Una foto una storia (dal 7 dicembre 2012)

cropped-pera-olivier-de-serre-testata.jpgLa foto della testata del blog dal 7 dicembre 2012
Un bravo agronomo dietro una buona pera antica
A riprova che nella nostra cultura è un’impresa far accettare un delizioso cimitero di montagna come luogo di bellezza e serenità, stamattina ho ricevuto ben due mail amiche: togli subito quella foto dalla testata, e una delle due ha specificato: un cimitero in questa epoca di morte delle idee, del lavoro, del benessere, quando non morte tout court perché abiti vicino all’ILVA di Taranto o a Casale Monferrato, suona sinistro. Sarà, io non l’avevo intesa a questo modo, ma è noto che vivo a margine del mondo.
Sicché cambio la testata e non se ne parli più. Ma, a dispetto di quanto probabilmente intendevano suggerirmi i miei interlocutori, per rinnovare la testata non metterò nulla di natalizio. Non fosse altro che per il fatto che, proprio per le atmosfere che si respirano in giro, è meglio evitare stupidi luoghi comuni che acuiscono soltanto in alcuni il senso di nostalgia per i tempi in cui si poteva credere a Babbo Natale, in altri il dolore per non poter in alcun modo festeggiare.
Io, che del Natale non so che farmene, preferisco a questo punto della stagione rendere omaggio ad un agronomo francese dalla storia affascinante: Olivier de Serres (1539-1619), considerato il padre dell’agricoltura moderna francese. Moderna solo perché innovatore era lui, con un piglio che potrebbe essere contemporaneo su più fronti, mentre i suoi connazionali erano ancora calati in una logica di guerre fratricide di fanatismo religioso (lui era protestante e tollerante) e di privilegi di casta. In un sito d’Oltralpe ho trovato l’omaggio a de Serres del poeta e saggista Edmond Pilon: “Mentre, nel tuo secolo, molti andavano vestiti di armature, la croce sulla spalla e la spada al fianco, tu camminavi modestamente, con un colletto piccolo,i  capelli corti e il pizzetto su un viale di bossi, vanga e rastrello come tue uniche armi.”  Io lo ricordo con la varietà di pera che porta il suo nome, riservando ad un altro momento biografia e meriti.
Fu lo stesso Olivier de Serres a tessere le lodi del pero: “Nessuno tra gli alberi da frutto ha frutti di tante fogge come il pero, le cui diverse varietà sono innumerevoli e le loro differenti qualità meravigliose.  Dal mese di maggio al mese di dicembre si possono trovare sugli alberi pere buone da mangiare. Osservando attentamente le diverse forme, le dimensioni, i colori, i sapori e gli aromi della pera, chiunque apprezzerà la sapienza del Creatore. Ci sono pere tonde, lunghe e appuntite, oppure un po’ spuntate, ce ne sono di piccole e di molto grandi. Possiamo trovare pere color dell’oro o dell’argento, rosse vermiglie o di un verde satinato. Le pere hanno sapore di zucchero, di miele, di cannella, di chiodi di garofano; aromi di muschio, ambra, erba cipollina. Per dirla in breve i frutti sono talmente eccellenti che non vale la pena di avere un frutteto in un luogo dove l’albero di pero non cresca bene”.

E le pere invernali a lui dedicate (sono state create a metà Ottocento da seme nei vivai M. Boisbunel di Rouen e commercializzate nel 1861), sono tra le migliori che io conosca: tozze e schiacciate, non molto voluminose, con il picciolo corto, la buccia verde vivo punteggiata di lenticelle e di ruggine, hanno la polpa succosa, molto profumata e fine, liquescente. Ben immagazzinate al fresco in cantina si conservano sino a marzo.
L’albero è molto vigoroso e ha una abbondante fioritura, ma la produzione non è mai alta e avviene solo se c’è un buon impollinatore. Tra quelli considerati tali, i peri delle varietà ‘Conference’, ‘William’, ‘Butirra Clairgeau’ e ‘Decana d’Inverno’.
Questo è un dettaglio da ricordare, se si decide nel corso dell’inverno dipera-Olivier-de-Serres piantare un esemplare di ‘Olivier de Serres’: bisogna dotarlo del giusto vicino. Chi invece ha già un albero in produzione in questo periodo ricordi di fare il trattamento con poltiglia bordolese: è infatti una varietà piuttosto sensibile alla ticchiolatura.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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