meta verso la quale sto partendo per questo fine settimana: Harborea a Livorno. Un altro scenario, un altro format, altri presupposti, niente campagna ma una dimensione urbana e colta. Con le piante protagoniste nella mostra mercato e ancor più del “Caffé Letterario”, con l’entusiasmo contagioso di una manciata di signore del Garden Club e questo evento che mette in moto altro, per esempio stimola il Comune, proprietario del parco di Villa Mimbelli, a risistemarlo perché sia cornice degna di tanti sguardi nuovi. Arrivo alla conclusione, per ora, che almeno in questo senso le mostre di giardinaggio servono.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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