Attorno a un campo di mais irrigato

irrigazione-dei-campiTornando a casa ieri nel tardo pomeriggio ho visto, ai piedi della mia valle prealpina, un immenso campo di mais sovrastato dai potenti getti dell’impianto di irrigazione. E ho avuto modo di fare tre considerazioni, che vorrei condividere.
La prima è che i campi non dovrebbero avere bisogno dell’irrigazione costante, al massimo di supporto in casi estremi. In ogni territorio si dovrebbero coltivare solo ed esclusivamente le piante che sono in sintonia con il clima e il tipo di terreno del luogo, in modo da limitare al massimo l’impatto sull’ambiente delle nostre attività e il costo di produzione dei prodotti agricoli. Le cipolle di Tropea vengono bene a Tropea e dintorni, e non altrettanto bene nei terreni di Budrio, Bologna, dove si coltivano le patate migliori d’Italia, né in quelli marginali dell’Appennino tosco-emiliano dove si mantiene viva la coltura del farro di alta qualità, né in val di Non nel Trentino dove le mele colorano allegramente la mascella e diventano zuccherine più che altrove.
La seconda è che l’acqua è diventata un bene tanto prezioso da non dover essere sprecato per colture marginali come è quella del mais, oltretutto una coltura notevolmente avida di acqua e concimi. Anche se i campi, come nel caso di quelli che ho fotografato, si trovano in una zona piuttosto ricca di acqua, con quale coraggio se ne spara a tonnellate, quando si fa pagare ai cittadini una cifra esorbitante per l’acqua potabile, in molte località nazionali in questa stagione non ce n’è affatto e gli impianti di distribuzione idrica da Nord a Sud avrebbero bisogno di corposi interventi di ripristino?
La terza considerazione riguarda tout court la stupidità con cui spesso prendiamo decisioni. Da due giorni le previsioni del tempo del Piemonte dicevano che tra mercoledì sera e giovedì, cioè oggi, in zona sarebbero caduti molti millimetri di acqua per precipitazioni “diffuse, deboli o moderate, anche a carattere temporalesco, con picchi localmente forti”. Così è stato e in questo momento è ancora. Possibile che ne fossi al corrente io, semplicemente andando a cercare il meteo sul sito internet della Regione Piemonte, e non lo sapesse l’agricoltore di quel campo, di certo aggiornato e facoltoso (visto l’investimento nell’impianto di irrigazione)? Non poteva semmai attendere ancora un giorno o due? Possibile che non sappia che cosa si intende per agricoltura sostenibile?

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

One thought on “Attorno a un campo di mais irrigato

  1. Il problema, cara Mimma che saluto, è che in agricoltura molto si fa ancora in una modalità automatica: l’acqua viene erogata a periodi e se ti va bene ti arriva quando il terreno è secco, altrimenti può arrivare il tuo turno quando già il terreno è fradicio. Così come – mi dicevano l’altro giorno in quel di Gattinara, credo non lontano da te – molti viticultori irrorano veleni potentissimi ancora e solo a calendario, ogni 15 gg, senza che magari ce ne sia la necessità perchè non c’è sviluppo di muffe o insetti che mettono a rischio la produzione.

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