Masino d’autunno


Abbiamo commentato in tanti che è innegabile: con questa edizione, l’ottava della versione autunnale, la mostra di Masino ha risollevato la testa dopo anni appannati e strafottenti, nei quali l’unico dato certo era il desiderio di rivendicare il proprio primato. E se ancora molto deve fare questa manifestazione capostipite di tutte le altre per scremare gli espositori puramente commerciali e affrontare il troppo carente controllo botanico, tuttavia sembra aver ripristinato l’atmosfera di santuario, un santuario, se non delle piante, di certo dei doni e delle grazie dell’autunno piemontese. Complice il bel tempo e la voglia dei molti visitatori di farne tesoro, anche se sempre di più Masino, come le altre mostre mercato di giardinaggio, tara l’affluenza sulle condizioni climatiche e di domenica incassa molto e poco ridistribuisce agli espositori. E insomma, lascio qui un mucchietto di segnali colti in poche ore di visita. L’ascesa delle acquatiche: quattro o cinque espositori; tra le bacche, l’evanescenza di quelle di Sorbus ‘Joseph Rock’ (vivaio Millefoglie); il cesto di rose color indian summer davanti allo stand Barni; le dodici varietà di patate della Valsusa ben esposte, raccontate e in vendita (varrebbe la pena di essere NO TAV anche solo per conservare questo patrimonio); Aster spathulifolium dalle grandi foglie pelose (vivaio Leonelli); l’unico stand allestito come una vetrina, con le graminacee, un banco parlante e poltrone anni Sessanta (vivaio Strano ma verde); i peperoncini ‘Habanero’ di 5 colori, i ‘Buth Jalokia’ e gli ‘Scorpion Red’, ovvero la gamma più piccante in assoluto, a movimentare lo stand della Casina di Lorenzo; gli oggetti fatti a mano e un po’ naif per abbellire l’orto di Le ceramiche fiabesche. Più un paio di incontri belli: quello con il vivaista di rose Paolo Pozzo radioso con Lisa, la sua bimba di due mesi, in braccio e quello con il silenzioso e affettuoso barbagianni (Tyto alba) a spasso con la sua proprietaria. Guarda un po’: c’è voluta una mostra di giardinaggio perché io potessi accarezzare il piumaggio luminoso e morbido di un rapace notturno.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

One thought on “Masino d’autunno

  1. Sono libera dalla pizzeria solo il mercoledì e sono riuscita solo a fare una corsa (letterale) a Firenze un sabato per una mostra piccola al “giardino dell’orticoltura”, dove c’erano solo pochi banchi di vivaisti giovani e un pò informati, ma chiacchierarci è così piacevole! Il resto era puro commercio, ma il clima , intorno alle piante, è sempre più umano che in qualunque mercato. Per ora ringrazio che mi sia riuscito far questo, da quando lavoro in pizzeria la mia vita sembra fatta di cotone, si restringe sempre di più! Ma ieri fra le dalie ho colto le fragole! Tempo matto!

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